Quando Edmund sentì dei passi leggeri ma decisi avanzare lungo il corridoio del rifugio, seppe che, se non avesse giocato bene le sue carte, avrebbe passato il pomeriggio peggiore da lì a un po’.
Ingerid aveva un modo di incedere molto preciso, che avrebbe riconosciuto su qualunque altro: era elegante, a suo modo, ma soprattutto camminava come chi cammina per uno scopo. Quando Ingerid si muoveva, solo a sentire il ritmo del suo passo chiunque avrebbe capito che sapeva bene dove andare, e anche perché farlo.
Bene, niente panico. Con un tono calmo e posato le avrebbe fatto capire che, anche se l’umano gli era scappato, aveva tutto sotto controllo.
«Edmund.» La voce morbida con venature di ghiaccio lo congelò sul posto, così allargò il petto in un profondo respiro. «È qui l’umano? Portami da lui, voglio vederlo.»
Calmo e posato, sì, sarebbe andato tutto bene. Doveva solo darsi un po’ d’arie e tutto sarebbe andato a posto. Drizzò il busto e le offrì un sorriso affettato.
«Buon pomeriggio, signora. Sarete stanca, avete—»
Lei sfilò la mantella da viaggio in uno sbuffo seccato, che scivolò sinuosa sul pavimento. Gli occhi di un verde velenoso restarono puntati nei suoi. «È qui l’umano?» Ripeté, senza tanti complimenti.
E figuriamoci se poteva guadagnare un po’ di tempo. «No, signora, ma—»
«Allora preparati, potrebbe arrivare in qualsiasi momento. Non escludo l’idea che possa essere morto durante il viaggio, ma è più robusto di quello che sembra. Ho confuso Freia e Lete, saranno via per il resto della giornata, così potrai concentrarti su come trattenerlo. Credo che resterò qui qualche giorno per sicurezza, sarà meglio esserci anch’io quando arriverà.»
«Mh.» Mordicchiò il labbro per evitare una smorfia colpevole. «Ecco, a questo proposito potremmo aver avuto un breve e insignificante contrattempo.»
Gli occhi della signora della foresta si strinsero in fessure, come quelli di un gatto. «Che vuoi dire?»
«Vedete, il ragazzo non è qui, ma… ma lui era qui. È stato qui, solo che ora non c’è più.»
La vide fare una smorfia insofferente, poi si massaggiò la base del naso. Beh, dai, aveva previsto peggio. «L’hai ucciso. Poco male, almeno ce ne siamo liberati. Dirò a Solomon che ne ho trovato qualche brandello vicino alla città elfica, quello lo terrà buono.»
Avrebbe mentito, se avesse potuto. L’avrebbe fatto, sul serio, riteneva di essere del tutto giustificato. Solo che Ingerid se ne sarebbe accorta, e allora lui sarebbe morto. «Non l’ho ucciso, lui… se n’è andato.»
Spalancò gli occhi in una pura espressione di incredulità. «Andato?» Un battito di ciglia, e una nuova consapevolezza aveva adombrato il suo sguardo. «Ti è scappato. Ti sei fatto fregare da un umano una seconda volta come l’ultimo degli imbecilli. Che cos’hai in faccia, mh? Quel taglio. L’ha fatto lui?»
Sfiorò la cicatrice che attraversava la guancia dall’orecchio, sino a lambire il labbro. Si era curato appena prima di perdere le forze per il dissanguamento, ma non abbastanza da far sparire la ferita prima che si formasse il segno. «Sì, signora. Mi dispiace. È più scaltro di quello che lascia intendere, ma non succederà più.»
«È un essere umano indifeso, analfabeta, senza esperienza di combattimento, e manchevole di qualsiasi qualità apprezzabile. Che razza di aiuto credi di potermi dare se non riesci neanche a trattenerlo quando ti si presenta davanti di sua spontanea volontà come uno stupido?»
«Ve l’ho detto, è più scaltro di come appare. Ho abbassato la guardia per un attimo e se n’è approfittato, ma vi giuro che sarà l’ultima volta.»
STAI LEGGENDO
Amma della Mente
FantasyREVISIONE IN CORSO | leggere solo i capitoli con la spunta [nuovo] o [revisionato] ATTENZIONE: sequel di "Tanvar delle Fiamme", che trovate su questo profilo. Jasper è stato sconfitto e Richard si è insediato sul trono. Nonostante la buona notizia...
