Tutto intorno a Everard si muoveva veloce come se il mondo avesse messo il turbo. Il vento tremendo non frustava più i loro volti, e non sentivano più il freddo che si insinuava nelle loro ossa e si appiccava loro addosso come una patina gelata. Gli alberi scorrevano a velocità impressionante, e Dameta si muoveva con la mano nella sua tra le frasche, senza muovere le gambe e portandoselo dietro come una seconda natura.
Il ragazzo sentiva tutta l’aria che gli era stata strizzata via dai polmoni, faticava a respirare, e iniziava a sentire un vago senso di nausea e del reflusso che gli risaliva su per l’esofago. Strinse la mano di Dameta in una stretta convulsa, aveva perso alla vista gli altri druidi e si chiese se li avrebbero ritrovati, andando nella direzione concordata.
Vedeva gli alberi sfilare attorno a lui come in carrozza ma molto più veloce, e sentiva gli arti intorpidirsi per la posa rigida in cui si era contratto, spaventato. Guardò Dameta, l’unica persona che riusciva a vedere in quel turbine verde che era la foresta, ma lei aveva su un’espressione distesa, come se quello che vedeva e faceva non la turbasse.
Everard trattenne il respiro dalla paura, unica certezza la mano del druido nella sua, con il cuore che gli correva nel petto e l’acido nello stomaco. Non credeva che sarebbe riuscito a reggere le ore che mancavano in quelle condizioni, e pregò che, qualunque incantesimo fosse quello che esercitavano, finisse il più presto possibile.
Gli dèi non lo accontentarono, quella volta.
Fu diverse ore dopo, quando fu ora di pranzo, che Dameta finalmente si fermò. Lasciò la mano di Everard e lui venne sbalzato in avanti di qualche passo, finendo addosso a Floki che doveva essere già arrivato e facendoli finire entrambi sul prato.
Everard prese una boccata d’aria, annaspando, mentre Floki imprecò e lo spinse via, riuscendo a divincolarsi da dov’era finito sotto di lui. “Occhio a dove cadi!” gli disse, dopo una serie di imprecazioni colorite.
“Scusa,” mormorò Everard, che sentiva i sudori freddi e le gambe molli, lo stomaco in subbuglio.
Floki si alzò in piedi e si sgrullò la terra dalla tunica blu. Anche Sigrùn era arrivata a destinazione. Stava seduta sotto un faggio, lo guardava con un sorrisino sardonico e gli disse “È normale, il primo viaggio. Quasi tutti vomitano, in realtà.”
L’attimo dopo anche Hildebrand apparve, tenendo la mano di Solomon. I due si fermarono a pochi passi dal lago che si estendeva davanti a loro, con eleganza, e nessuno dei due finì per terra come lui.
Everard sentì le guance in fiamme, guardando i due druidi che si erano fermati senza problemi e che lo guardavano perplessi dall’alto in basso. “E tu che ci fai lì a terra?” chiese Hildebrand, alzando un sopracciglio.
Dameta alzò le spalle e fece un sorrisino di scuse.
“Non è niente,” rispose Sigrùn, che per qualche motivo l’aveva preso in simpatia. “Solo un po’ di nausea da viaggio. Ce lo saremmo dovuti aspettare.”
“Sto bene,” mormorò Everard, ancora per terra, che sarebbe voluto sprofondare per la figura e per l’attenzione di tutti su di lui. “Mi passerà.”
Hildebrand si avvicinò a Dameta e le stampò un bacio sulla guancia. La ragazza gli sorrise, poi si sedette sull’erba a gambe incrociate e batté il palmo sul prato, per invitarlo ad accomodarsi accanto a lei.
“Sarà meglio mangiare,” disse Sigrùn, sedendosi a sua volta. Anche Floki e Solomon li seguirono, e Everard sospirò. Era ancora per terra, nella posizione in cui era caduto, ma sì sforzò di puntellarsi con le gambe e alzarsi in piedi. Il suo stomaco ebbe un vuoto nel farlo, ma lo ignorò con caparbia ostinazione.
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Amma della Mente
FantasyREVISIONE IN CORSO | leggere solo i capitoli con la spunta [nuovo] o [revisionato] ATTENZIONE: sequel di "Tanvar delle Fiamme", che trovate su questo profilo. Jasper è stato sconfitto e Richard si è insediato sul trono. Nonostante la buona notizia...
