Everard riprese il suo viaggio in solitaria dopo aver salutato la strana creatura incontrata sulla via. Aveva avuto la tentazione di liberarsi del ciottolo, quello che gli aveva donato dopo averlo raccolto dal tetto del fiume, ma dopo qualche istante di esitazione aveva deciso di portarlo con sé.
Lo teneva in tasca, nella tasca superiore della casacca in lino che gli fasciava il torace, e lo sentiva premere contro il petto ogni volta che prendeva un respiro più profondo degli altri.
Aveva promesso che non se ne sarebbe separato, e mantenere la promessa sarebbe costato poco, così lo fece.
Camminava nella notte verso i monti di Belt, risalendo il fiume Pynn verso la sua foce; dormiva nelle ore più calde in cui il sole era allo zenit, quando era più difficile l’attacco di elfi in ricognizione; proseguiva il suo cammino alla sera, dopo aver mangiato dalle trappole sistemate nel bosco poco prima di riposare.
Attraversare il bosco in totale solitaria era alienante, e più volte dovette iniziare a cantare per tenersi compagnia, nonostante non fosse poi così intonato. Camminava il più vicino possibile al fiume, sulla sua sponda, in modo da non perdere la strada e affinché alla notte arrivasse la luce della luna, libera dalle fronde che si specchiava sull'acqua agitata del Pynn.
Una notte, quando il Monte di Belt già si stagliava col suo profilo spigoloso contro il cielo stellato, sentì un rumore sospetto alle sue spalle.
Era buio, le tenebre avevano inghiottito la foresta qualche ora dopo il tramonto e si udiva solo il forte fischio del vento che si insinuava tra le cime impervie della montagna.
La terra che calpestava si era fatta rocciosa, indurita nel tufo giallo irto su per il pendio dell’altopiano. Dalle pendici intravedeva le luci della città di Beltann, arroccata sulla pietra nuda; la foresta si diradava ai piedi del monte sino a ridursi ad arbusti sparuti e roccia pura.
Non appena sentì il rumore sospetto si voltò, gli occhi puntati verso terra per non incrociare lo sguardo col potenziale nemico. Intravide lo scostarsi di alcune foglie e trattenne il respiro.
Strinse il pugnale tra le mani, in un impeto febbrile. Non poteva affrontare un elfo da solo, non un elfo che l’aveva puntato come preda, ma non se ne sarebbe andato senza combattere.
Il rumore di passi si fece più vicino, ogni muscolo nel suo corpo si pietrificò, immobile. Dopo un istante, lunghe zampe di animale si affacciarono nel suo campo visivo, e alzò lo sguardo.
Un cervo, imperioso col palco di corna che tendeva verso il cielo, lo guardò negli occhi per qualche attimo, soppesando la minaccia. Durò pochi istanti, poi dovette decidere che non era un pericolo, chinò la testa al suo cospetto e riprese il suo elegante cammino.
Il sollievo gli crollò addosso e rilassò i muscoli, tanto in fretta che si sentì mancare. I dintorni del monte erano il luogo più fitto di elfi e creature oscure di tutta la foresta, e benché lui stesse avanzando il più possibile alla luce — Ottar sapeva quanto gli mancava il familiare luccichio della magia di un druido — durante la notte quello diventava il punto più pericoloso di tutto il Regno.
In genere alla notte gli elfi battevano le strade vicine, là dov'era più facile sorprendere carovane di umani che avrebbero riempito i loro allevamenti di bestiame, ma non poteva escludere che qualcuno fosse nei paraggi proprio in quel momento.
Erano giorni che camminava senza mai guardarsi indietro, le gambe indolenzite e così il cuore, nella solitudine di quel viaggio deciso all’improvviso.
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Amma della Mente
FantasyREVISIONE IN CORSO | leggere solo i capitoli con la spunta [nuovo] o [revisionato] ATTENZIONE: sequel di "Tanvar delle Fiamme", che trovate su questo profilo. Jasper è stato sconfitto e Richard si è insediato sul trono. Nonostante la buona notizia...
