Giorni erano passati, e Clarice era tornata in forze. Viaggiavano su una carrozza che avevano affittato con dei soldi forniti dalla corona per il viaggio. Avrebbero dovuto spiegare a Re Richard come mai Everard non era tornato insieme a loro, e la ragazza aveva la sensazione che lui non ne sarebbe stato affatto contento.
Non era questo a preoccupare Clarice, però. Sigga si era fatta scostante con lei, da quando aveva scoperto che la sua dichiarazione andava contro il volere dell’Oracolo. A stento le rivolgeva la parola, e non sembrava avere intenzione di guardarla in faccia a breve.
Lei sapeva di stare per morire, sapeva di avere una sentenza che pendeva sulla sua testa. Nel giro di quelle che ormai erano divenute due lune lei sarebbe morta.
Era impaurita, triste, si sentiva sola, e Sigga anziché cercare di capire la aveva abbandonata nella sua confusione e nel suo dolore, non aveva mai provato a consolarla.
La carrozza si fermò e fu proprio Sigga a scendere dal mezzo, di fretta, borbottando un “Cerco un posto per dormire, torno subito.”
Non appena l’amica fu scesa, Clarice sospirò. Un sospiro lungo e pesante, che la fece sentire svuotata, che la privò di tutte le forze. Appoggiò la testa sulla spalla di Frederick e lui iniziò ad accarezzarle la schiena, con calma e con dolcezza, quasi come se avesse paura di spezzarla con un tocco più deciso.
“Facci l’abitudine,” le disse. “Sono Danneville, non sarai mai la priorità per loro.”
Clarice si congelò a quelle parole. “Frederick…”
“Non dire nulla, non ce n’è bisogno. Ti stavo solo avvisando, tutto qui.”
“Ti manca, non è vero?” gli chiese, sicura già di sapere la risposta. Sapeva che il suo amico stava solo cercando una scusa per lamentarsi, e lei gliel’avrebbe offerta.
Frederick smise di accarezzarle la schiena e si abbandonò allo schienale della carrozza, arreso. Non rispose alla domanda, non ce n’era alcun bisogno. “Lui non mi avrà pensato neanche una volta. È col suo druido, adesso. Come minimo saranno già tornati insieme.”
“Non è vero che non ti ha pensato. Lui ti vuole bene, lo sai.”
“Anche Sigga ti vuole bene. Eppure tu sei qui a struggerti comunque.”
“Anche a me lei manca, sai? Mi manca da morire.”
“Di che parli? Lei è proprio qui con noi.”
“Mi manca il prima. Prima che sapesse. Era tutto più facile e noi potevamo essere soltanto… noi. Ora non mi guarda più negli occhi.”
“Almeno lei non ti ha abbandonato per un’altra.”
“Almeno tu hai i ricordi, hai qualcosa a cui aggrapparti. Io non ho nulla.”
“I ricordi sono ancora peggio, fidati di me. Non servono a niente se non a mangiarti il fegato per quello che hai perso.”
“Maledetti Danneville,” borbottò Clarice. “Loro là fuori a vivere le loro vite e fregarsene di noi, e noi qua dentro che ancora stiamo a parlarne. Non se lo meritano.”
“Sono Danneville,” rispose l’altro. “Sono fatti così, loro sono liberi. Però non si può non amarli, giusto?”
“Hai ragione,” sospirò la ragazza. “Non si può non amarli. Che fastidio che mi danno, tutti e due!”
Frederick aprì la bocca per rispondere, ma non fece in tempo. Lo sportello della carrozza si aprì e Sigga si affacciò al suo interno, stroncando la discussione sul nascere. “Ci fermeremo qui a Froidann per la notte. Ho trovato una locanda che ha anche posto per i cavalli. Abbiamo bisogno di un posto sicuro per dormire, Clarice deve ancora riprendersi.”
STAI LEGGENDO
Amma della Mente
FantasyREVISIONE IN CORSO | leggere solo i capitoli con la spunta [nuovo] o [revisionato] ATTENZIONE: sequel di "Tanvar delle Fiamme", che trovate su questo profilo. Jasper è stato sconfitto e Richard si è insediato sul trono. Nonostante la buona notizia...
