Ventinovesimo capitolo.-Perchè la felicità non dura tanto?

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Tornammo dentro, anche se l'umore di Ashton non era cambiato molto. Non volevo vederlo così ma non potevo fare altro, se non dare il meglio di me durante l'esibizione della band. Gli strinsi la mano, ma lui guardava verso il basso. Non mi ero mai resa conto di quanto ci tenesse a questa gara.

Ce, sapevo fosse importante, ma non pensavo avrebbe mai potuto avere una reazione del genere, a maggior ragione quando non era sicuro che saremo usciti dalla gara. Come se non bastasse, incontrammo Fred Jackson, il leader di uno dei gruppi "rivali". Era sempre bello come al sole, piaceva praticamente all'80% delle ragazze della scuola e pure a qualche ragazzo, ma nonostante non potessi non ammettere che fosse un bel ragazzo, a me lui non interessava.

«Un po' in ansia per la sfida, piccioncini?» ci domandò, ridacchiando fra se e se.

«Per niente.» risposi io, acidamente, cercando non di incontrare il suo sguardo. Non ero proprio il massimo a mentire, quindi preferivo non guardare il bel ragazzo che si stanziava di fronte a me.

«A giudicare dalla faccia del tuo innamorato, non direi. State ancora insieme, vero? Perchè altrimenti, io e te, tesoro, potremo..» disse, avvicinandomi. Mi ritrassi immediatamente, mentre Ashton si metteva fra me e lui. Ci mancava solo quel coglione di Jackson che iniziasse ad infastidirlo.

«Tranquillo, è la mia ragazza, quindi dovrai uscire con una ragazza in meno.» disse Ashton, digrignando un po' i denti.

«Mm, magari se lei volesse, però..» esclamò, pensieroso.

«Lei non vuole.» rispose duramente Ashton.

«Smettetela. Ci sono anche io qua. No, Jackson non uscirei con te neanche se mi costringessero. Andiamo, su.» dissi, facendo un cenno ad Ashton, prendedogli un braccio e tirandolo via.
In lontananza vedevo avvicinarsi a noi anche Michael e Marti, mano nella mano, con lo sguardo preoccupato. Effettivamente eravamo stati via abbastanza, ma vederli mi rassicurò. Non era di certo il massimo stare fra due ragazzi che potrebbero trovare qualunque scusa per prendersi a scazzottate.
Ci unimmo ai nostri amici, andandocene, lasciando il """povero""" (troppe virgolette?)Fred Jackson da solo.
«Se ti da nuovamente fastidio, dimmelo e lo ammazzo.» disse Ashton, tenendomi la mano rigidamente. Era già nervoso di suo e l'incontro con quel cretino aveva solo peggiorato la situazione. Non gli risposi, annuì semplicemente e rientrammo nell'auditorium della scuola, ormai eravamo tutti lì riuniti e la tensione si sentiva abbastanza. Guardavo ogni tanto Ashton, senza farmi notare troppo. Gli era successo qualcosa di più serio, non era solo per la gara, lo sentivo, lo sapevo. Si, certo ci teneva tanto alla sfida, ma c'era qualcosa di più. I nostri primi avversario salirono sul palco, i "Stop crazy". Il significato del nome di quella band mi aveva lasciata sempre abbastanza accigliata, ma avevo lasciato stare. La cantante del gruppo, con i capelli rosa elettrico, saltellò sul palco energeticamente, ma la cosa non parve piacere troppo ai professori alias giudici, infatti il gruppetto dei cinque aveva le ciglia alzate e lo sguardo confuso. L'entusiasmo non doveva mancare, certo, l'aveva detto anche loro, ma così era troppo. Scesero dal palco, molto sicuri di se stessi e andò il gruppo successivo. Noi, eravamo dopo di loro.
«Ok, calma ragazzi, siamo fantastici.» disse Calum, facendo i pugni con le mani.
L'esibizione del gruppo composto tutte da ragazze, che si chiamavano fra l'altro "Pink", finì e noi salimmo su quel palco che ormai ci era abbastanza familiare.
L'esibizione fu perfetta, lo sapevo. Giusto entusiasmo, giusta allegria, ma sempre con contegno. Quella sfida, sarebbe stata nostra, me lo sentivo. Le nostre voci si armonizzavano benissimo e fra noi c'era molto connessione.
La canzone finì troppo presto, ma sapevo che avevamo lasciato il segno. Un gruppetto di ragazzi nelle ultime file, un po' nascosti, fece rumori di apprezzamento e io e Luke, sorridemmo a ciò.
«Stai meglio adesso che è fatta?» chiesi ad Ashton, appena fummo da parte solo io e lui. Lui annuì, sforzando un sorriso. "Certo, tantissimo" pensai sarcastica.
Guardammo l'esibizione degli altri concorrenti, ma io sapevo che noi fossimo stati più bravi. Non ero certo il tipo da avere così fiducia in se, ma quell'esibizione era stata fantastica e lo sapevo benissimo.
Il tempo passò velocemente, molto velocemente. Il nostro nome fra le band passate, fu detto immediatamente e noi gridammo e saltammo. Anche Ashton lo fece, ma era diverso dal solito. Quella sera festeggiammo con pizza e birra. Già pensavamo all'esibizione al ballo di fine anno, mentre Marti e Marley pensavano a ciò che avrebbero indossato. Io tirai Ashton nel bagno del locale, per parlargli, anche se i ragazzi pensavano a tutt'altro.
«Ashton, che ti è successo? Dimmelo.» dissi, incrociando le braccia al petto. Ero stanca di quel suo umore e faceva male che lui stesse così, fra l'altro.
«Dianne.» mormorò, nervoso. Gli presi una mano, quella che mesi prima gli fasciai, quella sera in casa mia, dove lui sciolse il mio nervosismo.
«A fine di quest'anno, io partirò. Andrò via da qua, molto, troppo lontano. E non posso far nulla per evitarlo, so solo che sto male. Perchè per quanto possa essere grande e capace di fare amicizia, non voglio lasciare tutto questo, non voglio lasciare te.» mi sussurrò. Non l'avevo mai visto così. Gli strinsi le braccia attorno al corpo, ancora incredula. L'unica cosa che riuscivo a pensare era "Perchè?", ma la tenevo per me. Sapevo che chiederglielo e saperlo, sarebbe stato peggio. Perchè dovevamo stare chiusi in quel bagno angusto, con l'umore a pezzi quando sarebbe dovuto essere diverso il nostro umore dopo l'esito della gara? Perchè proprio quando avevo trovato la mia stabilità in quella città, la persona più importante se ne doveva andare? Perchè la felicità non durà tanto?
Ed ecco che insieme ad Ashton, stavo male anche io. Ma preferivo così. Preferivo sapere cosa lo turbasse, anche se non sapevo come cambiare la situazione. Forse semplicemente, non potevo. E faceva davvero male.



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