DODICESIMO CAPITOLO.-
MI risvegliai forse un'ora dopo, erano circa le sette e mezza di sera, ero giù di morale e me ne andai in fretta da casa di Michael, cercando di evitare lo sguardo di Ashton. Camminai lentamente per la strada, evitavo lo sguardo di chiunque passasse, continuavo a fissare i miei piedi.
Non avrei mai immaginato di poter reagire così male, ma semplicemente forse non mi ero ancora resa conto di quanto potessi stare male. Insomma, ormai l'avevo capito che provavo qualcosa di forte per lui, però non pensavo che ci sarei rimasta così male per un suo rifiuto. Continuavo a sfregarmi gli occhi con i polsi, poi sentì il mio telefoni vibrare nella tasca destra degli shorts. Rispondo senza neanche vedere il mittente.
«Non stavi dormendo, lo so.»
«Marty..possiamo evitare di parlarne?»
«So che stai male ma potrebbe averlo detto solo perchè c'eravam..»
«Ti prego Mar, non parliamone.»
«Ci sei rimasta male, vero? Ma non è sicuro che ciò che abbia detto sia vero.»
«Si. Va bene? Si. Ci sono rimasta male e perchè pensare che abbia detto una bugia? Magari è vero. Scusa, ma non sono dell'umore.»
Riattaccai il telefono e continuai a camminare, arrivando a casa dopo pochi minuti. Mi aspettai l'incazzatura di mia madre, che però non arrivò.
«Oh Dianne, devo darti una notizia fantastica!» esclamò appena mi vide varcare la porta. Posai la mia borsa sulla tavola di legno chiaro, mentre lei continuava a blaterare qualcosa. Avrei voluto vivamenet che arrivasse diritta al punto mentre io ero lì a roteare gli ochi, ma non arrivava mai la fine del suo discorso, poi ad un tratto esclamò: «Io e Brad ci sposiamo!»
Sbarrai completamente gli occhi. Lei e il fidanzato che avevo visto forse tre o quattro volte convolavano a nozze, wow, figo. Ma se pensava che sarei andata a vivere con la nuova "coppietta felice" , si sbagliava di grosso.
«Ehm, mi fa piacere per voi, se volete sposarvi mi fa piacere. Però dopo io che farò? Insomma, non vorrei rovinare la vostra armonia da nuova coppia sposata.» cercai di dire in modo gentile per convincerla.
«Mm, ormai sei maggiorenne piccola Dianne, quindi..» ci pensò su, portandosi una mano sul mento. «Magari potremo trovarti un piccolo appartamentino.» disse convinta. Non mi sarebbe dispiaciuto per nulla, sarebbe stato veramente positivo anzi.
«Va bene!» esclamai fingendo entusiasmo. Mangiai poco e niente per cena, per lo più restavo a fissare il mio piatto girando il cibo con la forchetta, mentre mia madre continuava a parlare dei suoi piani per il matrimonio. Io facevo finta di ascoltare ed essere felice, ma continuavo a pensare al bacio di Ash e a ciò che aveva poi detto.
«Mamma, io vado a dormire, non mi sento molto bene.» le dissi alzandomi dal divano di casa e dirigendomi verso le scale.
«è successo qualcosa?» mi domandò. Era da molto che non mi faceva domande del genere.
«Nulla, solo il ciclo.» le risposi insicura. A dir la verità non lo avevo anche se forse erano sintomi proprio di quello.
«Sentite io non ce la faccio a sopportare un altro po' mia madre che parla del suo matrimonio.» mi lamentai in uno dei pomeriggi passati a casa di uno dei ragazzi. Sta volta eravamo nel giardino di casa Hood. «Ah, voglio anche voi con me. Venite con me.» annunciai sorseggiando un po' di aranciata.
«Al matrimonio di tua mamma?» domandò Luke un po' confuso. Io annuii. Forse era strano, ma mia madre aveva detto che avrei potuto invitare qualche mio amico.
«Io ci sarò sicuramente.» sentii dire alle mie spalle. Ashton. Dal giorno della prima sfida, da cui era passata una settimana e tre giorni, non avevo parlato con lui ne del bacio, ne ancor peggio dei miei sentimenti. O meglio, cercavo di non rimanere mai da sola con lui, forse cercavo anche di ignorarlo. E la cosa mi faceva davvero male. Durante le lezioni scolastiche cercavo di non guardarlo, cosa abbastanza difficile visto che era il mio compagno di classe e di seguito anche di banco, per l'80% delle materie. E le poche lezioni che non avevo con lui, le passavo a pensare al suo sorriso o ancor peggio, alla sua risata. Non che avessi torto. La sua risata scatenava anche la mia, era qualcosa di cristallino, se non calcoliamo il fatto che avesse almeno 10 risate diverse. E avevo perso la testa per ognuna di esse.
«Grazie.» gli sussurrai, mentre si accomodò al mio fianco sul prato e la sua mano sfiorò la mia coscia. Mi morsi il labbro e guardai Marty, che dopo aver fissato il suo bel mister verde, ricambiò il mio sguardo. In quegli ultimi giorni mi aveva ripetuto continuamente di parlare con Ash, mi ripeteva che anche lei pensava che con Michael non ci sarebbe mai potuta essere qualcosa che non fosse amicizia. E sappiamo tutti che si sbagliava alla grande. Ogni volta che guardavo quei due assieme pensavo sempre che quello era il tipo di amore che avevo sempre sognato per me, che avevo sognato quelle domeniche pomeriggio sul letto bianco che avevo in camera quando avevo quattordici anni. Quei due si capivano con uno sguardo, o magari non capivano, ma sorridevano guardando l'altro e forse questo è più importante. Quando erano assieme erano sempre felici, si davano allegria, forza, positività l'un con l'altro. Poi guardavo me e lui, si, ormai era lui la persona che volevo accanto a me. Però quel bacio e quelle sue parole mi avevano ucciso. Prima era più facile, perchè lui faceva quello che Mikey e Marty facevano fra di loro, solo che probabilmente quella che stava meglio grazie a lui ero solo io e il contrario me lo sognavo.
«Dì, quando devi andare a vedere il vestito?» mi venne domandato, ma io non sentii.
«Dianne!» Sta volta sentii.
«Che c'è? E perchè urli Marty?»
«Vieni con me.»
Mi trascinò via da quel giardino e ci ritrovammo nel bel salotto della casa di Calum. Incrociò le braccia al petto, quella ragazza aveva capito a cosa stessi pensando che mi avesse distratto dal risponderle.
«Dianne, basta. Devi parlargli, non potete continuare così.» iniziò.
«Ti prego, non iniziare. Non ce la faccio a parlargli. E poi che gli dovrei dire? Oh scusa Ashton non volevo sentire che ti faccio schifo e che mi hai baciato solo perchè forse ti facevo pena. Scusami, la prossima volta mi metto la carta igienica nelle orecchie.» dissi muovendo le braccia a destra e sinistra, le stesse braccia che MArty bloccò dopo pochi secondi.
«Non ha mai detto che gli fai schifo!» urlò, facendomi quasi spaventare.
«Fa lo stesso.» sbuffai, per poi sedermi sul divano con la testa fra le mani. Rimasi così per vari minuti, non sentii più ne la voce di Marty, ne nient'altro.
«Dianne.» mi sentii richiamare in un sussurro. Era l'ultima persona che avrei voluto vedere, o forse più sinceramente l'avrei voluto vedere sempre, ma senza parlargli. Di Marty nessuna traccia. Mi alzai di scatto dal divano, volevo andarmene. Ma lui arrivò prima di me e mi sfiorò una mano, facendo incontrare il mio sguardo con il suo.
«Ash, non mi va di parlare, scusa.» gli dissi semplicemente alzando le spalle.
«Va bene, ma voglio solo dirti una cosa, spesso non è tutto come sembra.»
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