«Ash.» lo chiamai mentre continuavo a passargli le mani fra i capelli, con il suo viso poggiato in grembo.
«Dimmi.» mi sussurrò, poggiando lo sguardo su di me.
«Cosa ti aspetti tu dal futuro? Come vorresti fosse?» domandai, con un filo di voce, quasi con paura di chiederlo. Insomma, senza assicurazione che mi volesse nel suo futuro, avevo paura di ferirmi da sola con quella domanda.
«Ciò che ho ora. I ragazzi, la band, la famiglia, te.» mi sentì dire, per poi sentir una scarica di brividi lungo le braccia e un sorriso che mi nacque spontaneo.
Avevo sempre avuto paura del futuro, di ciò che mi avrebbe portato e ancor di più, di quello che mi avrebbe portato via, per sempre magari. Perchè la vita prende e da, ma niente assicura che ciò che porti sia meglio di quello che tolga. In passato, a Londra, le mie amiche facevano spesso discorsi sul futuro, sul fatto di girare il mondo o diventare famose, magari nel campo della moda, mentre io restavo per lo più in silenzio, perchè non avevo nulla da dire. Non mi andava bene il presente, perchè avrei dovuto sperare sul futuro, magari restando delusa ancora una volta?
«Tu?» mi domandò lui. Ci pensai su, non sapevo nemmeno se dire qualcosa, magari sarei potuta uscirmene con una stronzata e fare la figura della deficiente, non che ad Ash interessasse tanto.
«Non ho mai pensato tanto al futuro, anzi di solito l'ho temuto. Ma tu mi fai venir voglia di pensarci.» risposi sincera, guadagnandomi uno dei suoi meravigliosi sorrisi.
«Dimmi, allora. Sono tutt'orecchi.» disse felice, alzando la testa dal mio ventre e mettendosi seduto accanto a me, poggiato ad una corteccia d'albero.
«Hai detto che vorresti continuare con la band? Beh, magari potrei lasciarla a voi quattro e dedicarmi alle interviste. Sai, mi piacerebbe fare la giornalista. Amo scrvere, mi libera quasi quanto cantare.Ma il cantare voglio renderla solo una cosa mia, una cosa personale, mentre potrei mettere in gioco ciò che scrivo.» raccontai, sfregando le dita fra di loro.
«Basta che non mandi scandali in prima pagina su di noi.» disse lui ridendo.
«Diciamo che, se mandassi qualche scandalo su di voi, lo manderei pure su di me. Visto che tu hai detto che mi vuoi con te e io di certo non mi tiro indietro, anzi.» aggiunsi sicura di me.
«Mi ameresti pure se diventassi famoso? Sai, con i viaggi, i fans, gli scandali falsi? La poca privacy che potrebbe esserci?» mi domandò lui serio.
«Certo. Sarebbero delle sfide, ma sono pronta a vincerle accanto a te.» gli risposi, per poi ritrovarmi le sue calde labbra sulle mie, che si staccarono solo per sussurrare un : «Perfetto allora.»«Fra, perchè ti devo accompagnare a casa? Pensavo che stasera avremo fatto un giro con i ragazzi, sai.» mi domandò Ash in auto, per tornare a casa.
«Ti fidi di me? Allora accompagnami a casa.» gli dissi, guardandomi attorno.
«Se ti dico che non mi fido posso non portarti a casa?» mi domandò. Lo guardai male e rimasi in silenzio. Meglio non dirgli nessuna stronzata, perchè gli avrei fatto scoprire tutto in meno di cinque minuti. Non ero mai stata brava a mandatere i segreti, figuriamoci con lui.
«Mi farai passare la sera del compleanno da solo? Senza di te?» continuò, appena arrivammo fuori casa mia.
«Ash, smettila. Ciao, ti amo.» dissi velocemente, stampandogli un bacio e correndo in casa, dove una Marty indaffarata mi aspettava.
«Dove eri finita?» mi domandò andando avanti e indietro.
«Ash non mi lasciava andare e..TI CALMI PER FAVORE?» gli dissi prendendola per la braccia e facendola sedere sul divano. Poi mi venne in mente una cosa.. «Hai fatto pace con Michael?». Come risposta ebbi uno sguardo ferito. «Dai che stasera alla festa starete attaccati come due cozze, tranquilla, andiamoci a preparare.» proposi cercando di mantenere un certo entusiasmo. «Okay.» mi rispose lei semplicemente. Un vestito nero, scarpe e porchette argento, capelli alzati e rossetto rosso ed ero pronta, molto fiera del mio riflesso allo specchio. Mi sentivo particolarmente bella e la cosa non poteva che farmi piacere. Tornai nel salotto, dove una Marty in uno splendido vestito blu mi attendeva con il cellulare fra le mani e lo sguardo un po' perso.
«Oh Mar, dai! Appena MIchael ti vede, ti salta addosso e si dimentica perchè avete litigato, su.» le dico, tirandola per un braccio fuori dalla casa e prendendo l'auto per arrivare al locale.
Finimmo di organizzare le ultime cose, mentre i primi invitati arrivavano. Diciamocelo, Ashton non era proprio l'ultimo nella scala sociale della scuola. Con il suo bell'aspetto, le sue risate e il suo buon umore, chiunque lo conosceva e infatti la sala fu piena in poco tempo, ma dei ragazzi ancora nemmeno l'ombra. Intanto io, cercavo di mostrarmi disinvolta e chiacchierare un po' con tutti, ma la maggior parte delle persone nemmeno mi aveva mai guardato.
"Dopo stasera non sarà più così." pensai.Avevo ancora un piccolo regalo per il mio ragazzo, che avrebbe saputo quanto mi sarebbe costato, ma l'avrei fatto per lui.
Un grande boato felice attirò l'attenzione, per poi notare il mio splendido ragazzo immerso fra la folla. "Oh, finalmente." sospiro con un sorriso, per poi immergermi fra la folla e corrergli incontro.
«Dicevi? Compleanno senza di me e roba varia?» dissi felice, per poi abbracciarlo e poi farmi da parte, c'era ancora tanta gente che avrebbe dovuto salutare, così mi misi a guardarlo in quella camicia scura e quei jeans che gli donavano particolarmente.
«Smettila di guardarlo in quel modo. Sei inquietante.» mi sentii dire alla mia destra. Mi voltai trovai un Calum pronto a prendere qualcosa da mangiare.
«Pensi gli faccia piacere?» gli domandai.
«Ma che razza di domande fai?» mi sentii dire in risposta. «E gli farà ancora più piacere quando canterai. Solo, prova a non svenire.» aggiunge soddisfatto.
«Come se fosse facile!» sgracchio io con un tono di voce un po' stridulo. Calum ridacchia e si allontana.
La festa procedette velocemente, mentre il mio ragazzo era intento a chiacchierare con tutti e a ballare.
Quanto salii sul piccolo palco del locale, mi guardò confuso ma curioso. Non si aspettò mica che prendessi a cantare una canzone per lui, davanti a tutta quella gente, con gli occhi puntati su di me. Non si aspettò che prendessi a cantare una di quelle canzoni che di solito cantavamo da soli, io e lui, sussurrandola magari. Non si aspettò che prendessi a cantare Thinking out loud di Ed Sheeran.Spazio autrice.
Ho continuato, solo per voi, sappiatelo. è un periodo traballante fra i miei strani umori e la scuola ma volevo continuare per far felice voi. Come potete vedere dall'inizio del capitolo ho cercato di mettere un po' più della protagonista nella storia, il suo carattere, i suoi sogni, che poi sarebbero i miei. Spero che questa cosa possa piacervi. E poi vabbe..quando è bella Thinking out loud di Ed? ce.
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