7 luglio. Era finalmente arrivato il momento tanto atteso dal mio ragazzo, il suo compleanno. Di solito, man mano crescendo si perde tutto quell'entusiasmo il giorno del proprio compleanno, ma per Ashton non era così.
«Buongiorno ventenne!» urlai appena notai gli occhi di Ashton aprirsi. Lui sorrise ancora assonnato e sbadigliò rumorosamente. «è il primo compleanno che passi con me!» esclamai. Lui per circa tre o quattro secondi non rispose, poi ritrovandomelo addosso, mi sussurrò all'orecchio: «Il primo di tanti, tanti, tanti altri compleanni.» Sorrisi, e lui lasciandomi baci umidi lungo il collo, mi fece il solletico con i capelli. «Ash..» dissi debolmente cercando di non ridere. Soffrivo esageratamente il solletico e lui lo sapeva benissimo, ma si divertiva a farmi soffrire.
«Michael, vieni qui!» sentimmo urlare dalla stanza affianco. Ormai eravamo nel piccolo appartamento che io avevo sempre desiderato e che grazie alla sorella del nuovo marito di mia madre, avevo trovato in un battibaleno. Dopo qualche giorno di dubbi, Marty aveva deciso di unirsi a me. La casa era ancora poco attrezzata, ma eravamo così felici di averla trovata che non aspettammo per niente prima di stabilirci. «Ash, mi fai il solletico. Ti tiro i capelli.» gli sussurrai, scatenando la sua risata.
«Ridammi il telefono!» «No!» sentimmo urlare da fuori.
«Forse dovremmo alzarci.» mugugnai, togliendomi da dosso la pesante coperta verde prato che adornava il mio letto. «Anzi, tu resta qui.» gli proposi. Volevo preparargli la colazione e lui non parve contrariato al fatto di rimanere a letto. Gli stampai un bacio leggero e uscii dalla stanza, richiudendomi la porta alle spalle.
«Smettetela di urlare!» gridai entrando in cucina, dove Marty e Michael, continuavano a beccarsi.
«Non vuole ridarmi il cellulare.» «Voglio solo capire chi sia questo Jake.» «è solo un amico..» «Allora posso leggere le vostre conversazioni!» «No, non puoi!» continuavano ad urlarsi a vicenda, così decisi di urlare io. «STATE ZITTI! BASTA.» dissi, mettendomi in mezzo a loro a braccia conserte. «MIchael, dalle il telefono.» proposi guardandolo.
«Ma..» cercò di contrabbattere.
«Sei solo geloso. Ma non devi preoccuparti.» gli dissi convinta e decisa. Il cellulare tornò fra le mani della mia migliore amica, che guardò male il suo ragazzo.
«Te l'ho detto almeno venticinque volte, ma non mi hai dato retta. Perchè non ti fidi di me?» sbottò la mia amica arrabbiata.
«Io mi fido, ma..» cercò di rispondere il ragazzo dai capelli tinti, ma fece irritare solo maggiormente la mia Marty.
«No invece, se no non faresti tante storie.» gli rispose freddamente.
«Ragazzi, dai.» mugugnai io. MI sentivo leggermente in imbarazzo e mi dispiaceva anche che loro litigassero. «è normale un po' di gelosia, però tu ti devi fidare di lei. Siete entrambi follemente innamorati dell'altro e..» provai a dire, ma forse non era molto apprezzato, poichè entrambi non sembravano molto decisi a darmi ragione. Forse dovevo farmi i fatti miei. Avevo l'abitudine di mettermi sempre in mezzo alle discussioni degli altri e probabilmente ai due non faceva piacere, ma non lo dicevano per non farmi dispiacere. Preparai velocemente la colazione per il mio ragazzo e tornai nella mia stanza, lasciando i due piccioncini con i propri malumori.
«Non si è sentito urlare, lo giuro.» blaterò Ashton quando sentì la porta aprirsi, ma non mi guardò.
«Auguri.» esclamai, portandogli un piccolo vassoio con tutte le cose che gli avevo preparato.
Diciamo che la mia mente vagava già per il regalo per dopo. Avrei portato il mio ragazzo in un posto con me.
«Aw, grazie amore.» mi disse, iniziando a mangiare con tutta calma, mentre io mi sedevo al suo fianco e lo guardavo. «Dopo vatti a preparare.» gli dissi.«Mi dici dove mi stai portando? Pensavo conoscessi pochi posti qui a Sydney.» blaterò Ashton, mentre io guidavo la macchina cercando di ricordare la strada.
«Effettivamente diciamo che l'ho trovato per casa il posto, ma..tu non preoccuparti.» gli dissi, lasciandolo un po' accigliato. Volevo portarlo in un posto che mi ricordava la mia infanzia, quel periodo così spensierato e felice. Volevo ricreargli un po' del mio passato, sperando che a lui potesse far piacere. Avevo in mente di fare un picnic, cantare, parlare, amoreggiare per poi riportarlo a casa sua. Da lì, ci avrebbero pensato i nostri amici.Lo portai in questo posto situato vicino alla periferia, questo grande parco, in cui non mancavano prati verdi e fioriti. Ci sedemmo in un posto tranquillo, lontano da troppi sguardi. Gli sguardi della gente mi davan sempre abbastanza fastidio, facevan sembrare sempre tutti pronti a giudicare. Ash continuava a guardarsi attorno con un sorriso dolce, da bambino. Io guardavo lui e sorridevo a mia volta. Mi faceva felice vederlo sorridere.
«Ho scelto questo posto perché mi fa tornare indietro nel tempo, a quando capii quanto amassi la musica. E devo ringraziare la musica se conosco te.» raccontai, sedendomi fra l'erba umida, lui fece lo stesso, sfiorandomi la mano.
«Ho sempre amato la musica, e tu quando canti me la fai amare ancora di più.» mi sussurrò, avvicinandosi.
«Visto che siamo in tema, ti do il mio regalo.» gli dissi, passandogli un pacchetto verde. Se lo rigirò fra le mani e poi lo aprì, rimanendo entusiasto.
Erano un paio di bacchette per la batteria, personalizzate. Erano di un blu scuro, con sopra le sue iniziali in rosso e oro. Volevo regalargli qualcosa che potesse usare spesso e beh, con quelle bacchette ero sicura di aver fatto centro. Poi c'era da calcolare un'altra cosa che avevo organizzato per il dopo, ma quella è un'altra storia.
«Luke mi aveva detto che le tue le avevi da tanto tempo e io, beh, volevo..» gli dissi balbettando e guardandolo di sottecchi.
«Sono bellissime, amore! Hai centrato in pieno, con queste, grazie mille. E poi sono speciali, visto che me le hai regalare tu.» mi disse, per poi stamparmi un bacio leggero sulle labbra e sorridermi.
«Sai, potrei usarle per la prossima sfida.» aggiunse contento, rigirandosele fra le mani.
«Devi!» esclamai contenta, per poi buttarmi fra le sue braccia.
Ci baciammo a lungo, fra l'erba e i fiori, poi Ash mi interruppe: «Ma prima, insomma, a cosa ti riferivi? Cosa ti ricorda questo posto?» mi domandò. Gli avevo effettivamente parlato poco della mia infanzia e inizio-adolescenza, mentre lui mi aveva sempre raccontato tanto.
«Sai, quando ero piccola andavo sempre con i nonni in questo campo fiorito, anche se insomma, non c'era mai il sole che c'è qui. Piccolo problema di Londra.» dissi per poi ridacchiare e continuare.
«E insomma, in uno di quei giorni, mio nonno portò la chitarra, mia nonna iniziò a cantare..e io stavo così bene, così serena. Sai, quando ti senti davvero bene grazie a qualcosa, vorresti sempre riprovare quella sensazione. Così la volta dopo, chiesi di nuovo di suonare e cantare. Poi crescendo volli impare a suonare la chitarra.» raccontai.
«La bella voce ce l'avevi già, quindi non fu un problema.» aggiunse Ashton. «Mi piace sentirti parlare, vai, continua.» mi disse, per poi stendersi. Io iniziai a parlare, a raccontare, parlare di tutte le cose che mi venivano in mente. Lui ascoltava, contento.SPAZIO AUTRICE.
Dopo un mese, ho aggiornato. Lo so, sono alquanto una delusione, okay, ma non è un periodo proprio perfetto per me. Sono alquanto stanca e affranta, come se non bastasse si mette il fatto di essere innamorata e questo produce anche piccole "sofferenze". Mi spiace davvero, spero comunque possiate apprezzare il capitolo.
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