Quinto capitolo- Una serata speciale.

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                                                           QUINTO CAPITOLO-

                                                          

«Fa come se fossi a casa tua. Io stavo in camera mia, adesso prendiamo qualcosa di dolce e andiamo?» gli domandai chiudendo la porta alle mie spalle.

«Come dicesti tu? "Ci sto"!» mi disse facendo l'occhiolino per prendermi in giro. Gli diedi un leggero schiaffetto sulla spalla e andai in cucina per prendere qualcosa di dolce da mangiare, presi del cioccolato e dei biscotti.

«Perchè c'è quel bicchiere a terra?» domandò incuriosito.

«Nulla, lascialo là.» gli dissi prendendo anche due bicchieri integri, ma lui non mi diede retta e decise di raccogliere il vetro da terra, facendo attenzione.

«Ash, non preoccup..» ma non finii la frase, perchè vidi uscire un po' di sangue dalla sua mano destra.

«Cazzo! Ti offendi se ti dico che sei un coglione?» gli dissi prendendogli la mano e facendoglila sciacquare sotto il lavandino. 

«Mi sono fatto male e tu mi prendi in giro, bene.» mi disse, per poi sorridermi mentre io mettevo l'acqua fredda. 

«Ti stavo dicendo di lasciare stare, ero incazzata ed ho lanciato il bicchiere.» gli spiegai mentre la mia mano finiva sotto l'acqua gelata con la sua.

«Certo che il tuo futuro marito dovrà fare la scorta di bicchieri se reagisci così.» disse per poi ridere. Eravamo decisamente troppo vicini e tenevo la sua mano con la mia.

«Glielo farò sapere magari. Ti fa male?» gli domandai indicandogli la mano. Lui fece no con la testa. Io gli presi la mano e gli feci una piccola fasciatura, se così si può chiamare.

«Potresti fare la dottoressa.» mi fece notare mentre toglieva la sua mano dalla mia e camminava per la cucina.

«Effettivamente un paio di anni fa pensai all'opzione di fare la pediatra.» gli spiegai. Era la prima volta che parlavo di una cosa del genere ad un'altra persona. Quella era una cosa che avevo tenuto sempre per me, non ne avevo parlato neanche con i miei vecchi amici, per paura di mostrarmi ridicola.

«Mm, saresti carina con tanti bambini attorno.» dissse pensandoci un po' su. 

«Su andiamo in camera.» gli dissi prendendogli la mano, per poi lasciargliela, perchè era quella dove si era tagliato. Ma lui la riprese con la sua. Okay, mi sentivo letteralmente una cogliona ed ero in difficoltà. Insomma, dovevo ammettere che lui non mi era proprio indifferente, quindi la situazione era strana. Lo feci salire al piano di sopra e andammo in camera mia.

«Scusa il disordine e tutte le solite frasi fatte che si fanno quando uno entra in una casa nuove» gli dissi muovendo ripetutamente il braccio.

«Se questo trovi sia disordine, non entrare mai in camera mia.» disse ridendo e sedendosi poi sul mio letto, seguito da me a ruota.

Mi misi un cuscino in grembo e Ash cambiò canale alla tv. Presi il cellulare e andai nel nostro gruppo. 

Luke:Calum, portami la pizza! ..ti prego.

Calum: Alza il sedere e prendenditela.

Luke: ...bastardo.

Marty: Green, ammetti di amarmi! 

Michael: E mi vergogno..

Marty: Non mi interssa! Tanto tutti lo sanno che mi ami :3

Michael: E va bene! Si ti amo tanto :3 

Marty: Bravo cane. 

Calum: Smettetela con queste smancerie! 

Luke: Tu portami la pizza!

«Quei due starebbero veramente bene assieme.» esclamai io quando vidi che anche Ashton era andato a vedere i messaggi. Giustamente lo fece, visto che continuava a vibrare il suo telefono sul letto per ogni messaggio.

«Chi? Luke e la pizza?» domandò ridendo e poi sedendosi più vicino a me.

«Si, sarebbero veramente belli.» dissi ridendo. «Se vuoi togliere le scarpe e stenderti fa pure eh. Fa quello che vuoi.» gli consigliai.

«Oh..okay. Comunque si, starebbero bene, anche se nessuno dei due vuole ammettere i propri sentimenti. I soliti cretini.» esclamò poggiandosi con la schiena vicino al muro.

«Tu li ammetteresti i tuoi sentimenti?» gli domandai dopo qualche secondo stringendomi le gambe al petto. Ci pensò un po', lo vidi dalla sua espressione facciale, ma poi rispose.

«Si!» esclamò convinto. «I ragazzi dicono che dopo Michael quello che si fidanzerà sarò io.» mi spiegò mentre io incrociavo le mie gambe sul letto accanto a lui.

«Non sei felice?» gli domandai semplicemente.

«Certo! Ma se aspetto che Michael si dichiari, mi fidanzerò fra mooolto tempo.» rispose, prolungando di molto la "o" e facendomi ridere.

«Iniziati ad organizzare, così appena lo fa lui, lo fai pure tu.» gli consigliai scherzando.

«E tu? Che hai intenzione di fare?» domandò stavolta lui a me.

«Sai, i primi ragazzi che ho conosciuto qua, siete voi. Quindi se devo fidanzarmi in questa città, dovrò aspettare decisamente molto.» gli dissi sinceramente. «Decidi di farlo pure tu dopo Michael, così hai tutto il tempo.» disse lui a sua volta, scoppiando a ridere. Aveva anche una bella risata, interessante. Risata, sorriso, aveva intenzione di aggiungere altro? Risi a sua volta, arricciando il naso, era un' abitudine farlo. Ci mettemmo entrambi stesi sul mio letto a vedere la tv, nessuno toccava l'altro, ma durante il dormiveglia, gli sfiorai la mano con la fasciatura e la strinsi delicatamente con la mia. Non so perchè lo feci, forse avevo bisogno di contatto quella sera, effettivamente era stata una serata un po' turbolenta.

La mattina dopo, prima di fare qualunque cosa, controllai che mia madre non ci fosse, cosa ovvia, anche se al momento era meglio così. Sarebbe stato imbarazzante come scenario, io, lei e Ashton.

«Menomale che tua madre non c'è, chissà cosa avrebbe potuto pensare!» esclamò entrando in cucina, dove io stavo mettendo a tavola la colazione.

«Non avevo dubbi sul fatto che non ci fosse. Quindi vedi, potrei invitare ragazzi ogni sera e scoparmeli senza che lei se ne accorga, questa cosa mi irrita.» dissi grattandomi un braccio e sedendomi.

«Aspetta! Non lanciare nessun piatto o bicchiere!» disse lui scherzando, ma sta volta non risposi alla sua risata. Così lui mi si avvicino e mi mise un braccio attorno alle spalle.

«Immagino come possa essere brutta come situazione, ma non stare così, dai, sorridimi.» mi incitò sorridendo dolcemente a sua volta. Lo feci, gli sorrisi e poi mi alzai da tavola per andare a prepararmi. Jeans scuri mezzi strappati sulle cosce e canotta, il solito per me.

«Mai pensato di farti spostare in un'altra classe? Tipo la nostra!» domandò lui entusiasta da fuori  dall'altro lato della porta del bagno mentre io mi finivo di sistemare.

«Ma magari! Mi farei tante di quelle risate.» gli risposi io aprendo la porta. Tanto ormai stavo solo sistemando i capelli e finendo di truccarmi.

«Fallo! Non credo ci siano molti problemi. E poi essendo maggiorenne non devi neanche far firmare qualcosa a tua madre.» mi spiegò. «Se vuoi durante la pausa pranzo ti accompagno.» aggiunse ricevendo il mio acconsentimento. Era veramente gentilissimo e ne dava la prova anche solo il fatto che era rimasto con me tutta la notte. Non era uno di quegli stupidi ragazzi che subito ne avrebbero approfittato. Lui era diverso e la cosa mi piaceva da morire.

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