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- Sarai dimesso prima di me sicuramente - dissi mentre mangiavo la pottiglia dell'ospedale - Dici? - chiese Jisung, anche lui stava mangiando quello schifo - Hai solo una frattura. Io ho una gamba rotta, una spalla fuori posto e un dito fratturato - lui rise - Sei tu che corri troppo. A proposito, da quando hai una moto? - era cambiato davvero molto, eravamo in ospedale da due giorni e nessuno dei due aveva osato accennare ad Han Jun Sik, però sentivo il bisogno di chiederglielo.

Jisung fu dimesso dopo altri tre giorni, io invece dopo una settimana.
- Dio, come hai fatto a conciarti così! - esclamava mia madre ogni volta che mi vedeva, mentre mia sorella se la rideva sotto i baffi. Fui dimesso anche io la settimana dopo.

Per un mese sono stato con un braccio e una gamba rotta, ma per il resto stavo abbastanza bene. Tornai anche all'Università, però non sentii più Jisung. C'era una domanda che dovevo fargli, dovevo chiederlo per forza. Alla fine presi coraggio e lo chiamai sul numero che avevo conservato per tutto questo tempo.

- Ji - dissi, poi mi schiarii la voce - Possiamo... incontrarci? - gli chiesi poi, lui rispose di sì.
Fissammo un incontro nel ristorante in cui lavorava Chan e quando uscii all'università non mi persi in chiacchiere e zoppicai, con la mia gamba malandata, verso il locale.

Quando arrivai lui era già lì, mi sorrise. Merda mi mancava troppo quel sorriso. Non potei evitare di stringerlo forte a me nonostante il dolore provocato dalle mie ferite. - Hyung, così ti fai male - intervenne, e ci staccammo.

- Prima cosa, dovevi avvisarmi prima di andartene! - gli urlai contro, lui sorrise imbarazzato. - Non ho più trovato l'occasione di contattare voi altri... - abbassò lo sguardo. Allungai il braccio buono verso di lui e lo accarezzai - Non importa ora. Mi basta che tu sia qui. - volevo baciarlo, cazzo se lo desideravo. Comunque mi trattenni. Mentre stavamo mangiando mi parlò di dov'era stato. Aveva scoperto di avere parenti paterni a Incheon e lui e Jeongin erano stati con loro mentre suo padre lavorava... per fortuna.

- Sai, a Incheon erano tutti gentilissimi - disse, il suo sorriso era più solare di prima e c'era meno stanchezza nel suo sguardo che solitamente sembrava distante e solare allo stesso tempo.
Stavamo camminando in mezzo al parco, alla fine gli presi la mano e lui si fermò. Eravamo da soli, nella zona isolata del parco, quella in cui non veniva mai nessuno perché era troppo umido.

- Sei stato tu, Jisung? Tuo padre... - lui posò le labbra sulle mie. Potei sentire una lacrima scendere dai suoi occhi, poi si staccò - L'ho soffocato. Mentre dormiva... - iniziò a tremare - Ho incubi tutte le notte. Aveva iniziato a... - non lo lasciai continuare, avevo capito cosa voleva dire - Ti ho deluso? Sapevo che appena avresti sentito la notizia l'avresti capito, ecco perché avevo paura a parlarti... hyung io... - lo baciai e lo strinsi a me - Va tutto bene, Jisung - gli accarezzai i capelli.

- Mi hai detto la verità è va bene così. Io non posso giudicarti, so cosa ti ha fatto passare quell'uomo. Felix mi ha detto ciò che ha visto - Jisung non disse nulla e ricambiò il mio abbraccio. - Scusa Hyung - disse tra i singhiozzi - Di cosa? Tranquillo - lo accarezzai ancora, alla fine si calmò.

- Sei ancora mio, vero Jisung? - gli chiesi stringendo la sua mano - Dovrei essere io a chiedertelo... - entrambi sorridemmo e ci baciammo ancora, poi incrociammo le nostre dita e mano nella mano camminammo verso casa.

✔︎𝑴𝒚 𝑺𝒖𝒏 ~ [𝘔𝘪𝘯𝘴𝘶𝘯𝘨]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora