Capitolo 5

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"Dannazione, non riesco a sedermi".
Mi dispiace che senta dolore a causa mia e del mio, insomma.
Vorrei poter fare qualcosa per aiutarla, ma l'espressione frustata che ha stampata in viso mi fa troppo ridere.
"Colpa dell'adorabile pene del tuo papi, amore". Sbuffa. "Puoi dirlo forte. Era da un po' che non facevamo del sesso così e il mio corpo ne risente".
Pensandoci bene: forse le ultime volte risalgono proprio in un contesto simile, ma svariato tempo fa.
"Vuoi che ti faccia un po' di coccole? Ti sentirai meglio". Annuisce. "Ho bisogno di un massaggio"
Il suo corpo esile in quel letto grande è l'unica cosa a cui riesco a pensare, quando la vedo sdraiarsi a pancia in giù.
Chissà come sarà quando il nostro bambino comincerà a crescere.
Sicuramente, sarà sempre la donna più bella di tutte.
Almeno per me.
Conta questo, no?
"Dove lo vuole il massaggio, la mia piccolina?". Sorride. "Scegli tu, mi basta avere le tue mani addosso". Lascio un lieve bacio nell'incavo del suo collo. "Ti amo". Si volta leggermente in modo da potermi guardare negli occhi. "Ti amo anch'io". Mi scompiglia i capelli. "Come passi dall'essere un papi ragazzaccio ad un papi romanticone?". Sogghigno. "È colpa tua, amore. Come preferisci che sia durante il massaggio?". Alza un sopracciglio. "Perché me lo chiedi? Non doveva essere un semplice massaggio?". Le mordo il labbro. "Non necessariamente. Ci sono molte parti che potrei accarezzare".
Mi sa che accarezzare è un eufemismo poi.
"Papi, papi". Le bacio la punta del naso. "Dimmi". Mi attira a lei baciandomi più volte. "Più tardi andiamo a farci un bagno nudi? È una mia fantasia".
Considerando che, tra qualche ora, sarà buio, non rischieremo di essere neppure visti.
"Perché ho l'impressione che non ci limiteremo a fare un semplice bagno?". Ride. "Perché mi conosci meglio di quanto tu conosca te stesso. Comunque, meglio evitare di fare porcherie in acqua, dato che è salata, ma sulla riva non ci dovrebbero essere troppi problemi".
Non ho mai avuto una simile fantasia prima d'ora, eppure il solo pensiero di spingermi oltre in un luogo potenzialmente pubblico, mi entusiasma.
Anzi, sarebbe meglio dire che mi eccita. In ogni senso.
Qualche tempo dopo, siamo sul bagnasciuga a guardare il panorama.
Il sole è tramontato e siamo soli, fortunatamente.
Pian piano la aiuto ad immergersi nell'acqua e io la seguo a ruota.
Non è caldissima, ma è piacevole.
"Hai freddo? Hai i capezzoli induriti". Si morde il labbro. "Non credo sia solo colpa dell'acqua. Poi, com'è che mi stavi fissando il seno?". Mi gratto la testa. "Sai che non riesco a distogliere lo sguardo dalla mia magnifica moglie". Arrossisce ogni volta che la chiamo in questo modo, ancora non si è abituata al fatto di essere diventata mia moglie. Onestamente, nemmeno io.
"Maritino mio, sei un adulatore". Mi schizza con l'acqua e scappa, quasi correndo, seguita da me. "Dove credi di andare?". La afferro per una mano e la stringo a me, facendo combaciare i nostri corpi. "Ti ho presa, non mi scappi". Mi morde le labbra. "E dove vuoi che vada? Stare tra le tue braccia è il mio posto preferito nel mondo". La bacio. "Potrai sempre rifugiarti in questo posto. Sono qui per questo".
Ce lo siamo promessi e così sarà.

TI CIELO II // Pedro Pascal Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora