Capitolo 12

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La vicinanza non aiuta affatto i miei poveri ormoni impazziti, così come non aiuta il modo in cui mi guarda e mi tocca letteralmente dappertutto.
Ha sempre il coltello dalla parte del manico con me e sa sfruttare bene questo suo potere.
Io, invece di essere un uomo tutto d'un pezzo come richiederebbe la mia età, mi converto in un adolescente alla prima cotta che non sa neppure come ci si approccia ad una donna.
"A malapena ci si entra". Ride. "Non credo sia solo per lo spazio ristretto, stai sudando". Sospiro. "Questo è perché ho il tuo corpo praticamente attaccato al mio e il tuo respiro addosso". Mi bacia il naso. "È bellissimo stare così vicini, posso persino sentire battere il tuo cuore che, per la cronaca, batte fortissimo". Le accarezzo una guancia. "Può sembrare una frase fatta, ma è perché ti amo e pure perché mi sto eccitando leggermente". Sorride. "Leggermente? Ma come sei bugiardo, papi. Sento il tuo adorabile pene muoversi da parecchio". Sogghigno. "È colpa tua, conosci l'effetto che mi fai".
Con le dita segue il bordo dei miei pantaloni, poi li slaccia.
"Vuoi davvero fare sesso qui?". Annuisce. "Tu no?". La bacio. "La mia reazione fisica non basta come risposta?".
La verità è che l'idea potenziale di essere scoperti, rende tutta questa situazione elettrizzante.
Certo, sarebbe senza dubbio molto imbarazzante se avvenisse, però l'adrenalina resta.
Proprio mentre siamo sul punto decisamente più critico, mi squilla il cellulare.
"Se è una cosa importante, richiameranno".
Peccato che non smetta di squillare per interminabili minuti.
Giulia è ancora avvinghiata a me e ride divertita.
"Dovresti rispondere, e forse dovresti anche uscire da me". Scuoto la testa. "Papi Pedro ci metterà un minuto, non fare la ragazzaccia mentre sono al telefono".
Lo prendo dalla tasca dei pantaloni e rispondo.

*Pedro! Disturbo? C'è una cosa di cui vorrei parlarti*
*Roberto, hey! Sono occupato, ma ho cinque minuti. Che succede?*
*Un mio amico ha iniziato un progetto a New York, riguarda il teatro, e mi ha chiesto di te*
*A New York? E di quanto tempo si tratterebbe?*
*Due, massimo tre mesi*
*Ti richiamo, d'accordo? Devo pensarci e parlarne con Giulia*
*Tranquillo, quando vuoi!*

Deve aver già capito tutto, visto la sua espressione.
"New York? Hai intenzione di accettare?". Mi gratto la testa. "È un progetto importante, ma come potrei? Non posso lasciarti da sola ora che sei incinta".
L'ho persino giurato ai suoi genitori. Non posso cambiare idea. Non se lo meritano e non se lo merita lei.
"Torniamo a casa".
Bravo Pedro, l'hai fatta stranire.
Sei proprio un genio.

TI CIELO II // Pedro Pascal Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora