Eccola lì.
Sdraiata sul letto che mi sorride.
Aspettavo di rivedere quel sorriso puro, sincero. Tutto per me.
Mi siedo accanto a lei e le bacio la fronte.
"Dios mío, me estaba volviendo loco. Per fortuna stai bene".
Stavo diventando matto, più che matto direi che stavo per collassare, ma dettagli.
"È solo febbre. Tu piuttosto come stai? Le infermiere mi hanno detto che eri nel panico". Mi gratto la testa. "Ho dovuto chiamare Luz per tranquillizzarmi".
Si salutano con un abbraccio.
"Non oso immaginare quello che combinerà il giorno del parto. Bisognerà sedarlo".
Scoppiano a ridere e io con loro.
"Non fatemici pensare, o inizio a sudare freddo".
Potrei tranquillamente essere uno di quei padri che sviene in sala parto, o addirittura prima di entrarci.
"Tra quanto sapremo se sarò zia di una bambina o di un bambino?". Domanda Luz curiosa. "Manca ancora qualche settimana. Avrà la zia più figa dell'intero pianeta". Ride. "Modestamente! Poi gli comprerò tutti i giocattoli e i vestiti del mondo, potrete giurarci".
Conoscendola, non mi stupirei se finisse per farlo sul serio.
"Sarà più viziata della mamma". Giulia ride. "Difficile, io sono un caso disperato. Poi non è colpa mia se mi vizi, papi".
Noto con la coda dell'occhio mia sorella scuotere la testa.
Starà pensando 'questi due smetteranno mai di fare i piccioncini'? O pure peggio...
"Sei la mia bimba, è ovvio".
Restiamo tutti e tre a parlare per un altro po', fin quando non è arrivato il momento di ritornare a casa.
Muoio dalla voglia di lanciarmi sul letto e non svegliarmi per giorni per dimenticare lo stress di oggi.
"Vuoi un massaggio, papi? Sei teso". Annuisco. "Con le tue mani magiche starò meglio".
Mi fa sdraiare a pancia in giù e si siede sopra di me.
"Ti peso?". Scuoto la testa. "Ma se sei leggerissima, amore!".
La mia schiena aveva proprio bisogno di tregua.
Sarà l'età, però mi fa male spesso.
"Potrei addormentarmi".
Lascia un lieve bacio alla base del mio collo e poi una scia lungo le mie spalle.
"Mi fai venire i brividi così".
Era il suo intento presumo.
"Smetto, papi?" Mi volto lentamente fino a guardarla negli occhi. "Hai la febbre, dovresti riposare non pensare al sesso". Sogghigna. "Sei tu che ci pensi! I miei erano semplici baci". Appoggio le mani sui suoi fianchi e la attiro ulteriormente a me.
"Que mentirosa eres, amor mío".
Bugiarda e diabolica.
"Hai ragione purtroppo: non ho le forze per spingermi oltre qualche coccola, ma ci rifaremo". La bacio. "Lascia che il tuo papi si prenda cura di te".
In salute e in malattia, no?
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TI CIELO II // Pedro Pascal
Fiksi PenggemarSeconda parte di "TI CIELO", un anno dopo. DISCLAIMER: Questa è un'opera di fantasia con linguaggio spesso esplicito. Nomi, personaggi, luoghi ed eventi narrati sono il frutto della fantasia dell'autrice o sono usati in maniera fittizia. Qualsiasi...
