Qualche giorno dopo, decidiamo di farci coraggio e parlarne anche con i nostri genitori.
Lei è agitatissima. Forse teme che i suoi non la prendano bene e non la biasimo: è ancora molto giovane, con tutta la vita davanti. Non come me.
"Amore, rilassati okay? Ci sono qui io, qualunque cosa accada". Si gratta la testa. "Per loro sono ancora una bambina, figurati se pensano che sono in grado di crescerne una". Le accarezzo una guancia. "Sei la loro unica figlia, è normale. Credo pure, che sappiano che sei diventata un'adulta e hai la tua vita. Accetteranno le tue scelte, indipendentemente dalle loro".
È questo essere genitori: rinunciare al proprio primo posto, per metterci tuo figlio.
Io riuscirò a farlo?
All'inizio magari no, poi col tempo forse sì.
Si tratta di apprendere, come in ogni campo.
"Sanno che siamo sposati e che ovviamente facciamo sesso, ma questa è praticamente la prova definitiva. Mio dio, mia mamma ti farà il terzo grado". Sogghigno. "Non immagina nemmeno quello che combina il suo papi con la sua bimba". Ride. "Ecco, meglio che non lo sappia proprio. L'importante è che lo so io". Le mordo il labbro baciandola. "Abbiamo tempo per una sveltina, amor mío?".
Gliel'ho proposto per scherzo, giusto per distrarla, però dal modo in cui è rimasta in silenzio e mi guarda, non direi che sia solo per svago.
"Non mettermi in testa idee malsane, che poi sono costretta a seguirle".
Sfiora con le mani il cavallo dei miei pantaloni facendomi ansimare.
"Saranno qui tra meno di mezz'ora. Non possiamo rischiare".
Non sembra di questo parere, visto che sta ignorando completamente le mie parole per proseguire la sua 'esplorazione'.
"Dios mío, hai le dita freddissime".
Che non fanno che farmi rabbrividire ancora di più.
"Ma cosa abbiamo qui, papi? Ti ho sfiorato appena e già sei duro?". Sospiro. "Avevo ragione a dire che con te non riesco a tenermelo nei pantaloni per più di dieci minuti". Ride. "Non riesci neanche a non avere un'erezione, a quanto pare". Infila una mano nei miei boxer. "Continuo? Se non te la senti, smetto".
Mezz'ora basterà e avanzerà visto come sto.
Anche meno mi sa.
Faremo in tempo.
Dieci minuti dopo, si blocca di colpo.
"Riconoscerei il rumore della macchina dei miei tra mille, sono arrivati".
E io non sono affatto presentabile: sono mezzo nudo, accaldato e con una terribile voglia di finire il nostro discorso.
"Non posso mica lasciarti così, lasciami fare".
Merda. Merda. Merda.
Quando usa la bocca gioca sporco.
Non riesco a resistere.
Appena finisce, si da una rapida sistemata e si avvia verso la porta per aprirla. Io la seguo in silenzio.
Come fa ad essere così tranquilla? Io sto messo peggio di prima. Mi fischiano pure le orecchie.
"Non vorrai far vedere quel ben di dio ai miei genitori spero". Mi gratto la testa. "Scusa, sono sotto shock". E forse dovrei vestirmi. "Peccato che ci siamo dovuti limitare ai preliminari, ero già bagnata al pensiero di fare una sveltina con te, papi".
Respiri profondi, Pedro. Respiri profondi.
"Vorrei toccarti per assicurarmi che sia così, ma i tuoi sono qui fuori".
E preferirei evitare che mi vedano mentre ho le mani tra le sue gambe. D'accordo che siamo sposati e quant'altro, ma resta comunque la loro figlia.
"Non sai quanto avrei voluto le tue dita lì sotto". Poso un indice sulle sue labbra. "Giulia, te ne prego. Ti sentiranno". E non sarebbe bello. "Promettimi che più tardi continuiamo". Annuisco. "Appena saremo soli, ti chiudo in camera e non ti faccio uscire per giorni. Va bene?". Ride. "Ah, è quello che speravo di sentirti dire". Sogghigno. "Il tuo papi Pedro deve prendersi cura della sua bambina amorevole, no?". Mi bacia. "Sì, deve proprio".
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TI CIELO II // Pedro Pascal
FanfictionSeconda parte di "TI CIELO", un anno dopo. DISCLAIMER: Questa è un'opera di fantasia con linguaggio spesso esplicito. Nomi, personaggi, luoghi ed eventi narrati sono il frutto della fantasia dell'autrice o sono usati in maniera fittizia. Qualsiasi...
