Dopo aver tenuto un discorso di quasi mezz'ora sul libro, iniziano i veri e propri festeggiamenti.
Tutti sono entusiasti e non fanno altro che complimentarsi con Giulia.
I suoi genitori sembrano al settimo cielo e sono felice che siano fieri di lei, come al solito.
Le mie sorelle e mio padre lo stesso. È ormai parte della nostra famiglia e non potrebbe essere altrimenti.
"Sei felice per lei, a quanto vedo". Roberto mi abbraccia e io ricambio. "Vorrei che realizzasse tutti i suoi sogni, nessuno escluso". E l'aiuterò a far si che accada. "È questo l'amore deduco". Annuisco. "È proprio questo".
Dopo aver chiacchierato con tutti, torna da me.
"Sono orgoglioso di te, amore". Mi bacia. "Senza di te non ci sarei riuscita. Senza di te, tutto questo, non ci sarebbe mai stato. Grazie per essere entrato nella mia vita". Vuole farmi piangere, è ufficiale. "Grazie a te per essere nella mia e per non aver mai lasciato la mia mano". Sollevo il bicchiere. "Dovresti fare un discorso, amor mío".
Si posiziona al centro della sala e inizia a parlare.
"Spero che il mio romanzo vi piaccia, vi volevo ringraziare per essere venuti tutti qui a festeggiare con noi. Vi voglio bene, siete la mia famiglia tutti, nessuno escluso. Questo libro descrive la nostra storia, com'è nata, com'è proseguita, come sta andando e come andrà in futuro. La vera ispirazione è quell'uomo lì, che si nasconde dietro al bicchiere perché si vergogna, e questa piccolina qui che si muove". Sorrido. "Il titolo racchiude tutto: i nostri viaggi, le nostre promesse, il nostro amore. Non avrei potuto sceglierne un altro". Si volta verso di me. "Ti cielo, Pedro".
Appena finisce di pronunciare quelle parole, la vedo fare una smorfia.
"Cazzo!". Mi avvicino e le accarezzo una guancia. "Che succede?". Sbarra gli occhi. "Mi si sono rotte le acque!".
Oh mio dio. Nostra figlia sta nascendo.
Lo sta facendo sul serio.
Ha scelto un momento importante per farlo. Un'ottima entrata in scena, direi.
Tutti quanti ci precipitiamo in ospedale.
Io non sto più in me, non sto capendo nulla.
"Sto malissimo".
La aiuto a farla respirare come ci hanno detto al corso di preparazione.
"Non inizierai ad insultarmi come fanno vedere nel film, vero?". Accenna un sorriso. "No, almeno credo". Le stringo la mano. "Se dovesse farti stare meglio, fallo pure". Mi bacia. "Dimmi che mi ami". Sorrido. "Ti amo, amore. Te quiero". Chiude gli occhi. "Anche io ti amo".
Non oso immaginare il dolore che stia sentendo in questi istanti.
Vorrei poter fare qualcosa di concreto per porre fine alle sue sofferenze, ma non posso.
Dipende tutto da lei e dai medici adesso.
Io posso solo starle accanto.
"Come si sente, Giulia? Si vede la testa, dobbiamo portarla in sala parto". Ha uno sguardo spaventato, mentre mi guarda. "Vieni con me, te la senti?". Annuisco. "Non posso lasciarti da sola".
Dopo ore interminabili, in cui ho rischiato di svenire un paio di volte, siamo tutti e due nella camera a guardare con occhi sognanti nostra figlia: Veronica.
È bellissima, come immaginavo.
Ha la bocca di Giulia e anche il naso.
Dovrebbe avere pure una fossetta.
"Credo che abbia i tuoi occhi". Sorrido. "Pare di sì. Spero li abbia verdi come i tuoi". Le bacio il naso. "Chiamiamo i parenti? Sono fuori che aspettano di vederla". Scuote la testa. "Tra poco. Voglio godermi questo momento con te. La nostra famiglia è al completo, papi. Adesso sei un papi sul serio". Sogghigno. "Solo tu puoi chiamarmici, non scordarlo. Tu sei la mamma più bella di tutte invece".
Vorrei poter catturare questo momento e tenerlo con me per il resto della vita.
Difficilmente riuscirò a scordarlo in ogni caso.
Sono padre.
Vorrei che mia madre mi vedesse ora.
C'è una parte di lei qui.
La vedo nella nostra piccola Veronica e non solo nel nome.
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TI CIELO II // Pedro Pascal
FanfictionSeconda parte di "TI CIELO", un anno dopo. DISCLAIMER: Questa è un'opera di fantasia con linguaggio spesso esplicito. Nomi, personaggi, luoghi ed eventi narrati sono il frutto della fantasia dell'autrice o sono usati in maniera fittizia. Qualsiasi...
