Capitolo 13

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"Dovresti accettare. È un'occasione più unica che rara". Sospiro. "Senza di te e il bambino non vado da nessuna parte". È fuori discussione.
"Sarebbero pochi mesi, noi ce la caveremo". Scuoto la testa. "Non voglio perdermi nessun momento di questo viaggio. Lo abbiamo iniziato insieme e lo finiremo insieme". Mi bacia la guancia. "Oppure possiamo venire con te". Sorrido. "Noi tre a New York? Sarebbe un sogno". Annuisce. "Tu lavoreresti a teatro, io potrei continuare a fare le traduzioni e il bimbo crescerebbe con entrambi".
Le chiedo molto.
Dovrebbe lasciare la famiglia e i suoi amici per dei mesi interi solo per seguirmi.
Mi sento in colpa nel metterla di fronte ad una simile scelta.
Immagino che non sia facile.
"E non pensare al fatto che debba lasciare tutti: la mia famiglia sei tu adesso". Mi prende una mano e la appoggia sopra la sua pancia. "Siete voi due".
Sto per mettermi a piangere, sul serio.
Più passa il tempo, più mi pare assurdo che diventeremo genitori.
"Sei sicura di voler partire? Posso rifiutare il lavoro senza problemi, ce ne saranno altri".
E anche se non ce ne fossero, non mi importerebbe.
Ciò che conta è starle accanto.
"Non devi rinunciare ai tuoi sogni, possiamo realizzarli insieme". Mi prende per il colletto della maglietta e mi attira a lei. "Sbaglio, o abbiamo un argomento in sospeso?".
Siamo stati interrotti sul più bello dalla chiamata di Roberto.
"Il tuo papi ti deve un orgasmo mi sa". Sogghigna. "Solo uno? Per chi mi hai presa?". Rido. "E quanti ne vorresti, sentiamo". Alza un sopracciglio. "Fin quando non ti dirò di smettere".
Abbiamo persino da festeggiare questa splendida notizia: andremo a New York tutti e tre.
Saranno solo pochi mesi, ma comunque si tratta di diverso tempo lontano da casa e da tutti.
In realtà, è da un po' che penso ad un'idea malsana e devo parlarne con Giulia.
Non so se le piacerà, tentare non nuoce.
"E se ci trasferissimo in Messico? Io, te e il bambino. Prendiamo una casetta lì, magari vicino a quella di Frida Kahlo". Sbarra gli occhi. "In modo permanente dici?". Annuisco. "Magari allarghiamo pure la famiglia. Non necessariamente con bambini, s'intende, possiamo prendere dei cani, dato che siamo entrambi allergici ai gatti. Così nostro figlio potrà giocarci".
Se chiudo gli occhi, già posso vederci tutti e tre nella casa ad assaporare ogni momento.
"I Pascal in Messico? Lo adoro. E adoro il progetto di allargare la nostra piccola famiglia. Quando ci trasferiamo?". Sorrido. "Amore, prima dobbiamo trovare casa, poi organizzare tutto. Non possiamo partire subito". Sbuffa. "Peccato, l'avrei fatto".
Stare nel letto abbracciati dopo aver preso una decisione simile, mi fa sentire in pace con me stesso.
Non vorrei essere in nessun altro posto al momento se non qui.
"In Messico io e te soli soletti senza i parenti e gli amici in giro, significa solo una cosa: tanto tantissimo sesso col tuo papi Pedro". Mi si siede a cavalcioni sopra. "Ah papi, non immagini quanto ti vizierò laggiù". Le bacio la fronte. "E quanto io lo farò con te, mi luz. Puoi starne certa".
Praticamente come è successo durante il nostro viaggio, ma forse più intenso.
In quell'occasione era solo una cosa momentanea, stavolta sarebbe stabile.
Pensandoci bene: non aveva tutti i torti a dire di voler partire subito.
Conterò i giorni che mi separano da quel momento.

TI CIELO II // Pedro Pascal Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora