«Questa è davvero l'ultima volta» attesta Manuel.
«Non ci credi manco tu» gli fa presente Simone, accennando una risata. Che in realtà lo spera non sia l'ultima, lo fa sempre, sebbene la propria parte più razionale lo sgrida e gli ricorda che dovreb...
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In ospedale gli hanno detto che non è nulla di grave e lui ci crede.
Più o meno.
Insomma, ha dolori ovunque - anche in posti dove credeva non fosse possibile - ma il medico lo ha rassicurato che passerà presto e quindi si sforza davvero di ritenere veritiera una simile informazione.
Di fatto, non ha segni visibili addosso: crede che la cintura lo abbia premuto un po' troppo contro il sedile e un livido spunta sotto ad un occhio. Per il resto, è davvero tutto intero e privo di ferite.
In modo irrazionale, quasi ha sperato di farsi più male. È un pensiero alquanto sciocco che, delle volte, gli ronza in testa, come se ciò servisse a vedere chi davvero tiene a lui.
Illogico, a tratti persino egoista.
È che la morte - o il pericolo di essa - fa vedere le cose da una prospettiva diversa, innesca nelle altre persone una sensazione di angoscia e paura, di una perdita di controllo che non si ha mai avuto.
Manuel si passa una mano sul volto, cercando di scacciare dei simili pensieri. È sdraiato sul letto della sua camera a pancia in su, nella penombra - perché la luce troppo forte gli fa venire mal di testa.
Il cellulare giace al suo fianco, sul materasso. Una leggera vibrazione proveniente da esso cattura la sua attenzione. Non ha nemmeno tanta voglia di rispondere. Solleva l'apparecchio con una mano. Appena lo ha davanti alla faccia, lo schermo si illumina. Appaiono due notifiche di WhatsApp.
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Ci clicca sopra con l'indice, per vederne l'anteprima senza effettivamente aprire la conversazione.
Meno male che dovevi avvisarmi quando tornavi a casa.
Posso venire un attimo? Hai la porta chiusa.
La porta è chiusa per un motivo, pensa Manuel.
Scuote il capo. Non risponde subito, sebbene un primo istinto lo spinga a farlo. Dopo ciò che è accaduto qualche sera prima, non sa neppure se davvero possa sostenere un dialogo senza cadere a pezzi - in ogni senso possibile.
Gli ci vuole mezz'ora circa per convincersi a replicare alla chat.
Sbuffa quando afferra di nuovo il telefono e rapido digita:
Simo già ho sentito per 40 minuti mamma urlare
Non me va proprio
Buonanotte
Spera sia qualcosa di esplicativo e che tutto termini lì. E invece una risposta arriva nell'immediato: