Questa volta quella voce non era melodiosa come quella di un fantasma: era di una persona reale ma che Ginevra avrebbe preferito che non lo fosse. Non si girò a guardarlo negli occhi e rimase immobile. Sentiva che si stava avvicinando a lei. Sollevò lo sguardo.
"Cosa ci fai qui Erik?" chiese senza staccare lo sguardo dalla finestra di fronte a lei.
"Potrei farti la stessa domanda." rispose lui calmo.
Lo sentiva vicino. Ancora un passo in avanti e sarebbe riuscito ad abbracciarla.
"Non ho voglia di litigare, vattene." disse secca.
Erik aveva appena appiccato il fuoco della rabbia dentro di lei e in un attimo si era divampato nel suo corpo.
"Me ne andrò insieme a te."
Prima che Ginevra potesse rispondergli, Erik scattò e l'abbracciò da dietro, schiacciandola su di sé. Sorpresa dai suoi movimenti rapidi, provò a dimenarsi e a staccare le sue braccia dal suo corpo. Si sentiva imprigionata tra le sue braccia. Si dimenava con tutte le sue forze, senza però riuscire a uscirne. Fisicamente, lui era più forte.
"LASCIAMI ERIK!!" urlò infuriata.
"No, non ti lascerò sbagliare ancora."
"Se stare lontana da te è un errore, sono felice di sbagliare."
Cercò di concentrarsi sul da farsi. Poteva farsi spegnere dalla paura, urlare, arrendersi. Sentiva che il ghiaccio della paura la stava lentamente congelando, che il fuoco della rabbia si stava spegnendo a causa del lupo freddo, che Erik la stava uccidendo dentro trasmettendole paura e impotenza. Ma quella non era la scelta che voleva fare. Non voleva congelarsi, essere fredda e spaventata: voleva essere arrabbiata, infuocata, che il lupo della rabbia avesse la meglio. Desiderava che le colorasse gli occhi di arancione, o ancora meglio, di rosso. Quelli sì che gli avrebbero fatto paura. Lasciò che le fiamme dentro di lei bruciassero tutto quello che poteva essere bruciato: il dolore che le aveva inflitto, le bugie, la falsità...
Vuoi farlo soffrire, vuoi farlo soffrire...
Le fiamme si alzarono fino a farle cambiare il colore degli occhi: quel castano divenne arancione dopo che lei ebbe chiuso e riaperto le palpebre.
"Ti odio."
Ginevra non urlò, lo disse con un tono talmente freddo da congelare Erik per qualche secondo. Quelle due parole ci riuscivano sempre.
Prima di parlare, Erik avvicinò la bocca al collo di Ginevra.
"Amami. Sarebbe tutto più facile." sussurrò leggermente sensuale.
Ginevra scostò il collo verso sinistra per allontanare la testa da lui. Le dava fastidio il suo fiato fosse così vicino a lei. Le infreddoliva il collo.
"Odiami. Sarebbe tutto più facile." disse con lo stesso tono freddo di prima.
Quanto avrebbe voluto essere odiata da lui.
Respirò profondamente. Nel momento in cui espirò, le venne un'idea che non tardò ad attuare.
"Tre, due, uno..."
Ginevra spostò con violenza la testa verso destra fino a colpire con forza la tempia di Erik.
"AHIA!"
Istintivamente tolse le mani dal corpo della ragazza, allontanandosi. Ginevra non sprecò quei pochi secondi. Si girò di scatto e gli tirò un pungo in pieno petto. Erik per mantenere l'equilibrio fece qualche passo indietro, lasciando il tempo a Ginevra di raggiungere le finestre. Con la rabbia che le bruciava dentro, prese la maniglia e cercò di aprire la finestra e uscire. Dopo il minimo movimento, però, la maniglia si bloccò. La sollevò con più forza, ma non si apriva: era chiusa a chiave.
Erik tese le labbra in un sorriso divertito.
"Le bidelle chiudono sempre le finestre appena una classe esce da scuola." spiegò fin troppo felice.
Lo sguardo di Ginevra tornò sull'ex. L'unica via d'uscita era la porta dietro di lui.
Non c'era scampo. Il ghiaccio della paura stava per arrivare alla base del fuoco e rischiava di spegnerlo.
Ma non poteva rimanere congelata. Doveva trovare qualcosa per alimentare le fiamme, ma cosa? Cercò di ricordare tutto il dolore che aveva sofferto per colpa sua: era il combustibile migliore.
"Sei chiusa qui dentro." continuò freddo il ragazzo.
Ginevra si sentiva divisa in due. Il lupo della rabbia e il lupo della paura combattevano contro di lei. Il primo la rendeva forte, viva, il secondo la rendeva debole, morta. L'animale di fuoco fece un ringhio a quel pensiero, che Ginevra espresse con un'espressione arrabbiata. Il lupo della paura si lanciò verso il lupo della rabbia, e lì iniziò la guerra. Ginevra non sapeva cosa provare: rabbia, paura, rabbia, paura, rabbia, paura... rabbia.
"Ti sta facendo soffrire troppo, fagli di peggio." ululò l'animale di fuoco.
"Non puoi fare niente, puoi solo subire." ululò l'animale di ghiaccio.
Erik si avvicinava a Ginevra, la quale era con le spalle al muro, senza via d'uscita.
"Sei senza via d'uscita." continuò lui, come se l'avesse letta nella mente.
Quel pensiero diede forza al lupo freddo. Il fuoco si stava spegnendo, lasciando spazio al ghiaccio. Doveva curare l'animale bollente, ma come? Quello che di solito lo alimentava non funzionava. Doveva provare rabbia, ma non riusciva a provarne. I suoi occhi si spensero fino a tornare castani.
"NO." infuriò il lupo della rabbia.
Ma ormai non gli restava molto. La rabbia stava diventando sempre meno, il lupo era ferito e l'animale di ghiaccio sempre più forte. Presto il lupo della rabbia sarebbe morto e la paura avrebbe vinto.
"Jonathan è uscito all'una. Ora è lontano. Non verrà a salvarti."
Ginevra lo guardò dritto negli occhi. Quel pensiero era stato formulato
per spaventarla, ma lei non cedette al ghiaccio. Il lupo della paura era forte, ma non più di Ginevra.
"E chi ti ha detto che ho bisogno di lui per uscire da qui? Cosa ti fa pensare che io non possa farcela da sola?" chiese con un sorriso sicuro di sé.
Una cosa che odiava era essere sottovalutata. Quando le dicevano che non riusciva a fare qualcosa, andava in bestia e faceva di tutto per dimostrare il contrario.
La persona che aveva alimentato il ghiaccio, aveva acceso il fuoco. Una scintilla riaccese le fiamme dentro di lei. Il lupo della rabbia divenne sempre più forte, sciogliendo il ghiaccio e indebolendo la nemica sempre di più. In pochi istanti, scomparve del tutto.
Vuoi farlo soffrire, vuoi farlo soffrire...
Tutto si incendiò: i suoi occhi si accesero di nuovo, diventando di un arancione vivo. Il suo unico desiderio era quello di dimostrare che ce l'avrebbe fatta da sola.
Erik si avvicinava a passi lenti senza abbassare il sorriso, guardandola negli occhi. La ragazza rimase immobile con uno sguardo serio e infuriato.
"Perché hai gli occhi arancioni?" domandò lui come se stesse chiedendo dove fosse il bar più vicino.
"Per mostrarti la mia rabbia." rispose tagliente, senza interrompere il contatto visivo.
Appena arrivarono abbastanza vicinə, la ragazza colpì la spalla di Erik con tutta l'ira che provava. Il ragazzo finì sdraiato sulla cattedra e rischiò di far cadere il computer. Ora davanti a lei non c'era niente, solo un corridoio che l'avrebbe condotta lontana da lui, al paradiso. Corse verso l'unica via d'uscita come non aveva mai fatto e afferrò la maniglia. Stava per raggiungere il paradiso... quando ripiombò nell'inferno. Erik l'aveva presa da dietro prima che potesse abbassarla. La staccò con violenza dalla porta, rischiando di rompere la maniglia.
"Non cercare di sfuggire da me, tanto non ci riusciresti." disse calmo, ma senza riuscire a nascondere la sua voce manipolatrice.
Erik la strinse a sé fino a immobilizzarla completamente. Quella frase congelò una piccola parte di quell'immenso fuoco: la paura non sarebbe mai stata sconfitta per sempre, in un piccolo angolo sarebbe sempre rimasta. Ma non voleva che regnasse nella sua testa. La regina era la rabbia e nessuno l'avrebbe spodestata dal suo trono. Lei aveva
qualcosa che la paura non aveva: la capacità di trasformarsi in forza.
"E invece sì." dichiarò a denti stretti.
Erik fu più veloce di lei: prima che Ginevra potesse dargli una violenta testata si ritrovò con le spalle al muro vicino alla porta, le braccia lungo il corpo bloccate dalle mani di Erik. Ma nonostante tutto la rabbia regnava, gli occhi restavano arancioni, ma lui non li vedeva come un pericolo.
"Sai, ho questi occhi quando sono arrabbiata e voglio farti soffrire. Non ti consiglio di rimanere." spiegò Ginevra.
Erik non comprese la gravità della situazione.
"So che non ci riusciresti. Sei troppo buona."
"Tu dici?" chiese con un sorriso di scherno.
"È Jonathan che ti ha resa così. Tu non lo vorresti." disse a denti stretti.
"E chi te l'ha detto? Non sai chi è la Ginevra che hai di fronte. È una Ginevra diversa da quella che hai conosciuto. Non è l'angioletto che crede a tutto quello che dici. Sei stato tu ha rendermi una persona forte, fredda, capace di ferirti profondamente con delle parole che tagliano più del vetro. E tutto questo perché ero troppo poco per te. Mi hai distrutta, ora pagane le conseguenze."
Il braccio destro di Ginevra riuscì per un attimo a staccarsi dal muro. Ma il suo pungo serrato non arrivò alla spalla di Erik. Il ragazzo riuscì a trattenerla e a schiacciare con più forza gli arti superiori della ex.
"Sono qui per scaldarti."
"Non voglio essere scaldata da te."
Erik scosse la testa.
"Non sai quello che dici."
"Sì inv..."
Non le lasciò finire la frase. Avvicinò velocemente le sue labbra e le sovrappose a quelle di Ginevra.
La nausea si aggiunse alla rabbia. Sentiva che stava per vomitare e considerò l'idea di farlo su di lui. Dopo tutto quello che le aveva fatto, se lo sarebbe meritato.
Le labbra di lui si muovevano insistenti sulle sue, senza fermarsi un attimo, mentre lei teneva le sue immobili e chiuse. Non era un bacio dolce, era molto passionale: se Ginevra avesse ricambiato, sarebbero finitə su qualche banco o sul pavimento.
"Smettila di subire, combatti!" ululò dentro di lei il lupo della rabbia.
Sempre l'animale bollente le diede un'idea che lei attuò senza pensarci.
Le labbra di Erik si separarono di botto per urlare di dolore.
"AHIA."
Ginevra aveva concentrato tutta la sua forza e la sua ira in un calcio finito sulla sua gamba.
"Pensavi davvero che saresti riuscito a domarmi?" disse lei infuriata.
"Calmati, tu non sei così."
"TU NON MI CONOSCI!"
Erik le si avvicinò di nuovo. Prima che lei potesse respingerlo si ritrovarono nella stessa posizione di prima. Le punte dei suoi piedi erano schiacciate contro quelle della ragazza. Quel gesto non fece altro che alimentare l'immenso fuoco della rabbia che già bruciava dentro di lei.
"Voglio farti ragionare, e questo è l'unico modo che ho."
Era talmente vicino alle sue labbra che Ginevra poteva respirare le sue parole.
Lui manteneva calma, noncurante del pericolo a cui andava incontro.
"NON VOGLIO RAGIONARE!"
"Sì invece. Tu vuoi ragionare."
"NO!"
Le labbra di Erik si appoggiarono sul collo di Ginevra. Ancora una volta, la nausea le prese lo stomaco. Dopo un paio di baci, i loro sguardi si incrociarono di nuovo.
"Perché non mi dai qualche bacio? Prova, magari ti piace." sussurrò lui.
"Perché ti odio."
"So che è una maschera, in realtà mi ami."
"Io non metto maschere come te." disse guardandolo dritto negli occhi.
Erik non riuscì a mantenere il contatto visivo. Tese le labbra in un
sorriso, come se tutt'uno tratto si fosse ricordato di una cosa divertente.
"Sai come sei finita qui?" chiese lui.
Ginevra si accigliò. Ora che ci pensava, non se l'era chiesto.
"Ho chiesto a Mark, il ragazzo di Amalia, di spingerti in un'aula e di controllare che non uscissi. Non si è neanche dovuto sforzare troppo, visto che tu non hai fatto niente per uscire."
Ginevra avrebbe voluto lanciargli un banco addosso. Aveva chiesto a Mark di spingerla in quella trappola, e lui aveva accettato. Il solo pensiero che l'avesse trattata come un uccellino in gabbia la fece infuriare ancora di più. Odiava essere trattenuta in qualsiasi modo. Sentì di nuovo le palpebre pesanti, come se i suoi occhi stessero diventando arancioni. Ma le sue iridi erano già cambiate. Chiuse gli occhi. Erik le prese i polsi, ma lei non ci fece caso. Era concentrata su quello che stava accadendo dentro di lei. Sembrava che le fiamme dentro i suoi occhi stessero diventando più calde.
Erik non parlò, ma Ginevra si accorse che le sue labbra si stavano avvicinando al suo collo. Si appoggiarono per un secondo, poi le ritrasse. Mentre il ragazzo avvicinava il viso, lei aprì gli occhi. Preso dalla paura, Erik si allontanò di scatto. Ansimò dalla paura, come se avesse appena visto un mostro. In effetti, lei con quelle iridi lo spaventava più di un'orda di zombie.
"I... i tuoi occhi." mugolò.
Le sue iridi non erano cambiate molto. Una sottile striscia di rosso circondava le pupille. Erano inquietanti e belle allo stesso tempo. Per Erik però erano solo spaventose
Nonostante Ginevra non potesse vedere i suoi occhi, sapeva cosa fosse successo.
"Immagino che tu ora abbia paura di me." disse con un sorriso di sfida.
Erik tremava leggermente. Non era mai riuscito a controllare quella paura.
Ginevra si mise lo zaino su una spalla.
"Fai bene."
La ragazza si voltò e uscì dall'aula.
L'ex non cercò neanche di fermarla: era pietrificato dal terrore.
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Tutto Normale
ParanormalCOMPLETA IN REVISIONE (LO SARÀ) Ginevra è triste come non mai: Erik, il suo ex fidanzato, l'ha appena mollata, lasciandola annegare in un oceano di dolore e insicurezze. Ma un misterioso ragazzo dai capelli corvini entrerà improvvisamente nella sua...