CAPITOLO 34: SGRETOLAMENTI

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Il suo sonno tranquillo e senza sogni non durò fino al suono della sveglia.

Il suo inconscio l'aveva portata di fronte alla scritta. Non c'era molta luce: era notte. Di fronte a lei, a un braccio di distanza, apparve Erik. Un sorriso di sfida riempiva il suo viso. Indossava una felpa e un paio di jeans, entrambi di un azzurro freddo, tendente al grigio.

Più Ginevra lo guardava, più si sentiva fragile. Percepiva dentro di sé la tristezza, e poco dopo si rese conto perché. Indossava quel vestito lungo e nero e quel paio di tacchi che odiava fin dal primo sogno.

Erik non diceva niente, si limitava a scrutarla in tono di sfida. Le lacrime premevano per uscire dagli occhi di Ginevra.

Il braccio destro di Erik era stretto in un pugno. Delle scariche elettriche di un azzurro freddo baluginavano intorno all'avambraccio e alla mano. La forza del suo braccio aumentava insieme alla tristezza di Ginevra. Per un momento, i loro sguardi si incrociarono. Gli occhi di Erik non erano del suo solito azzurro: era un colore più freddo, come quello dei jeans e delle saette intorno all'avambraccio. In quegli occhi, Ginevra vedeva il ghiaccio più freddo al mondo.

La mossa fu inaspettata. Erik le tirò un pugno con la mano illuminata dalle scariche elettriche. Arrivò dritto nel petto di Ginevra, anzi, al cuore. Era un colpo molto più forte di quelli che aveva ricevuto. La ragazza si distrusse come un vetro fragile colpito da una pallonata. Dove prima c'era Ginevra, ora c'erano tanti pezzi piatti e scheggiati. Erik l'aveva appena fatta a pezzi.

Il ragazzo osservò con lo stesso sorriso di sfida i cocci sull'asfalto.

"Ops..."

Ginevra era a pezzi, ma nonostante si sentisse morta, era ancora viva.

Ginevra!!

Non era la voce del lupo della rabbia, ma quella di Jamila. Appena Erik l'aveva lasciata, l'unica a esserci era stata lei.

Sei più forte di così.

Quella frase Ginevra se la ricordava bene: era una delle frasi che Jamila aveva usato per consolarla.

Ringraziò che la sua mente funzionasse ancora. Almeno, una fiamma di rabbia si era accesa.

Sei più forte di così. ripeté con un tono più sicuro.

Con quelle parole, Jamila divampò il fuoco dentro di lei. Quella frase si ripeteva nella sua testa come il ritornello di una canzone estiva, facendola arrabbiare sempre di più.

Sei più forte di così.

L'ira era come una calamita: attirava lentamente a sé i pezzi di Ginevra. I cocci si sollevarono da soli, come spinti dal vento. Si univano piano piano, uno con l'altro, sotto gli occhi increduli di Erik. Lentamente si stava ricomponendo, e lui non poteva fare niente per fermarla.

"Ma..."

Erik rimaneva a bocca aperta mentre i frammenti di Ginevra si mettevano insieme.

Dopo lunghi secondi di attesa, eccola. La ragazza era in piedi di fronte a Erik. Si era rialzata, era rinata. Non indossava più il vestito e i tacchi, ma indossava una felpa, dei leggings e un paio di sneakers, tutti color arancione vivo.

Guardava con uno sguardo fiero colui che l'aveva distrutta con due occhi dello stesso colore dei vestiti. Sul suo viso apparve un sorriso di sfida che fece tremare Erik. Ora era lui quello vulnerabile.

"Avrei dovuto bruciarli quei pezzi." disse senza staccare gli occhi dalla ragazza, ancora incredulo.

"Anche se mi avessi bruciata, sarei riuscita a ricompormi. È il fuoco che mi dà forza."

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