Camminò a passo svelto fino alla fermata dell'autobus, anche se era sicura che Erik non la stesse seguendo. Lì aspettò solo qualche minuto. Quando il pullman si fermò, Ginevra si sorprese nel vederlo. Pensava che si stesse allenando. Appena salì, Jonathan si precipitò ad abbracciarla.
Non la lasciò andare neanche quando il veicolo ripartì e i due finirono contro il plexiglass davanti i sedili. Il ragazzo si sedette continuando a tenerla tra le braccia.
"Non pensavo che saresti venuto." confessò lei una volta che si sistemò sul sedile.
Jonathan piegò le labbra in un sorriso.
"Ho avuto così tante visioni che mi stava girando la testa."
Ginevra non ci aveva pensato.
"Ho un po' di cose da raccontarti." cominciò lei.
La ragazza spese tutto il viaggio a spiegargli tutto quello che aveva scoperto. Lui non sembrava annoiarsi per niente, anzi: le chiedeva più dettagli possibili, nonostante rimanesse scioccato dopo ogni parola che la ragazza diceva. Si riprese solo quando Ginevra lo avvisò che erano arrivati a destinazione.
Scesero dall'autobus e Jonathan insistette per accompagnarla a casa. Ginevra non si oppose e si godette quella camminata con il fidanzato.
Quando la ragazza fu sola nella sua stanza, chiamò Jamila e Raven per raccontarglə tutto. Ebbero la stessa reazione del fidanzato, tanto che per un attimo Ginevra pensò che fosse caduta la linea.
A Ginevra le vacanze di Natale sembrarono troppo corte. Non aveva fatto chissà che cosa, eppure in un attimo era arrivato l'ultimo giorno di vacanza. Preparò tristemente lo zaino per il giorno dopo mentre parlava con Jamila al telefono. Parlavano di quanti film avevano visto e di come avevano passato il Capodanno.
"La mattina dell'ultimo dell'anno ho fatto un altro giro in moto con Melissa, e ora so meglio come la guida." raccontò Ginevra mettendo nello zaino il libro di inglese.
"Potresti fare la patente per la moto." osservò Jamila.
Ginevra scosse la testa.
"In realtà non vado matta per i due ruote." disse prendendo un quaderno.
Parlarono ancora una mezz'ora prima di chiudere la chiamata.
Quando Ginevra si svegliò, sembrava che quella notte avesse dormito solo tre minuti. Non riusciva né ad abbandonare il letto né a tenere gli occhi aperti. Quando finalmente si alzò, camminò come uno zombie fino alla cucina e fece colazione. Si svegliò definitivamente solo quando sbatté contro la porta del bagno. Quando si lavò la faccia sciacquò anche il bernoccolo che le si era formato sulla fronte.
Sull'autobus provò a riposarsi un po', ma l'unico risultato che ottenne fu quello di essere ancora più stanca di prima. Tanto per migliorare la giornata, alla seconda ora Ginevra fu interrogata in filosofia, e ogni tre secondi sbadigliava. Si svegliò del tutto durante l'intervallo, dopo aver preso una cioccolata calda con Jonathan. Non sapeva se l'avesse svegliata il cioccolato o il calore della bevanda, che le aveva bruciato la lingua.
"Che hai fatto in queste due ore?" chiese lui prima di bere un sorso di cioccolata.
Ginevra alzò le spalle.
"Alla seconda ora sono stata interrogata in filosofia."
"E com'è andata?"
"Bene. Ho preso sette più."
"Brava. Io ho preso sei e mezzo in matematica, anche se meritavo di più. Sembra che la Toschi ce l'abbia un po' con me." si lamentò lui.
Ginevra lo guardò sorridendo. Lo trovava stupendo anche quando si lamentava.
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Tutto Normale
ParanormalCOMPLETA IN REVISIONE (LO SARÀ) Ginevra è triste come non mai: Erik, il suo ex fidanzato, l'ha appena mollata, lasciandola annegare in un oceano di dolore e insicurezze. Ma un misterioso ragazzo dai capelli corvini entrerà improvvisamente nella sua...