CAPITOLO 31: FUGA

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Le chiavi del motorino di Erik erano rimaste per tutto il tempo sul marciapiede e lui non se n'era neanche accorto.

Con quella decisione, l'impulsività aveva preso di nuovo il sopravvento. Le decisioni razionali erano finite, ora aveva bisogno di pazzia per andarsene da lì.

Jonathan la guardava con uno sguardo tra il riconoscente e il confuso. Si era accorto che la fidanzata stava tramando qualcosa, ma non capiva cosa.

La moto era dall'altra parte della strada, vicino a dove si erano nascosti Erik e il suo gruppo.

"Seguimi." disse secca, prima di lanciarsi verso l'unica via di fuga.

Jonathan non capì subito le intenzioni della fidanzata, ma ormai ci era abituato.

Ginevra prese le chiavi da terra talmente in fretta che si graffiò la mano. Attraversò la strada in un attimo.

Appena arrivò alla moto non pensò ai rischi che correva, vedeva quel due ruote come unico modo per scappare. Si sedette sul sellino e inserì le chiavi nel primo buco che vide. Fortunatamente, era quello giusto.

Quando Jonathan salì dietro di lei e l'abbracciò per la vita. Aveva capito che quel giorno avrebbe fatto il suo primo giro in moto.

"Ma sai guidare una moto?" fu la prima domanda che lui le rivolse, ancora ansioso all'idea.

"Ho visto un paio di volte mia cugina guidarne una identica, non dovrebbe essere così impossibile." disse Ginevra armeggiando con i comandi.

"Quindi non ne hai mai guidata una."

"C'è sempre una prima volta." rispose senza perdere la concentrazione.

Si rese conto che da Melissa non aveva visto molto: notò un sacco di pulsanti che non aveva notato.

Diede una spinta decisa al pedale che pensava servisse per accendere la moto. Era sicura che fosse giusto, ma non successe niente: era più duro di quanto pensasse.

"Dai, parti." disse scalciando di nuovo, questa volta con più forza.

Ginevra continuò martellarlo di colpi finché il rombo di accensione non lə fece sobbalzare.

Diede una veloce occhiata all'altro marciapiede. Erik si era rialzato appena aveva sentito il motore accendersi.

"La mia moto!" urlò, e, barcollante, si lanciò verso di loro.

Lo sguardo di Ginevra tornò bruscamente sul manubrio, alla ricerca della frizione. La trovò subito e la premette. Mise la prima nel modo che si ricordava, ma non partirono.

"Ginevra cosa stai facendo?" urlò ancora una volta Erik.

Non rispose, ma capì il modo giusto per mettere la prima. Partì bruscamente. La moto fece un balzo in avanti un attimo prima che Erik arrivasse. Entrambə sobbalzarono e Jonathan si strinse alla fidanzata.

Appena Ginevra si rese conto di essere in strada, rimase molto incurvata in avanti, quasi con il petto attaccato al manubrio. Scivolavano lungo la lieve discesa. Nonostante la semplicità della guida in quel momento, non poteva definirsi tranquilla. Arrivò a toccare i venti all'ora quasi senza accorgersene.

I problemi sarebbero cominciati di li a poco: non mancava molto a una piccola rotonda. Appena questa entrò nel suo campo visivo, sbiancò dalla paura. Sapeva come andare dritta, ma non era sicura di saper curvare senza schiantarsi. Aveva visto in molti film che il protagonista semplicemente girava il manubrio, ma Ginevra non era del tutto rilassata. Lei e Jonathan erano senza protezioni, e ogni urto avrebbe potuto trasformarsi in qualcosa di grave. Era stata un'idea stupida non prendere i due caschi lasciati sul marciapiede vicino alla moto, ma con l'ansia di partire e andarsene non ci aveva fatto caso.

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