Ginevra non riusciva a frenare le emozioni. Dentro di lei c'era spazio solo per le sensazioni positive.
Chiamò Jamila dopo pranzo e le raccontò di quella mattinata. Era al settimo cielo quando scoprì che Ginevra si era messa con Jonathan.
"Lo sapevo che vi sareste messi insieme. Si vedeva fin dall'inizio." disse Jamila.
"Sì, fin dall'inizio." commentò sarcastica.
"Io lo vedevo fin dall'inizio." precisò.
Quella frase fece sorridere Ginevra.
"Lui è così gentile con me: mi fa sentire bene, mi ascolta, mi fa complimenti sinceri... Mi trovo veramente bene con lui." disse sognante.
Un sorriso illuminò il viso di Jamila al pensiero che l'amica stesse così bene.Il messaggio di Jonathan la fece alzare dal letto su cui stava ascoltando la musica.
"Amore, ci vediamo tra mezz'ora in spiaggia?"
Ginevra rispose con un "Certo amore" e si avvicinò all'armadio. Scelse un paio di pantaloncini neri e li abbinò a una maglietta corta e bianca, si spruzzò un po' di deodorante e uscì.
Nella sua testa c'era un solo pensiero: vedere il sorriso di Jonathan e farsi travolgere dalla sua positività.
Camminava su una stradina secondaria, costeggiata da bar, piccoli negozi, abitazioni e vicoletti. Ci passava appena una macchina, anche se di solito nessuno percorreva quella strada in auto: i guidatori preferivano la strada principale. Un leggero brusio provocato dalle persone sedute ai tavolini all'aperto riempiva il silenzio. Una farfalla dalle ali nere svolazzava davanti a lei. Ginevra la osservava con curiosità, ma dopo un po' la sua attenzione verso l'insetto scese. Quando stava per girare l'angolo, una voce la immobilizzò. Fu in quel momento che Ginevra perse completamente di vista la farfalla. Il piede destro rimase a qualche centimetro da terra, ancora a mezz'aria. Quella voce fin troppo familiare e indesiderata si avvicinava a lei. Lui avrebbe girato l'angolo davanti a breve. Si guardò velocemente attorno, presa dal panico, in cerca di un nascondiglio. Dopo lunghi secondi di ricerca, vide un piccolo spazio buio tra un negozio e un'abitazione. Ci sarebbe stata a malapena nonostante il suo fisico magro, ma Ginevra non desiderava altro. Appena la spalla sparì dietro il muro, apparve la persona da cui si era nascosta, insieme a un'altra che avrebbe dovuto prevedere. I due erano intenti a parlare tra di loro, ma appena votarono l'angolo la conversazione non restò più privata.
"Qui dovrebbe essere abbastanza silenzioso. Non ci passa mai nessuno." disse Erik, guardandosi intorno per assicurarsi che non ci fosse nessuno.
"Ma è una via, potrebbe passare chiunque." protestò Rachel.
Per un secondo che a Ginevra parve interminabile, i due passarono davanti al suo nascondiglio.
L'ansia le bloccò il fiato. Era come se Erik avesse liberato un soffio di panico. Fortunatamente nessuno dei due si accorse di lei: il buio creato dai due muri era abbastanza fitto da nasconderla.
La coppia si fermò a circa due metri da Ginevra. Erik le dava le spalle. La ragazza tese l'orecchio, cercando di respirare silenziosamente.
"Cosa mi devi dire?" chiese imbronciata Rachel.
"Ecco, mi è venuta in mente un'idea mentre guardavo Ginevra e Jonathan uscire dalla spiaggia."
La ragazza nascosta spalancò gli occhi. Erano stati spiati.
"Si vede, ora stanno insieme e sembrano così felici." continuò Erik.
"E allora?"
"Ecco, io ora amo Ginevra. Non so cosa mi sia successo, ma vederla con Jonathan mi ha cambiato. Da quando l'ho vista per la prima volta con lui, qualcosa si è acceso dentro di me, e ora sono sicuro di amarla ancora. Quello che voglio fare è dividere quei due per poi far tornare Ginevra da me. Voglio sentirla mia. Ma per farlo ho bisogno del tuo aiuto."
A Ginevra gelò il sangue nelle vene. Il cuore smise di battere per un secondo. Dovette ricordarsi di respirare. Ecco perché avevano bisogno di essere da soli. Il lupo della rabbia ululò e impose la sua presenza, facendole tremare le mani e ansimare. Avrebbe voluto uscire dal suo nascondiglio e prenderlo a schiaffi. Per un attimo quell'idea occupò la sua mente come l'unica soluzione, così spostò il piede sinistro per scivolare fuori. Nel farlo però pestò l'angolo di una lattina che qualche incivile aveva buttato per terra, creando un rumore forte e improvviso.
"Cos'è stato?" chiese Erik, allarmato.
Ginevra imprecò. Si spostò lentamente di lato per allontanarsi dalla strada e entrare completamente nel buio. Questa volta fu completamente silenziosa.
"Non è niente." lo rassicurò Rachel.
Erik non ne era tanto convinto.
"Ho sentito un rumore."
"Siamo in una città, ovvio che senti dei rumori."
Il ragazzo non era ancora tranquillo al cento per cento, ma per il momento lasciò correre.
"Ok. Allora mi vuoi aiutare?"
"Certo."
Il tono stufo e menefreghista di Rachel si trasformò in un tono interessato e pieno di sfida.
Certo. Rachel lo avrebbe aiutato, e non le sarebbe importato niente se il suo ragazzo avesse avuto
un'altra, ma a Ginevra sì. Non voleva sentirsi di nuovo tradita. Aveva tantissima voglia di saltare fuori dal suo nascondiglio e sorprenderli, ma voleva ascoltare ancora, udire quello che avevano ancora da dirsi.
"Allora, andiamo a cercarli subito, baby?" chiese Erik con un tono frizzante.
"Certo. Staranno sicuramente facendo i piccioncini sulla spiaggia." disse con un tono
sprezzante.
"In realtà no Rachel."
Ginevra non ce l'ha faceva più a stare a guardare, o meglio, ad ascoltare. Era uscita con
tranquillità e ora guardava la coppia. Cercava di mantenere la calma anche se dentro esplodeva di rabbia. Un'entrata da film, anche se lei non era un'attrice. I due la scrutavano come se avessero appena visto un alieno, in particolare Erik.
"C...come facevi a sapere... che eravamo qui?" chiese.
"Stavo andando in spiaggia, vi ho sentiti e mi sono nascosta in quel vicolo." spiegò, indicando con la testa il suo nascondiglio.
Fece un lento passo in avanti.
"E ora so tutto." continuò con sguardo minaccioso.
Fece una breve pausa, accompagnata da un altro passo lento.
"Questa volta sono io che sono stata più furba di te." finì con un sorriso di sfida.
"Tanto l'avresti scoperto comunque. Sono curioso di vedere la reazione di Jonathan." disse lui con un tono noncurante, alzando le spalle.
"Tranquillo, non c'è bisogno di aspettare."
Jonathan camminava lentamente verso Erik e Rachel, come se gli stesse dando il tempo di scappare. Ma loro erano fermi e ancora più sorpresi. Un sorriso di sfida riempì anche il viso del nuovo arrivato. Al sorriso di sfida di Ginevra si aggiunse un po' di felicità.
"Sai Erik, non sei così furbo come credi di essere." disse lei, scuotendo leggermente la testa. Appena proferì parola, Erik si girò verso l'ex.
"Non sei per niente furbo, direi." commentò Jonathan.
Si voltò ancora una volta verso il nemico.
"Pensi che io cederò così facilmente?" disse Ginevra.
Erik si girò verso di lei. Nonostante la distanza cercava di guardarla con uno sguardo seducente.
"Perché non dovresti?" disse con un sorriso sghembo.
La sua mente le fece perdere la concentrazione. Al posto che focalizzarsi sulle sue parole, il suo cervello ricordò il sogno che aveva fatto, molto prima di incontrare Jonathan. Ecco cosa intendeva il suo inconscio per cuore di nuvole: un amore falso. Lei gli aveva mandato amore vero, ma era stata ricambiata con un pugno al cuore. Ora lui le stava mandando amore falso. In quel momento, toccava lei a tirare il suo pugno.
"Perché ti odio, lo sai."
Quelle parole gli fecero un effetto strano. Sembrava che lo stessero facendo crollare interiormente. Avevano distrutto il cuore di nuvole. Se fosse stato solo, forse si sarebbe messo a piangere. Osservò per un attimo Ginevra con gli occhi leggermente lucidi, poi se ne andò, passandole di fianco. La ragazza lo lasciò passare cercando di stargli più lontano possibile. Rachel lo seguì pochi secondi dopo, scoccando un'occhiata malevola all'ex amica.
Ginevra e Jonathan li ignorarono e si avvicinarono fino a riuscire a toccarsi.
"Abbiamo una sfida da affrontare." cominciò lui.
Alla parola sfida, il sogno tornò a occupare i suoi pensieri.
"Ecco cosa intendeva!"
Il ragazzo si accigliò.
"Non ho ancora imparato alleggeriti nel pensiero, potresti spiegarmi?"
Ginevra sospirò e raccontò il suo sogno.
"Alla fine, una pallina mi ha detto che se voglio che quel no rimanga no, devo affrontare tutto. E il tutto a cui si riferisce è quello che Erik e Rachel vogliono fare." concluse.
Jonathan dovette ricordarsi di respirare. Dopo lunghi attimi di shock, si riprese.
"Affrontiamo questo tutto e manteniamo questo no." concluse.
Ginevra incrociò il suo sguardo, e con fare serio e solenne, annuì.
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Tutto Normale
ParanormalCOMPLETA IN REVISIONE (LO SARÀ) Ginevra è triste come non mai: Erik, il suo ex fidanzato, l'ha appena mollata, lasciandola annegare in un oceano di dolore e insicurezze. Ma un misterioso ragazzo dai capelli corvini entrerà improvvisamente nella sua...