Il rumore della matita che teneva in mano mia sorella riecheggiava in tutta la sala da pranzo, Yurina era seduta con il petto appoggiato al l'unico tavolo presente in quella casa, dove si mangiava e dove, nel pomeriggio mia sorella studiava i suoi primo compiti per casa.
Io avevo cinque anni, ancora per me era presto per studiare, ma allo stesso tempo me ne stavo a fissare il viso concentrato di mia sorella sotto lo sguardo attento di mia madre che era sempre impegnata a cucinare qualcosa, sia per il ritorno di mio padre da lavoro o per qualche merenda per i suoi due figli; ancora immagino la figura di mia madre di spalle, il suo grembiule rosso accesso che gli avvolgeva dolcemente i fianchi, i suoi capelli neri e lunghi ormai bianchi, avvolti da un fermaglio che cambiava ogni volta che uno di questi si rompeva.
Il viso roseo di mia sorella che a quei tempi aveva nove anni, le spalle minute di mia madre era rivolte verso di noi e io, ero seduto di fronte con le gambe che penzolavano dalla sedia troppo alta, guardavo mia sorella ripetere qualche esercizio di matematica e sentivo la voce di nostra madre correggerla su gli errori che commetteva, mi faceva ridere la sua espressione scocciata, gli si leggeva in faccia ogni pomeriggio la sua voglia di staccare la testa su quei libri e dirigersi nella nostra camera per giocare con le sue bambole e sentirla raccontare ad alta voce, una storia immaginata sul momento.
La sera, prima di cena aspettavamo tutti il rientro di mio padre, quando sentivamo l'uscio della porta aprirsi, facevamo una gara di corsa io e mia sorella per chi arrivava prima ad abbracciarlo anche se lui aveva le mani occupate da buste con dentro il cambio di lavoro; puntualmente vincevo io, ero minuto e piccolo e riuscivo a correre più forte di mia sorella che sembrava crescere sempre di più assumendo un corpo da bambina più formata. Ogni volta che abbracciavo il corpo alto e snello di mio padre che solo a seguire con gli anni capirò che il mio, di corpo sarà come il suo, sentivo un odore forte di polvere di ferro e sudore, ma non mi importava, lo stringevo sempre più forte al collo quando lui si inginocchiava per salutarci meglio, con entrambe le braccia accoglieva i due figli e io in quei abbracci ho sempre percepito una sorta di perdono: quando sei piccolo determinate azioni o conseguenze non riesci a coglierle, in età più adulta e matura, capì che mio padre non si è mai perdonato di trascinare la sua famiglia in un quartiere come Hanok, di fare un lavoro distruggente, di lasciare una moglie da sola a casa ad accudire i figli e lui ad non esserci mai, essere operaio in una fabbrica lo struggeva.
Mia madre era l'ultima persona che salutava, dopo che noi ci staccavamo da lui; se c'è una cosa che ho sempre capito, è l'amore che vivevano i miei genitori. Io capivo che mio padre amava mia madre dal modo in cui si guardavano, in cui si sostenevano a vicenda nonostante i mille ostacoli che la vita gli metteva davanti.
Ogni tanto la sera, quando i miei ci coricavano nel letto e io non riuscivo a dormire, origliavo le loro conversazioni che puntualmente avvenivano in cucina, attorno al solito tavolo: sentivo il bruciacchiare della sigaretta di mio padre, il respiro che faceva per tirare il fumo, mi sembrava anche di sentire la mano morbida di mia madre che accarezzava la pelle ruvida e consumata di un padre e marito giovane, chiudevo gli occhi e immaginavo le labbra sottili di mio padre baciare la mano della sua amata; una volta mia sorella di punto in bianco, chiese a mia madre come si erano conosciuti, e lei ci raccontò che aveva conosciuto nostro padre tra i banchi di scuola, andavano nello stesso liceo statale; mio padre era uno dei pochi ragazzi a possedere un motorino, mezzo per cui i miei genitori si parlarono per la prima volta. Mia madre rimase a piedi dopo aver perso l'autobus perché si fermò a parlare con una compagna di classe, mio padre l'ha riaccompagnò a casa e da quel momento non si lasciarono ma più, nemmeno quando mio padre perse il lavoro, in nessun contesto ho visto i miei genitori non aiutarsi a vicenda, anche quando, la vecchiaia aveva preso il sopravvento su di loro, erano sempre lì, fermi in quell'immagine che porto nel cuore di loro, due ragazzi poco più che trentenni, responsabili di un qualcosa più grande ancora di loro, dimostrarsi di amarsi sotto una luce soffusa della notte, all'interno di una cucina malandata.
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Mille inverni - Taekook
FanfictionDall'infanzia fino all'età adulta, «Mille inverni» racconta la storia di Taehyung e Jungkook, due ragazzi che vivono in periferia della città in un quartiere popolare ed emarginato; fin da piccoli, dovranno combattere contro una realtà dura della vi...
