epilogo

80 2 0
                                        

23 a.C.
Passarono gli anni. Orazio e Virgilio erano ufficialmente una coppia, anche se preferirono non dichiararlo pubblicamente.
- C'è un gruppo di persone che stanno diffondendo un nuovo tipo di religione. Si fanno chiamare cristiani.- li aveva avvertiti Mecenate - Ci credete che affermano che gli dei non esistono e che in realtà c'è un so Dio che governa tutto? Che ha creato il mondo da solo in 7 giorni?? Roba da matti. Inoltre non vedono di buon occhio 2 uomini insieme, li definiscono "contro natura". Ma saranno loro contro natura. Un solo dio, bah. Fatto sta che si stanno diffondendo. Ho sentito che hanno aggredito un paio di uomini per questo motivo. Per ora nessuno dice niente, sarà un problema per l'imperatore del futuro, ma io starei attento, sopratutto voi che siete famosi. -

E lo erano davvero.
Nel 26 a.C. Virgilio aveva pubblicato le Georgiche. Non riusciva più a camminare per le strade. Fu di ispirazione a molti autori emergenti e lo aiutò ad avere una situazione economica agiata.
Orazio invece nel 30 a.c. Riuscì finalmente a pubblicare gli Epodi (Virgilio non seppe mai cosa gli avesse fatto Mevio per meritare di annegare) e nel 33 a.c. pubblicò le satire.
Entrambi spaventati da ciò che Mecenate aveva spiegato loro, decisero che era meglio restare discreti sulla loro relazione. A saperlo per prima però furono i loro amici che banchettarono per un'intera settimana. Vario organizzò per loro una festa a casa sua all'insegna dell'esagerazione. Virgilio e Orazio all'inizio si arrabbiarono perché questo sicuramente non era un buon modo per essere discreti, ma Vario spiegò loro che sarebbero stati così ubriachi da non ricordare niente e che in generale le persone non prestano attenzione a ciò che dice.
A dimostrare ciò si alzò all'impiedi sul tavolo e urlò: "IO MANGIO PANE E MERDA A COLAZIONE". Come affermato le persone alzarono i calici per brindare, ma nessuno sembrava aver capito l'idiozia appena detta da Vario. Così si tranquillizzarono. L'unica che era abbastanza sobria da capire ciò che stava succedendo era Lucrezia. Con un sorriso malizioso guardò Orazio e poi fece le congratulazioni ad entrambi.
Virgilio cercò di nascondere il suo sguardo un po' geloso, ma quando Orazio se ne accorse gli lasciò un dolce bacio sulle labbra.
Quella sera consumarono il loro amore per la seconda, e di certo non ultima, volta.

-

Con i soldi raccimolati nel 19 a. C. decisero di fare un viaggio in Grecia. Lì però Virgilio si ammalò gravemente e dovette far ritorno a Napoli.

-

- Buongiorno
Orazio entrò nella sua camera, che ormai era diventata anche la camera di Virgilio dopo che lui si trasferì lì.
Aprì la finestra e fece entrare il caldo sole estivo. Virgilio stropicciò gli occhi a causa della forte luce.
- Buongiorno - rispose. La sua voce era roca, e non solo a causa del risveglio. Aveva difficoltà a respirare.
Avevano 49 e 44 anni, ma alle volte sembravano dei ragazzini che giocavano a far la lotta. Orazio ripensò tristemente a quei giorni. Ormai appartenevano al passato. Il medico aveva dato a Virgilio poche settimane di vita. Si era ripromesso di essere forte per Virgilio, e così fece, pianse solo di notte quando Virgilio non poteva sentirlo. Ma lui lo sentiva eccome, e per lui era quello il dolore più grande della sua vita, lasciarlo solo a questo mondo.
- Ti ho preparato la colazione. Uova strapazzate, prosciutto affumicato e pane appena sfornato.
Virgilio gli sorrise.
- Grazie.
Cercò di mettersi a sedere, ma nel momento in cui si piegò in avanti sentì i polmoni contrarsi ed ebbe un attacco di tosse. Orazio lo aiutò ad alzarsi e a posizionarsi per bene sui cuscini, finché Virgilio riuscì a placare la tosse.
- Ti ho portato anche le medicine, il dottore ha detto che queste sono di ultima invenzione e dovrebbero ritardare il più possibile la...
Si interruppe e Virgilio gli vide le lacrime agli occhi. Gli strinse la mano e richiamò lo sguardo sul suo.
- Carpe diem - disse con tutta la convinzione possibile.
- Carpe diem - ripeté Orazio con un sorriso.
- Allora, vediamo la qualità offerta oggi dallo chef - cercò di sdrammatizzare il più vecchio - Allora, il pane è insipido, le uova sono crude e il prosciutto è poco affumicato.
Orazio gli lanciò un cuscino in faccia.
Lui rise.
- Scusa scusa. È tutto buonissimo. Grazie.
Orazio si abbassò su di lui e gli stampò un bacio.
Qualcuno bussò alla porta. Erano tutti i suoi amici, c'erano anche Castorione e Mecenate arrivati direttamente da Roma.
Cercarono di tirarlo su di morale mentre Tucca abbracciava Orazio in preda alle lacrime in cucina.

carpe diem Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora