14. Umiliata

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Mentre si avviava insieme a Crystal verso l'uscita, successe qualcosa, ma Annabeth non riuscì a capire bene cosa. Purtroppo capì tutto nel suo ultimo momento cosciente, quando vide davanti a lei la sagoma di un ragazzo con una bambola in mano.

Fu come se un'onda si abbattesse su di lei, scaraventando la sua anima fuori dal suo corpo con un movimento violento e prendendo possesso del suo cervello, obbligandola a obbedire ad ogni suo ordine. Era come sentirsi in prigione, privati di ogni libertà. Ora che Annabeth era consapevole della sensazione che si provava, si sentiva ancora più in colpa per quello che aveva fatto a Noah e Chloe.

Contro ogni sua volontà, si mise al centro del cortile e cominciò a urlare:

- Ciao a tutti, studenti e studentesse dell'istituto Camred. Io sono Annabeth Kailani e oggi vi racconterò tutto quello che ho fatto - disse mentre una folla sempre più vasta si avvicinava a lei circondandola - Io, una stupida ragazzina hawaian, ho giocato con le emozioni di Noah Anderson, umiliandolo, mentendogli, ingannandolo, al fine di farlo innamorare di me.

Tutti si girarono a guardare Noah, che stava accanto alla palma dietro alla quale si nascondeva la Moyasamu. Aveva uno sguardo impassibile.

- Esatto, sono stata io a farlo comportare da scemo davanti a tutti voi per umiliarlo, sono io che l'ho fatto diventare lo zimbello della scuola - continuò lei, mentre tutti si scambiavano sguardi e sussurri, mormorando in segno di stupore e disapprovazione.

- Volete sapere come? Bene, ve lo spiego subito. Usufruisco della magia nera di una bambola voodoo per impossessarmi del corpo delle persone e fargli fare quello che desidero.

Tutta la scuola trasalì, sfondando il silenzio creatosi dallo stupore con degli insulti:

- Strega!

- Che mostro senza cuore...

- Sparisci da questa scuola!

Tutti scuotevano la testa in orizzontale col capo chino, lanciando ad Annabeth occhiatacce. Quella giornata sarebbe stata l'argomento principale della scuola per parecchie settimane.

- Già, e volete sapere la cosa peggiore? - uscì dalle sue labbra - Una volta essere riuscita ad ingannare Noah e a farlo innamorare di me, ho preso possesso anche di Chloe Williams per mettere alla prova i suoi sentimenti.

Sul viso di Chloe passò un fantasma:

- Cosa...? Aspetta... ora capisco! Sei stata tu allora, perfida strega!

Il 75% dell'istituto Camred era in diretta Instagram o in riprese per immortalare il momento. Noah guardava Annabeth con sguardo assassino, ma compiaciuto. Lei non riusciva a pensare razionalmente a causa della magia della Moyasamu che le occupava la mente, ma dentro di sé il suo cuore era colmo di rabbia. Quello che Noah le aveva fatto dire era vero solo per metà. Se tutti dovevano venire a conoscenza di quella storia, dovevano sapere tutta la verità.

Annabeth non ricordava con esattezza cosa successe, l'ultima cosa che ricordava era di essere esplosa in un urlo che squarciò l'aria arrivando alle orecchie di tutta Wellington e causando un silenzio tombale sulla scuola. Centinaia di sguardi stupiti e spaventati fissavano Annabeth in attesa di qualcosa.

Stranamente, quando provò a parlare, ci riuscì e capì di essersi liberata dalla forza della Moyasamu che fino a qualche secondo prima le occludeva ogni pensiero. Come avesse fatto non ne aveva idea, ma in quel momento non aveva importanza: doveva rivendicare la verità.

- E va bene gente, volete sapere la verità? - cenni di assenso - E sia: vi dirò TUTTA la verità. Sì, ho preso possesso di Noah Anderson, ma non ho ancora detto perché l'ho fatto. Il giorno del mio compleanno, il 21 settembre, Noah ha ben pensato di prendermi in giro per la mia nazionalità e per la mia cultura, rubandomi un oggetto a me molto caro e ricattandomi per riaverlo. Cosa ci trovate di bello nella xenofobia e nel bullismo? Ognuno di noi è bello perché è diverso, se così non fosse saremmo tutti uguali e non avremmo modo di confrontare le nostre diversità sfruttandole in modo costruttivo. Come mi ha detto una volta una persona molto saggia - guardò Noah - per essere delle belle persone, bisogna imparare ad apprezzare e a stringere amicizia con ragazzi di tutti i tipi e le etnie. È così che si può essere davvero migliori.

Un "Uuuuuuh" si sollevò nell'aria, mentre tutti spostavano lo sguardo su Noah in attesa di una risposta. Era difficile controbattere. Dopo un attimo di esitazione, alla fine dalla bocca di Noah uscì solo silenzio. Così Annabeth decise di tirare fuori Noah da quella situazione imbarazzante continuando a parlare:

- Con questo non mi giustifico però per aver preso possesso di Noah e riconosco di aver sbagliato. Rispondere al male con altro male non è la soluzione e io ho commesso un grosso errore, per cui prego Noah di perdonarmi, ma rispetterò la sua decisione se non vorrà. Aiutatemi a migliorare questa scuola, aiutatemi a migliorare ciascuno di voi! Chi è con me?! - dal tappeto di studenti si levarono delle urla eccitate. Annabeth sorrise e poi guardò dalla parte di Noah, ma lui non c'era più. La ragazza lo cercò con lo sguardo e lo individuò mentre si faceva strada tra la folla per uscire dall'istituto. Lei gli corse dietro, lasciando il fervore degli studenti alle sue spalle e cercò di fermarlo bloccandolo per una spalla. Lui si girò e la guardò negli occhi.

- Non posso biasimare la tua rabbia, io non mi sono fidata di te e ti ho accusato ingiustamente senza avere alcuna prova - cercò di sostenere il suo sguardo ma era difficile - So che non mi perdonerai mai per questo, ma se tu non ti fossi vergognato di me e non avessi fatto finta di non conoscermi non si sarebbe creato questo grosso frainteso.

La tensione era alle stelle e il silenzio cresceva sempre di più. Annabeth lo guardava speranzosa, aveva gli occhi lucidi, ma Noah si voltò e se ne andò, lasciandola lì da sola. Mentre la ragazza lo guardava allontanarsi, un fiume di ragazzi le scorreva accanto diretto verso l'uscita. Il cortile divenne deserto e i soffi di vento che le accarezzavano i capelli erano l'unica fonte di rumore, mentre una lacrima rigava il viso di Annabeth, carica di speranza e rimpianto. 

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