Capitolo 8.

2.1K 57 8
                                        

Dopo una lunga e alquanto stressante giornata lavorativa, finalmente arriva il giorno di riposo.

Come ormai mi capita di fare spesso quando ne ho l'occasione, infilo qualche banconota e un succo di frutta per mia figlia in borsa e dopo aver finto di accompagnarla a scuola, cambiamo strada e ci dirigiamo con l'autobus fino al cinema più vicino.

Mackenzie indica con il dito colorato di un azzurro tenue – che ha insisto affinché le spalmassi sulle unghie – un cartello con l'immagine di un film animato e senza perdere altro tempo acquisto due biglietti.

Vedere mia figlia felice è la cosa più importante per me.

Se le mie madri sapessero che le faccio saltare un giorno di scuola si arrabbierebbero, ma questo è una nostra piccola e segreta tradizione e nessuno può mettere bocca al riguardo.

Una volta al mese ci prendiamo un giorno unicamente per noi. Che sia cinema, piscina, parco giochi... qualsiasi cosa, se mi è possibile, affinché la mia bambina sia felice e sappia che la scuola è importante, certo, ma lo è anche passare del tempo in famiglia. E voglio che mia figlia sappia che per lei ci sarò sempre.

Ascolto Mackenzie ridacchiare dolcemente ad una battuta del film, quando sento improvvisamente una cascata di popcorn finirmi sui capelli e lungo le spalle.

D'istinto mi alzo, furiosa.

«Ma che cavolo...»

«Scusami! Non era mia intenzione!»

Una voce maschile e gentile mi colpisce i timpani e quel tono così caloroso mi calma all'istante.

Nonostante il buio che circonda la sala, riesco a scorgere un viso barbuto e dei lineamenti marcati. Due occhi verdi e luminosi, in particolare, mi osservano con sincero dispiacere e non mi viene altro da fare se non scoppiare a ridere.

«Dicono che il sale faccia bene alle doppie punte, spero sia vero.» ironizzo.

«Non sono un parrucchiere, ma spero tua abbia ragione. Così posso sentirmi meno in colpa. Scusami ancora.»

Mi limito a sorridere, facendogli capire che non c'è problema.

L'uomo dai tratti giovani sorride a sua volta e la questione finisce con me che cambio posto e mia figlia troppo presa dal film per prestare attenzione a tutto ciò che la circonda.




•••



«Possiamo mangiare la pizza?»

Il film è ormai terminato e la sala si sta velocemente svuotando.

Osservo le treccine castane di Mackenzie, ormai non più perfettamente legate.

Mia figlia ha origini afro-americane e spesso vorrei saperle acconciare i capelli come molte madri fanno con le loro figlie, ma le uniche trecce che so fare sono quella alla Mercoledì Addams.

I suoi occhi verdi e grandi sono sempre troppo simili a quelli di suo padre e guardarli mi provoca sempre una stretta allo stomaco.

«Uhm... vediamo» fingo di pensarci. Lancio uno sguardo distratto all'orologio che ho polso e mantengo in espressione seria. «Pizza, eh?»

«Sì! Ti prego!»

La piccola peste usa la tattica dell'espressione da cucciolo smarrito e io ovviamente ci casco.

Non ho bisogno di parlare. Dal mio modo di sorridere la piccola ha già capito di aver vinto un'altra volta.

Stiamo uscendo dal cinema quando mi fermo all'improvviso a causa di una farfalla posta sopra la vetrata della porta. Mia figlia adora le farfalle, io invece non posso proprio vederle.
La farfalla prende a volare vicino a noi e d'istinto faccio dei passi indietro, finendo addosso a qualcuno.

𝐕𝐢𝐜𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora