Capitolo 32

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«Sì, papà, ti prometto che starò attenta», risi, cercando di non agitarmi troppo per non scombinarmi i capelli e non rovinarmi il trucco. «Comunque, ci saranno anche Mina e Jaehyun, quindi potrò sempre chiedere un passaggio a loro se dovessi ubriacarmi». Il sospiro di mio padre fu così forte da far vibrare le casse del computer. 

«Hana». 

«Su, rilassati. Lo sai che ti puoi fidare di me». Immaginai che fosse ancora così, tuttavia ero consapevole del fatto che ultimamente le cose erano un po' cambiate. Mi torsi le dita. Dovevo chiudere e mettermi il vestito. Haechan e Jaemin avevano trovato un compromesso per il ballo. Sarei andata con entrambi. Anche se volevo solo trascorrere ogni secondo della mia vita con Haechan, avevo deciso che Jaemin si meritava un'occasione per farsi perdonare. Visto che era il migliore amico di Haechan, potevo pure dargli un'altra chance. Solo una.

«Non è di te che mi preoccupo», grugnì mio padre. Strinsi gli occhi. 

«Ma Haechan ti piace, papà». 

«È un ragazzino, tesoro. Mi fido di lui, ma non se c'è di mezzo mia figlia». Arrossii, ma sperai che lui non se ne fosse accorto. I suoi sospetti erano fin troppo vicini alla verità. Se solo sapesse. Il senso di colpa calò come un'ombra su una serata che altrimenti sarebbe stata super eccitante. Haechan e io avevamo fatto l'amore due volte la notte del mio compleanno e poi di nuovo la mattina successiva. Da quel momento tenerlo alla larga da me, in modo da poter fare i compiti, era diventato un lavoro a tempo pieno. Un lavoro molto divertente. Mi piaceva l'effetto che avevo su di lui: lo stuzzicavo solo per poi dirgli di no. Mi diceva che ero diventata arrogante e prepotente e io ridevo, perché mi divertiva esercitare tutto quel potere su di lui. 

Ma se mio padre avesse saputo che Haechan adesso dormiva sempre a casa mia sarebbe salito sul primo aereo. Io avrei fatto la stessa cosa al posto suo, tuttavia volevo che rimanesse, e lui tra l'altro non aveva la minima intenzione di andarsene. Non riuscivamo a controllarci. O forse nemmeno ci provavamo. 

«Be', come sto?», gli chiesi, a proposito dei capelli e del trucco. Mio padre mi fece un sorriso triste e io capii che gli dispiaceva non essere lì con me. 

«Bellissima. Proprio come tua mamma». Mi vennero le lacrime agli occhi. 

«Grazie», risposi con un mormorio. Io e mia madre non ci somigliavamo. Lei aveva i capelli rossi ed era minuta, ma mi sentivo orgogliosa del fatto che mio padre pensasse che ero bella come lei. Avrei tanto voluto che fosse stata lì, quella sera a sistemarmi l'acconciatura e a tirarmi su la zip del vestito. Avevo i capelli pettinati con la riga al centro e i boccoli mi ricadevano sulle spalle. I trucchi che avevo comprato insieme al vestito si erano rivelati meno discreti di quanto pensassi. Di solito mi truccavo pochissimo, ma quella sera avevo deciso di esagerare e il risultato era stato scioccante. Gli occhi risaltavano un sacco e le labbra sembravano due caramelle. 

«Dai, vai a vestirti e stasera quando torni mandami un messaggio». Si passò una mano sulla corta barbetta. 

«Ti voglio bene. A più tardi», risposi.

«Anche io ti voglio bene. Divertiti». E riagganciammo. Mi sfilai la camicia bianca che avevo indosso e tolsi il vestito dalla gruccia. Me lo misi: era color carne e pieno di lustrini argentati e mi vennero i brividi per l'emozione. Era aderente, corto, senza bretelle e con la scollatura a cuore. Gambe, braccia e decolleté erano in bella vista. Tirai su la zip e mi sistemai l'abito addosso. Con tutti quei lustrini sembrava che risplendessi. Rimasi scioccata quando mi vidi allo specchio. Wow. Non mi ero mai vista in quel modo prima di allora. 

Mi ritoccai appena il makeup, mi misi braccialetti e orecchini e scesi al piano di sotto a prendere le scarpe con il tacco, che erano rimaste in macchina. Aspettare fino a quello stesso pomeriggio per dare il tocco finale al mio look era stato un po' un rischio, ma per tutta la settimana precedente le scarpe erano state l'ultimo dei miei pensieri. 

BULLY / HaechanDove le storie prendono vita. Scoprilo ora