⚠️ come sempre vi ricordo di riempire la stellina e lasciare un commentino. Vi aspetto a fine capitolo con il spazio autrice.⚠️
HOODED
🔪
Non era stato semplice rintracciarlo.
Sapeva come far perdere le tracce, dovevo ammetterlo, ma non aveva la minima idea con chi avesse a che fare.
Stupido coglione.
Si era rammollito, e tutto per lei.
Iniziavo a credere che non fosse degno di avere a che fare con me.
Credeva di poterla tenere nascosta ancora per molto?
Gli stavo addosso da così tanto tempo che anche cambiando macchina, cellulare e identità sarei stato in grado di stanarli.
Lo scantinato puzzava di terra bagnata e di ruggine.
L'umidità si era mangiata l'intonaco, lasciando al suo posto crepe che si arrampicavano sul muro come vene nere, e in certi punti la muffa era così fitta da sembrare pelle marcia.
Le foto che avevo appeso lì, una dopo l'altra, negli anni, tremolavano leggermente ogni volta che qualcuno apriva la porta in cima alle scale, mosse da una corrente che non avrebbe dovuto esistere in un posto così chiuso.
«Quindi? Cosa facciamo adesso?» domandò Lorelai.
Era troppo ansiosa di agire, e quel suo atteggiamento mi avrebbe causato parecchi guai. Dovevo tenerla al guinzaglio, o questi anni trascorsi nell'ombra si sarebbero rivelati inutili.
«Un bel niente.» Le lanciai un'occhiata veloce, poi tornai a fissare il muro ricoperto di foto davanti a noi.
Incrociai le braccia al petto e mi passai la lingua sui denti.
Mancava ancora un tassello, il più importante.
«Come niente? Che significa?» piagnucolò, con un certo accenno di pressione.
Il burattino era lei, non io e stava per imparare la lezione a sue spese.
Scattai verso di lei senza darle il tempo di indietreggiare e le afferrai la gola, sbattendola contro il muro con una forza che le strappò l'aria dai polmoni.
Sentii l'intonaco marcio cedere sotto la sua schiena, un piccolo crollo di calcinaccio che si mescolò al suo respiro strozzato.
Stretti la presa.
Le sue mani volarono alle mie, le unghie che mi graffiavano i polsi in un tentativo disperato e inutile di liberarsi, ma non mi mossi di un centimetro.
I suoi piedi cominciarono a scalciare contro il muro, contro le mie gambe, contro l'aria stessa, cercando un appoggio che non esisteva, un ritmo scomposto che tradiva il panico puro di chi sente il proprio corpo tradirla.
«Stammi bene a sentire, gallina idiota.» Avvicinai il viso al suo, così vicino che il mio respiro le sfiorava la pelle. I suoi occhi, spalancati, si riempirono di lacrime che non riuscivano a scendere, trattenute lì, tremanti, mentre il terrore le stravolgeva i lineamenti, cancellando ogni traccia della ragazza spavalda di un minuto prima. «Rovinami il piano, e giuro su Dio che ti sfregerò così a fondo che non riuscirebbero a riconoscerti nemmeno con il DNA.»
Le labbra le si stavano scolorendo, un violaceo sottile agli angoli della bocca.
I calci si fecero più debol, più lenti, il corpo che iniziava a cedere là dove la volontà non voleva ancora arrendersi.
Solo allora la lasciai andare, aprendo la mano di scatto.
Lorelai crollò a terra come un peso morto, tossendo, ansimando, le mani stretta alla gola nel tentativo di richiamare l'aria che le era stata negata.
Rimase lì, rannicchiata sul pavimento sporco, i singhiozzi che le scuotevano le spalle a ogni respiro strappato.
Io restai a guardarla dall'alto, senza un briciolo di pentimento.
Mi infilai una mano in tasca ed estrassi il coltello con la stessa calma con cui si tira fuori un accendino per una sigaretta.
Mi piegai sulle ginocchia davanti a lei, lento, quasi rituale, e le affondai le dita tra i capelli, afferrandoli dalla nuca con uno strattone secco che le costrinse la testa all'indietro.
Lorelai si irrigidì, il respiro ancora affannato che le si bloccò in gola in un singulto muto.
Le avvicinai il viso al mio e le puntai la punta della lama proprio sotto l'occhio destro, appena a contatto con la pelle, tanto da lasciare un segno bianco dove premeva.
«Guardami» sussurrai, la voce bassa e controllata, in netto contrasto con quello che le stavo facendo. «Voglio che tu ricordi bene questo momento, ogni volta che pensi di potermi disobbedire di nuovo.»
I suoi occhi, ancora lucidi, non osavano muoversi, fissi nei miei, terrorizzati non tanto dal filo della lama quanto dall'assenza totale di qualcosa dietro i miei occhi che potesse assomigliare a un limite.
Rimasi così per un tempo che a lei dovette sembrare infinito, la lama immobile, il polso fermo come quello di un chirurgo che aspetta il momento esatto per incidere.
Poi, con la stessa lentezza con cui mi ero avvicinato, ritirai il coltello e lo richiusi con un piccolo scatto metallico che nel silenzio dello scantinato risuonò più forte di qualsiasi urlo.
Le lasciai andare i capelli.
Lorelai crollò leggermente in avanti, come se quella presa fosse stata l'unica cosa a tenerla dritta.
«Alzati» dissi, tornando in piedi senza fretta, senza offrirle una mano. «Abbiamo del lavoro da fare, e tu mi servi lucida, non in ginocchio a piagnucolare.»
Mi voltai verso il muro di foto, ignorando i suoi tentativi tremanti di rimettersi in piedi dietro di me.
Il tassello che mancava era lì, in quella distesa di volti e indirizzi, e non avevo intenzione di perdere altro tempo per colpa della sua disobbedienza.
Stavano per commettere l'ultimo, definitivo e fatale passo falso e finalmente avrei avuto la mia vendetta.
Ognuno di loro stava per avere ciò che si meritava, uno per uno li avrei fatti a pezzi, distrutti cosi in profondità da farli supplicare in ginocchio di porre fine alle loro miserabili vite.
«La prossima volta che mi chiedi cosa facciamo adesso» aggiunsi, senza guardarla,
«prova a ricordare che l'unica cosa che dobbiamo fare è quello che dico io. Punto.»
Mi avvicinai al muro, arrivando quasi a toccare la parete con il naso e fissai quegli occhi scuri che mi guardavano con sfida.
Afferrai il pennarello rosso e iniziai a cerchiare il volto di rosso, più e più volte.
Avanti Ismael, fammi vedere quanto tieni alla tua gemella.
Dopo quello che sto per farle, non potrai più nasconderti nell'ombra.
• spazio autrice •
Eccoci qui con il nuovo capitolo.
Certi giochi stanno per concludersi e tutte le vostre domande stanno per trovare una risposta, forse 🌝
Ma ora la vera domanda è: Chi è in realtà Hooded e perché è cosi tanto alla ricerca di vendetta?
Come sempre vi aspetto su IG per commentare insieme il capitolo mi trovate come MartinaPandemoniumOwens
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𝐓𝐄𝐋𝐋 𝐌𝐄 𝐀 𝐒𝐄𝐂𝐑𝐄𝐓
Romansa🪞🥀𝐈𝐍 𝐋𝐈𝐁𝐑𝐄𝐑𝐈𝐀 𝐃𝐀𝐋 𝟑𝟏 𝐌𝐀𝐑𝐙𝐎 𝐏𝐄𝐑 𝐋𝐀 𝐍𝐄𝐖𝐓𝐎𝐍 𝐂𝐎𝐌𝐏𝐓𝐎𝐍 𝐄𝐃𝐈𝐓𝐎𝐑𝐈 𝐏𝐑𝐄 𝐎𝐑𝐃𝐄𝐑 𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐎 𝐒𝐔 𝐓𝐔𝐓𝐓𝐈 𝐈 𝐌𝐈𝐄𝐈 𝐒𝐎𝐂𝐈𝐀𝐋 🥀🪞 «𝑵𝒐𝒏 𝒂𝒑𝒑𝒆𝒏𝒂 𝒊 𝒔𝒖𝒐𝒊 𝒐𝒄𝒄𝒉𝒊 𝒏𝒐𝒄𝒄𝒊𝒐𝒍𝒂, 𝒄𝒂𝒍...
