I dolori alla testa erano sempre più frequenti e quel torpore costante, che aveva dentro, non l'abbandonava mai. Ann si rendeva conto di non essere lucida e sentiva che non era solo la prigionia, c'era dell'altro.
Anche nei momenti migliori, per quanto potessero esisterne, non aveva il pieno controllo delle sue facoltà mentali; quello di cui era certa, era la continua presenza di quel maledetto torpore.
L'assenza dei riferimenti più elementari e dello scandire identico del giorno e della notte, agivano in modo impietoso sul suo stato confusionale. Ma lei sentiva che c'era qualcos'altro che non quadrava, ne era certa.
Era aggrappata, come fosse l'unico collegamento col mondo esterno, a quella specie di rudimentale conteggio che perpetuava da tempo, quello che si basava sul cibo che le veniva portato una volta al giorno.
Dopo i pasti, scalfiva un angolo della parete con il bordo del piatto che conteneva il cibo. Non lo fece subito, solo dal terzo giorno. Quel giorno, su quella tinteggiatura dal colore indefinito che si stava già scrostando, impresse tre graffi e continuò a farlo, tutti i giorni. Era questo il suo tenue fil rouge con il resto della realtà.
Undici segni erano incisi in quel punto poco visibile, in un angolo in basso. Undici frustate che la tormentavano e delle quali cominciava a dubitare, come se stessero perdendo, giorno dopo giorno, di significato. Undici schegge che le trafiggevano la carne, ma era l'unica cosa che la teneva aggrappata a tutto ciò che quel mostro le aveva tolto.
Dopo i primi giorni di angoscia, si era sentita un po' risollevata dal fatto di essere in una stanza pulita, con un lavandino, un water e un piatto di cibo al giorno. Ma bastò poco a farle capire che questo era tutto. Non avrebbe avuto altro, solo una stanza pulita, un lavandino, un cazzo di water e una fottuta ciotola di metallo con dei miseri bocconi per non morire di fame.
Nient'altro.
La cosa strana è che non si sentiva priva di forze, quella lurida sbobba la sostentava, ma aveva l'impressione di essere svuotata, sia nel fisico che nell'animo.
Doveva andarsene da lì, voleva andarsene da lì. Nella sua fragilità il suo spirito voleva ancora combattere, ma quella strana stanchezza le era ormai penetrata in tutti i pori.
La luce si accese e la porta, dopo un tenue scricchiolio, si spalancò.
Ann non provò nemmeno a scendere dal letto, la catena l'avrebbe comunque fermata dopo pochi metri.
L'uomo con la testa rasata e una specie di grumo che gli sporgeva poco sopra la tempia, entrò.
In mano aveva il solito piatto.
Ann evitava sempre di fissarlo, ma quel giorno qualcosa di magnetico la attirò.
I suoi occhi incrociarono quelli del suo aguzzino e in quegli occhi iniettati di sangue le parve di notare qualcosa di diverso.
"Perché non mi lasci andare!", la voce di Ann era solo un sussurro.
"Ho una cosa per te."
Lui la fissò, come per verificare che avesse inteso le sue parole.
"Devi seguirmi, ma non tentare di fare cose strane."
La ragazza non rispose, annuì solo con ampi gesti della testa.
"Dopo tornerai qui... e mangerai."
A quelle parole lei cadde nello sconforto totale, non la stava liberando.
"Cosa vuoi farmi?"
"Devi solo stare zitta e seguirmi."
Lui si girò e le puntò addosso gli occhi, "Hai capito? Zitta, troia, se non vuoi diventare cibo per vermi."
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B&B - BAD BREATH
Mystery / ThrillerUna ragazza scomparsa in un piccolo borgo montano, un uomo che chiamano 'il pazzo' e cinque ragazzi che loro malgrado si trovano coinvolti in qualcosa di insano. L'arrivo di una donna, di professione criminologa ed esperta in tecniche di profiling...
