Entrammo in casa correndo, la pioggia aveva già iniziato a scendere a dirotto così,in pochi secondi, avevamo raccattato tutto dalla sabbia.
-Ma come diavolo è possibile che dopo una serata con un cielo stupendo ora ci sia un uragano?- chiese Kassie
-Gli uragani non si possono sempre prendere, a volte escono dal nulla- disse Riley.
Colin scese dalle scale in quell'istante correndo -Ok, tutte le camere e le finestre sono chiuse- disse, nonostante l'adrenalina avesse risvegliato in lui una certa dose di lucidità l'effetto dell'alcol continuava a farsi sentire, sopratutto nei giramenti di testa dopo un movimento rapido.
-Venite con me- ci disse per poi dirigersi in una stanza al disotto delle scale. Era il punto più nascosto della casa, sottostante al resto della pavimentazione grazie a quattro gradini.
-Quanto durerà?- chiesi a Colin
-Non ne sono certo, a volte durano un paio di ore, altre volte giorni interi- mi spiegò.
Colin uscì un attimo e prese qualche coperta e dei cuscini.
Noi tutti ci sedemmo per terra, io tenni stretto il cuscino tentando di scaldarmi. La temperatura si era notevolmente abbassata a causa della tempesta che continuava a infuriare fuori.
-Ragazzi, io ora devo occuparmi di una cosa, voi rimanete qui- disse Colin
-Dove vai?- chiesi alzandomi e andandogli incontro.
-Devo occuparmi del generatore elettrico- disse uscendo dalla stanza -Tu sta qui- disse lui.
Uscì di corsa e in meno di dieci minuti tornò con in mano una torcia e qualcuna delle sue felpe.
Io ne indossai una rossa con scritte bianche e mi raggomitolai in un angolino della stanza. Poco dopo Colin venne da me mentre, negli altri estremi gli altri ragazzi rimasero in silenzio ad ascoltare il riunire dei vetri delle finestre che sbattevano, il fracasso dei tuoni che si abbattevano sulla spiaggia o nel mare.
Colin si sedette alla mia sinistra mettendomi un braccio intorno alle spalle. -Hey bambolina- mi chiamò lui -come va?- mi chiese
Io scossi la testa giocherellando coi lacci della felpa.
-Come sei loquace oggi- disse ridacchiando ma smise non appena si accorse della mia faccia e si schiarì la voce -io stavo solo cercando di... Sdrammatizzare-
Mi piegai in avanti -Siamo chiusi qui, con un uragano, i nostri genitori sono bloccati lontano da noi e la linea telefonica è fottuta. Cosa c'è da sdrammatizzare?- chiesi io
-Hey- mi disse lui -Prima di tutto, non dire parolacce, e secondo, la situazione sarebbe potuta essere peggiore, immagina se ci fossimo ritirati più tardi del previsto? Ci saremmo trovati nel mezzo dell'uragano-
-E ti sembra ci sia qualcosa su cui scherzare?-
-C'è sempre un qualcosa su cui scherzare, basta vedere la situazione sotto la giusta prospettiva-
Io non lo guardai stringendomi ancora di più la felpa addosso tentando di riscaldarmi.
-Hai freddo?- mi chiese. Si era piegato in avanti dandomi baci sulle spalle.
-No-
-No?-
-Si-
-Vieni qui, stupida- disse stringendomi a se.
Rimanemmo in silenzio mentre lui continuava a tenermi stretta facendo scorrere la sua mano su è giù sul mio braccio.
-Mi stai facendo le coccole?-
-Si-
-Che cattivo ragazzo- dissi.
Continuavamo a osservare le lancette del suo orologio scorrere il quadrante, un giro dopo l'altro quel continuo ticchettare riaccese la paura rendendo l'aria intorno a noi pesante. Orami il rumore del vento e della pioggia era abitudinario, un tonfo sordo ci sorprese facendoci sussultare ma la stanchezza della giornata precedente iniziava a fasi sentire.
Chiusi gli occhi e sentì il mio respiro rallentare.
-Sonno bambolina?-
-Mmh~Mmh- annuì
-Va bene, dormi ora- e iniziò a cullarmi
-Colin- lo chiamai dopo alcuni momenti
-Si?-
-Come mai non hai una ragazza?- chiesi
Lui rimase in silenzio -Ma io ho te-. Mi diede un bacio sulla fronte e posò la guancia sui miei capelli bagnati.
-Lo sai cosa intendo-
-No che non lo so-
Io sbuffai -Perché prima di conoscere me non avevi un altra ragazza?-
Questa volta fu lui a sbuffare -Io avevo una ragazza, ma poi... Niente-
Io rimasi stordita dalla sua affermazione -Niente? Che vuol dire niente? Com'è finita?-
-Io l'ho lasciata- disse semplicemente
-E perché?- chiesi io
Lui fece spallucce e voltò lo sguardo dall'altra parte così lasciai perdere.
Non ricordo di essermi addormentata, ma di certo ricordo il risveglio...
Era pomeriggio inoltrato quando aprì gli occhi. Il temporale continuava a riscuotere il terreno e il vento continuava a far sbattere le finestre.
Ricordo che sentivo freddo: Colin non era lì con me.
Ero l'unica in quella stanza. Mi alzai e mi abbia fuori.
Sentì delle grida provenire dalla stanza accanto. Kassie.
Mi stropicciai gli occhi e arrivai in cucina e subito capì che qualcosa non andava. Colin aveva tutti i capelli scompigliati,la cinta slacciata e del sangue che gli vola dal labbro. Automaticamente andai da lui -Colin, che succede?- chiesi prendendogli il volto tra le mani
-Piccola, io..- non fece in tempo a finire che Ale mi prese per le spalle allontanandomi, allora mi accorsi che anche lui aveva i capelli scompigliati e la maglietta stropicciata, così come Edward. Il volto colmo di rabbia.
Kassie era in piedi dietro di me rossa in volto, mentre Riley era difianco a Ale e sul divano Sara si guardava in giro con le braccia incrociate al petto.
-Ma che... Che cosa è successo?- chiesi
Nessuno mi rispose.
-Colin?- lo chiamai aspettando una risposta ma lui abbassò lo sguardo
-Ale? Ed?- chiesi.
Niente.
-Ragazzi che cazzo sta succedendo?-. Kassie venne da me e mi prese le mani -Vieni da questa parte, adesso ti spiego tutto- iniziò a trascinarmi.
-No- dissi -Colin?-
-Io... Elizabeth lo so che questa situazione può sembrare terribile ma...-
-No! Non sembra terribile, è terribile! E poi, Elizabeth, preferiresti usare il mio nome completo forse?-
Io persi la pazienza e mi avvicinai a lui.
-Allora?-
-Oh per l'amor del cielo!- disse a un certo punto Sara -Io e Colin c'è la stavamo facendo sul divano ok?-
Sentì un rumore sordo nelle mie orecchie, un fischio che occupava tutta l'aria intorno a me. E poi, ecco il dolore, un dolore tanto forte al petto ma che ti attanaglia anche lo stomaco rendendoti immune alla forza di gravità, perché l'unica cosa che sai fare è piegarti in due cercando di non sentire più nulla
-cosa?- sussurrai, l'aria nei polmoni era poca e bruciava.
-Colin-.
Lui alzò lo sguardo nel mio -Non è andata così, io non la stavo baciando ma lei...- non finì la frase che un mio schiaffo lo colpì in pieno volto.
-Liz- disse Ed seguendomi insieme a Ale quando corsi fuori.
L'uragano non era più tale, ora il vento e la pioggia erano meno forti ma non per questo inesistenti, ma infondo era così che mi sentivo. Nella mia mente una cazzo di tempesta continuava a infuriare.
Ale e Ed provarono ad avvicinarmisi ma mi allontanai. Quanto ero stata stupida.
Pensavo che mi stesse salvando, e invece mi ha spinto ancora più giù...
Sara aveva ragione, gli scrittori non scrivono mai romanzi rosa tra un bravo ragazzo e una cattiva ragazza perché non può esistere un lieto fine per loro...
Ed io che pensavo di poter essere l'eccezione...
Tornai dentro casa e corsi in bagno, e per la prima volta vomitai dal dolore, e mi accorsi che più dolore provavo vomitando meno dolore provavo per lui.
Quando finì mi sedetti contro le candide piastrelle del muro e scoppiai a piangere.
Avevo perso, gli avevo permesso di rompermi. Ma se prima in me c'era una leggera crepa, ora ero andata in mille pezzi, e chissà quanto ci sarebbe voluto per rincollarli tutti.
Ciao ragazzi,
Ora, so che per chi mi segue sarà strano vedere che ho saltato un giorno nel pubblicare anche perché non lo faccio mai ma, credetemi se vi dico che sono stata di merda. Sono stata a mare tutta la giornata e col vento che c'era adesso ho tutto il collo bloccato, ma lasciamo stare...
Spero che il capitolo vi sia piaciuto, so che è un po' lento rispetto agli altri ma, doveva necessariamente esserlo. In ogni caso, grazie per averlo letto!
Baci, Ny
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Literatura FemininaPensavo che mi stesse salvando, e invece mi ha spinto ancora più giù... Sara aveva ragione, gli scrittori non scrivono mai romanzi rosa tra un bravo ragazzo e una cattiva ragazza perché non può esistere un lieto fine per loro... Ed io che pensavo di...
