-Allora, com'è andata oggi a scuola?- mi chiede Paige schiarendosi la voce.
Riesco a sentire il suo nervosismo mentre si passa una mano tra i capelli e gesticola con la bic.
-Normale- rispondo solo, continuando a stare al telefono. Non faccio gran che, guardò le impostazioni, scarico musica... Cose così...
-Senti ma, ora che ci penso, tuo padre?-
-Mio padre?- le chiedo stordita mentre mi volto a guardarla.
-Si, insomma, tu non gli avevi chiesto di informarsi su come ottenere l'affidamento?-
Se lo ricordava.
In questo momento la mia faccia dev'essere tutta un programma.
-Si- rispondo e dalla mia voce trapela la mia esitazione, più di quanto vorrei.
-E poi? Non si è informato?-
-E poi niente. Non lo so, il divorzio è lungo, non è così semplice...- gli spiego -e poi non mi interessa più-
-Ma come sarebbe a dire che non ti interessa più-
-Prima avevo un motivo per voler rimanere, ma ora?- replicò stizzita tornando a rivolgere la mia attenzione al telefono.
-Ma Ale e Ed? Non vorresti rivederli?- mi chiede speranzosa.
-Loro ormai avranno già di meglio da fare e poi... Meglio di no-
-Perché no?- continua lei imperterrita
-Perché no!- alzo la voce.
-Ma perché? Spiegami!-
-Per vedere cosa? Lo sguardo di pietà che mi rivolgeranno? 'Guardate come si è ridotta per un ragazzo' penseranno! Non sono più la ragazza che reputavano la loro migliore amica non lo capisci?-
Lei sembra non rimanere impressionata dalle mie urla -Ma ti ricordo che tu non sei così solo per un ragazzo, ovviamente Colin c'entra ma c'entrano anche i tuoi genitori! Maggiormente i tuoi genitori!- mi spiega.
Io grugnisco in segno di risposta.
Non è così che funziona.
Non sono una bambina, i miei non hanno colpe, è la vita... Beh, forse mia madre....
-Che fai?- mi chiede poco dopo
Io mi volto a guardarla stranita.
-Che fai col telefono?- mi sorride. Io non le rispondo ma la fissò. È questo cosa c'entra con il casino che ho in testa.
-Sai, Simon ha la versione nera del tuo-
Il alzai gli occhi al cielo -Ragazzo?- chiedo senza guardarla
-Migliore amico- mi risponde e mi io mi giro di colpo a guardarla.
-Allora che fai?-
-Sono su un sito per guardare immagini... Cose così- alzò le spalle.
-Si, mio padre era fissato con la fotografia-
-Era un fotografo?- chiedo stranamente interessata
-No, un architetto, con la passione per la fotografia- un sorriso nostalgico si apre sul suo volto -Secondo lui era importante immortalare le cose belle e semplici, così nei momenti brutti quelle ci avrebbero donato conforto-.
Rimaniamo in silenzio.
Poi in un attimo di follia, per così dire, decido di aprire la galleria del mio telefono.
Eccole li, le foto mie e di Colin, della nostra ultima sera insieme, scattate da sua sorella.
O quelle fatte sulla ruota panoramica.
Lui che ride. Lui che mi abbraccia. Lui che mi bacia. Lui che continua a dirmi che mi ama. Lui.
Non mi accorgo di aver gemuto dal dolore finchè una mano non si poggia sulla mia spalla.
-Fa male- mi dice. Non era una domanda, ma un affermazione.
-Da morire- rispondo con voce rotta.
-Andrà meglio, o almeno questo è quello che tutti dicono...-
-A te è mai capitato?- chiedo d'istinto
-No, non ho mai amato come ami tu- mi risponde -Perché non lo chiami?- mi chiede.
-No..- la mia voce trema
-Perché no? Sono convinta che lui ti ama ancora!-
-No, tu non capisci. Io sono... Non sono più lei-
-Lei chi?-
Sento le lacrime scendere sul mio volto. Con le mani torco le maniche della felpa -Lizzy. La sua ragazza. La sua bambolina- e nel dire quell'ultima parola sento un pezzo del mio cuore ghiacciato sciogliersi, peccato che faccia male come non mai.
No, basta. Ho bisogno di... Le mie braccia... Ho bisogno di...
-Devo andare- dico alzandomi dalla poltrona.
-Dove?- mi chiede alzandosi dalla sedia
-Io, devo... Ho bisogno... Devo- balbettò infilandomi la giacca e spalancando la porta.
-Lizz..- cerca di bloccarmi ma io corro fuori.
La giornata non prometteva nulla di buono e come previsto piove a dirotto ma non mi importa.
Colin. Colin. Colin. Colin.
La mia testa ripete il suo nome assiduamente.
Lo vedo mentre mi sorride e mi chiama bambolina. Mentre canta e suona la chitarra. Mentre fa il bagno con me. Mentre fa l'amore con me.
Sei mia mi dice il suo ricordo.
-Basta...- sussurro prendendomi la testa tra le mani.
Lizzy! Ti amo! Colin continua a sorridere, ora è steso su una coperta in spiaggia e mi abbraccia bimba!
-Basta... Basta... Basta- riesco ad arrivare a casa correndo, fradicia per la pioggia.
Dio quanto sei bella dice mentre mi coccola.
Poi entra dentro di me. Lizzy... Lizzy... Lizzy!
Lo sento gemere il mio nome con nelle vene.
La sensazione della sue labbra sulle mie è così calda.
Avvicinò le dita alle mie labbra e la sensazione scompare. No!
Non mi accorgo di aver chiuso gli occhi fin quando non li riapro e i suoi splendidi occhi azzurri spariscono davanti a me.
La scena cambia...
Sono gay, lui è Aaron. Tua madre vuole il divorzio. Un nuovo punto di partenza. Trasferimento.
Vado dritta in bagno, la casa è vuota.
Ti amo.
Prendo la lametta. Taglio. Sangue.
Ti amo.
Non funziona!
Ci riprovo. Lametta. Taglio. Sangue.
Lametta. Taglio. Sangue.
Lametta. Taglio. Sangue.
Lametta. Taglio. Sangue.
Ti amo.
Non funziona più, tutto questo non basta più!
Cado per terra in ginocchio.
Colin.
Prendo la lametta e la porto all'inizio del polso. Se taglio lì non passerà...
-Fermati!- una voce dietro di me.
Paige.
-Senti, va via ok? Tu non puoi capire!- dico ma non sposto la lametta. Né per toglierla da lì, né per tagliare.
-Non pensare a lui cazzo! Non farlo per lui!- mi urlò contro e questa è la prima volta che la sento dire parolacce -Fallo... Fallo per tuo padre! Ricordi, l'uomo più importante della tua vita! Quello che cantava con te da piccola e che ami tanto!-
Papà.
Getto la lametta per terra.
La sento tirare un sospiro di sollievo.
-Senti, ho un piano ma ho bisogno che tu non commetta sciocchezze-.
Io la guardo -Che genere di piano?-
Lei mi guarda.
-Vieni, andiamo a fare una passeggiata nel parco, qui i tuoi potrebbero tornare da un momento all'altro-.
Arrivate al parco iniziamo a passeggiare si è giù.
-Allora?- la incito.
-Tua madre non mi ha ancora portato il contratto firmato da tuo padre che fa sì che io possa... Occuparmi di te-
-E allora?-
-E allora è un reato Lizzy-
-Ma perché...?-
-È questo che ho bisogno di scoprire. Se tua madre non glielo ha mai detto considerato che il tuo problema con... Con l'autolesionismo è cominciato da quando sei qui, e se tuo padre scoprisse forse vorrebbe...-
-Ottenere l'affidamento esclusivo!- concludo per lei -Paige! È fantastico!-
-Stai calma, prima tuo padre deve scoprirlo- Paige riprese a camminare.
-Beh diglielo!- dico con decisione sorridendo al pensiero di poter tornare da mio padre.
-Ah io non posso-
-Cosa?-
-Lizzy va contro la mia etica lavorativa fare una cosa del genere. Penso debba dirglielo tu, sarà anche un qualcosa di terapeutico se ci pensi bene. Ammettere il tuo... problema intendo-
Io mi blocco e mi volto a guardarla -Non puoi chiedermi davvero di farlo. Non a lui. Gli spezzerei il cuore. Lo disgusterei come disgusto mia madre...-
-No Lizzy, non andare nel panico. Lui non è tua madre. Devi dirglielo-
-Ma... Non posso- dico e abbasso il capo.
La sento ridere. Una risata amara. -E tu, dici tanto a tuo padre che non si fida di te, e poi sei tu la prima a non fidarti di lui?-
-Io...- merda, ha ragione...
-Senti Liz, io voglio aiutarti ma devi essere tu a volerti far aiutare. E finché non ammetterai con tuo padre che c'è un problema nessuno potrà aiutarti a risolverlo- lei si avvia verso l'uscita del parco.
-Dove vai?- le gridò dietro.
-La nostra ora è finita. Guarda l'orologio- mi risponde imitandomi senza voltarsi. Si infilale mani nelle tasche posteriori dei jeans.
Io non commento ma poi...
-Paige! Che succede se lo sa già?- le urlo dietro con le mani piegate ai lati della bocca come un megafono.
-Scoprilo- mi grida di rimando e scompare dietro i cancelli.
Quando torno a casa mi madre mi chiede come sto.
Io non le rispondo, ma in cuor mio penso ho speranza.
La sera stessa dopo aver cenato, cioè aver mangiato qualcosa in più rispetto agli altri giorni corro in camera.
Prendo il cellulare e fissi il nome sullo schermo.
Porca miseria che situazione...
Alla fine mi decido e premo il tasto di chiamata.
Uno squillo... Due squilli... Tre... Quattro...
-Pronto?- risponde una voce roca dall'altro capo del telefono.
-Aaron, ho bisogno del tuo aiuto-
Ciao ragazzi!
Eccomi con il ventiseiesimo capitolo!
Volevo solo scusarmi se non pubblico più ogni giorno ma non ne ho il tempo. Ero indecisa de pubblicare oggi o domani ma domani è il mio compleanno e non credo avrò tempo. Quindi vi ho fatto un regalo anticipato! Anche se non è così che funziona (?) 😂
Vabè, grazie per aver letto!
STAI LEGGENDO
Live || #Wattys2016
ChickLitPensavo che mi stesse salvando, e invece mi ha spinto ancora più giù... Sara aveva ragione, gli scrittori non scrivono mai romanzi rosa tra un bravo ragazzo e una cattiva ragazza perché non può esistere un lieto fine per loro... Ed io che pensavo di...
