-Cosa si fa ora papà?- chiedo. Siamo in macchina ormai da una mezz'oretta abbondante quando mi decido ad aprire bocca. Jackson, seduto sul sedile posteriore gioca col telefono di mio padre.
-Ora... si torna a casa- mi dice lui mentre fa scivolare le mani sul volante con fare assente.
-E... Con mamma?- chiedo cauta.
-Di tua madre si occuperanno i miei avvocati- non mi sfugge l'uso del plurale
-gli avvocati?-
Lui liquida la domanda con un gesto della mano e corruga la fronte è svolta a destra.
-Papà, per quanto riguarda Aaron io...-
Lui non mi da il tempo di finire -Tu niente, Liz-
-Ma papà...-
-Non ti riguarda Lizzy- è così dicendo alza il volume della radio.
Mando un messaggio a Aaron: mi dispiace.
In ogni caso, dopo ben 3 settimane di documenti, sentenze, e altre questioni burocratiche mio padre è riuscito ad ottenere la custodia mia e di mio fratello.
Ho rivisto Ed è Ale. Se non lo racconto è perché non ci siamo detti nulla. Un abbraccio ha chiarito tutto.
-Devi parlare con Colin- mi dice Ed. Siamo seduti sui salotto a guardare un film. Ho sempre amato casa sua, piena di mobili in legno ha un aspetto rassicurante.
-Per dirgli cosa Edward?- chiedo giocando -Ero seria quando ci ho parlato. Io non sono fatta per le relazioni a distanza ok?-
-Ma come fai a saperlo?-
-Lo so Ed. Senti non mi va di parlare di questo ok? Parliamo di altro. Ale tra quanto viene?-
-Sta finendo di studiare-
-Ale studia?-
-Compito in classe-
-Ah- distolgo lo sguardo e tentò di concentrarmi sulla TV.
-Senti ma con tuo padre?-
-Con mio padre?- chiedo
-Si, tuo padre e Aaron?- mi chiede di rimando lui
-Non lo so- rispondo lieta di aver trovato un nuovo argomento -Io adoro Aaron e sono più che certa che mio padre lo ami, e adesso lui non vuole vederlo perché non gli ha raccontato dei miei 'problemi' ma Aaron aveva promesso a me di non farlo!- gli spiego
-E se fossi tu a farli incontrare?- mi chiede Ed incrociando le mani dietro la testa
-Che intendi?-
-Ho un piano- mi spiega la sua idea.
Io lo guardo stranita -Tu guardi davvero troppi film romantici- gli dico
-Non ci posso fare nulla se tutte le ragazze con cui esco sono fissate con il romanticismo- ridacchia lui e io lo seguo.
La mattina dopo indosso il cappotto in tutta fretta. Il notiziario continua a dare notizie riguardanti il tempo.
Siamo ormai alla fine di ottobre, in genere, qui fa ancora piuttosto caldo ma oggi siamo arrivati ai 17 gradi centigradi la massima.
Una temperatura mia vista prima d'ora in questo periodo. Infatti su qualunque canale tu metta, non si fa altro che ripetere che questo sarà l'inverno più freddo mai avvenuto in California!
A me non fa né caldo, né freddo. Anzi, forse questo freddo sarà una piacevole distrazione.
-Papà muoviti!- gli urlo dal piano di sotto.
Abbottono il cappotto bordeaux e metto, prendo il telefono e sono pronta.
-Eccomi!- papà si infila il suo Montgomery grigio allacciandosi i bottoni neri e prende le chiavi di casa.
Dobbiamo accompagnare Jackson a scuola, fortunatamente ho convinto papà a non farmi andare oggi, con la scusa di voler passare un po' di tempo insieme.
Durante il tragitto in macchina papà è sorprendentemente allegro, canticchia e gioca con me e mio fratello.
-Mucca- dice Jackson.
-Mucca? Allora... Castello- poi mi guarda.
-Lo...lo...lontano!- dico trovando rapidamente una parola che inizi con le ultime due lettere di 'Castello'.
Quando finalmente arriviamo davanti scuola Jackson scende e corre in classe solo dopo essersi piegato a dare un bacio alle fianco di papà e avermi salutato con la mano sorridendomi.
-Allora, che vogliamo fare?- mi chiede mio padre mentre si rimette gli occhiali da sole.
-Inizierei con fare colazione- mi metto la mano sulla pancia con un sorriso di scuse.
Mio padre mi guarda severo -Devi sempre fare colazione prima di uscire- trova parcheggio e scendiamo.
Iniziamo a passeggiare, purtroppo il nostro bar preferito è lontano.
Papà mi mette un braccio sulle spalle stringendomi a se.
Mi sorride e io rispondo al sorriso.
-Papà, più avanti mi ringrazierai- dico
-Che intendi dire?-
Io rido enigmatica e malinconica al tempo stesso.
Papà lascia cadere il discorso ma rimane penso.
Quando finalmente raggiungiamo il bar entriamo e ci sediamo a un tavolo con due poltroncine poste una difronte all'altra, proprio difronte la vetrina.
La cameriera ci riconosce e si avvicina subito -Che vi porto oggi?- ci chiede. Non fa domande su che fine abbiamo fatto e gliene sono grata.
-Una cioccolata calda con un muffin al cioccolato e per me un caffè nero e un cornetto con crema e amarena-
La ragazza prende appunti e corre via con un sorriso solo per noi e un 'arrivano subito'.
-Allora, che succede?- mi chiede prendendo a giocare col tovagliolo.
-Che significa?- chiedo fingendo innocenza.
-Come mai oggi sei voluta rimanere con me?- mi chiede sorridendo.
-Per passare del tempo con il mio caro papà- sorrido sapendo che lui non abboccherà.
Alza un sopracciglio.
-Ecco volevo chiederti...- inizio
-Ah ecco- dice lui ma io continuo.
-Che cosa diresti se volessi invitare una persona a casa nostra oggi?-
Lui mi guarda sbalordito -Un ragazzo?-
-Un... Un maschio, si- rispondo
-Per me andrebbe bene- mi risponde.
Poi il suo sguardo si posa fuori dalla vetrina e sbianca. Nel frattempo i nostri ordini arrivano.
Io prendo a mescolare la cioccolata calda e a scartare il muffin.
-C'è ne andiamo- dice improvvisamente mio padre.
-Cosa?-
-Muoviti- si alza in piedi e prende il portafoglio ma non fa in tempo a incitarmi che una voce alle mie spalle lo interrompe -Ciao-.
Io mi volto.
-Ciao Aaron- dico alzandomi e andandogli in contro.
Gli gettò le braccia al collo e lui mi stringe forte.
-Ciao piccolina- mi dà un bacio sulla fronte -Come va?-
-Bene- dico -Grazie-.
Mi fa l'occhiolino, poi si alza e guarda mio padre.
-Logan- lo saluta nuovamente.
Il volto di mio padre è rabbioso ma sofferente.
Eccome se lo ama...
-Lizzy, forza muoviti- dice distogliendo lo sguardo da quello di Aaron.
-Che cosa?- chiedo
-Andiamo a casa- ripete e lancia sul tavolo delle banconote. Poi mentre si incammina verso la porta lo indossa.
-Papà... Aspetta- dico tentando di tenere il suo passo mentre Aaron ci segue.
-Tu c'entri qualcosa vero?- mi chiede voltandosi di scatto. Io non rispondo e lui lascia ricadere rabbiosamente le braccia sui fianchi distogliendo lo sguardo -ovviamente-.
Riprende a camminare.
-Davvero non vuoi nemmeno parlargli?-
-La faccenda non ti riguarda- mi dice tirandomi per un braccio.
-Aaron, vieni a casa con noi- mi blocco resistendo a mio padre.
-Che cosa?- rispondo all'unisono. Mio padre con rabbia, Aaron con sorpresa.
-Non puoi invitare qualcuno in casa nostra senza il mio permesso- mi rammenta papà.
-Ma io te l'ho chiesto il permesso, prima ricordi? E tu hai accettato!- rispondo con finta serenità. La verità è che papà avrebbe tranquillamente potuto fermarmi.
-Tu hai parlato di un ragazzo!-
-Ah, no! Tu hai parlato di un ragazzo. Io ho parlato di un maschio, c'è differenza- spiego a mio padre come se stessi parlando ad un bambino.
Lui sbuffa ma non ribatte. L'ho scampata.
Aaron è incerto -Lizzy, forse dovrei...- fa per andarsene ma io lo blocco.
-No! Tu sei mio ospite, e poi mi piacerebbe davvero parlarti, ringraziarti...-
Alla fine lui cede.
In macchina faccio sedere Aaron davanti e io dietro.
Il silenzio è imbarazzante.
-Aaron, cosa mangia quando fai colazione al bar la mattina?- chiedo
-Em... Cappuccino alla cannella con l'aggiunta di latte di soia e un cornetto crema e amarena- risponde, nel pronunciare le ultime quattro parole lancia istintivamente uno sguardo a mio padre e i loro occhi si incrociano.
Entrambi arrossiscono e distolgono lo sguardo. Papà si lecca le labbra, poi se le morde.
Che ci sia qualche ricordo legato alle colazioni mattutine?...
Quando arriviamo a casa mi scuso e salgo di sopra con la scusa di cambiarmi.
Quando torni giù i due sono in cucina.
-Log, quante volte dovrò chiederti scusa ancora?- Aaron è poggiato al tavolo mentre mio padre prende da un armadietto le tazzine da caffè. Gli dà le spalle e non gli risponde.
-Oh avanti, ti sembra un modo maturo di affrontare la situazione?- chiede e gli si avvicina da dietro. Gli mette le mani sui fianchi e dopo averlo baciato al centro, poggia la sua testa sulla schiena di mio padre.
-Ed è stato maturo utilizzare mia figlia per rincontrarmi?- chiede mio padre, il tono è calmo ma una leggera sfumatura fa trapelare la sua ira.
Aaron non risponde.
Mio padre si scosta da lui.
Aeronautica prende la giacca e si avvia alla porta.
-Ma dove vai?- chiedo bloccando
-È stata una pessima idea- mi dice -Mi odia-
-Aspetta qui-
Lui fa per controbattere ma io lo pregò e lui cede.
Vado in cucina.
-Papà- inizio con fare annoiato -Tu sei l'uomo più importante della mia vita, perciò mi scuserai se ti dico che a volte, sei un coglione totale-
-Cosa?- si gira a guardarmi stupefatto
-Hai un uomo fantastico che ti ama, che vuole proteggerti. Hai passato dei fantastici momenti con lui, e ti vuoi buttare tutto questo via per una stupida litigata? Sai perché Aaron non ti ha detto di me? Perché gliel'ho chiesto io! Io, per la miseria! Ed è stata una sua idea chiamarti perché io avrei voluto aspettare!-
Papà e scioccato dalla mia confessione e rimane in silenzio.
-Perciò ora vedi di risolvere questa faccenda da adulto consapevole di star perdendo una tra le cose più bella della sua vita!- detto questo esco dalla cucina, prendo Aaron per un braccio e lo trascinò nella cucina.
-Aaron ti autorizzo a picchiarlo, dio solo sa se qualche botta in testa non lo faccia rinsavire!- esco e chiudo la porta.
Quando salgo in camera e accendo sono ancora le dieci di mattina, quando infine rialzo lo sguardo sul l'orologio sentendo il mio stomaco borbottare noto che sono ormai le tre passate.
Scendo piano le scale.
La porta della cucina è ancora chiusa ma non li sento litigare. Buon segno.
Busso piano alla porta e viene ad aprirmi mio padre tutto arrossato con le labbra gonfie e i capelli scompigliati entro cerca di mettersi in ordine continuando a passarsi una mano tra i capelli e ad abbassare la maglietta.
-Hey tesoro- mi dice ma non accenna ad aprire la porta -Tutto ok?-
-Si certo, ho fame- dico -Ricordati che tra poco dobbiamo andare a prendere Jackson da scuola- tento di sbirciare ma mio padre non me lo permette.
-Em... Mi lasci entrare?- chiedo
-Certo- dice ma continua a fissarmi senza aprire la porta.
Io aspetto ancora qualche secondo.
-Em..papà?-
-Si?-
-La porta-
-Cosa?-
-La porta, devi aprire la porta altrimenti non posso passare- indicò la porta.
-Certo em... Solo un secondo- richiude la porta per circa un minuto poi la riapre e sembra padrone di se stesso.
Aaron sta cercando qualcosa dentro il frigo. Oh. Meglio fa finta di cercare qualcosa dentro il frigorifero.
Per cena decidiamo di ordinare cinese e ci sediamo al tavolo della cucina a mangiare quando...
-Oh mio dio- dico spalancando gli occhi.
-Cosa?- chiede mio padre
Io scoppio a ridere -Papà credo che tu ti sia fidanzato con un vampiro!-
Papà intuisce di cosa sto parlando e si copre il collo con una mano che però con copre completamente il rossore del succhiotto.
Lancia uno sguardo assassino a Aaron che gli sorride.
-Non preoccupatevi, questa sera avrete tutta la notte per fare quelle cose, e altro-
A mio padre escono gli occhi fuori dalle orbite.
-Che cosa!? E tu come le sai certe cose signorinella?-
Aaron scoppia a ridere.
-Logan, tesoro, non ha più 9 anni eh, non è più una bambina!-
Papà fa una smorfia.
-Lei sarà sempre la mia bambina- proclama, poi riprende a mangiare con naturalezza, consapevole però di aver detto una frase che mi farà sorridere per mooooolto tempo.
STAI LEGGENDO
Live || #Wattys2016
ChickLitPensavo che mi stesse salvando, e invece mi ha spinto ancora più giù... Sara aveva ragione, gli scrittori non scrivono mai romanzi rosa tra un bravo ragazzo e una cattiva ragazza perché non può esistere un lieto fine per loro... Ed io che pensavo di...
