Live-Capitolo 2

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Quella mattina sapevo che sarebbe cambiato tutto, me lo sentivo.
Ti capita mai di vedere un qualcosa di diverso dall'ordinario è da lì capire che quel giorno sarà tutto diverso? sbagliato?
Beh, se si, siediti comoda e stai pronta perché  tra poco ti accorgerai di non essere l'unica al mondo a sentirsi così.
Ma partiamo dall'inizio, dall'inizio del giorno che segnò la fine della Lizzy che tutti conoscevano, di quella che solo in pochi conoscevano e di quella che invece nessuno aveva mai conosciuto...
Mi svegliai col suono assordante della sveglia. Cercai con la mano il tasto per spegnere quel continuo campanello che mi intimava di alzarmi.
Ancora a occhi chiusi feci cadere la sveglia per terra. Ovviamente. Sbuffando nascosi la testa sotto al cuscino, ma la quiete non durò molto.
-Elizabeth farai meglio ad alzarti! Sono già le 5!- sbraitò mia madre strappandomi il cuscino dalle mani -il nostro volo parte tra 2 ore!-.
Oh si, era il giorno della partenza per la California. Si, lo so cosa stai pensando oh mio dio! la California! Come fai a non avere voglia di andarci! Beh non fraintendetemi, amo la California ma amo anche una sana dormita! E comunque, frena con l'entusiasmo, non partiamo per una vacanza, stiamo tornando da una vacanza. Eh già, la costa francese è meravigliosa ma è tempo di tornare.
Ora, non so voi, ma la mia mattinata è divisa in tappe:
Prima tappa: accendere telefono e mandare il buongiorno ad Alexander e ad Edward, i miei due migliori amici.
Edward lo conosco sin dalle elementari, è stato un colpo di fulmine il nostro: in poche parole lui ha detto una parolaccia e io gli ho rotto il naso, eh si, anche da piccola ero un amore non credi anche tu?
Alex invece era il cugino di secondo grado di una troia di 2 anni o 3 più grande di noi, la classica biondo platino occhioni blu. Con Edward avevamo scommesso che lei si sarebbe messa con lui e poi, un cosa tira l'altra e dalla seconda media Alex è il mio migliore amico.
Noi tre siamo sempre stati inseparabili.  E lo saremmo stati sempre.
Ma tornando al racconto...
Premetti il pulsante di accensione ma il cellulare non aveva la minima intenzione di accendersi. Provai altre tre volte, alla fine lo scaraventai sul letto e mi alzai.
Seconda tappa: Colazione. Dopotutto è il pasto più importante della giornata! In genere mangio dei pancake , li amo.   Ma anche latte con cereali va bene. Non ti azzardare a darmi il caffè se non vuoi che vomiti.
Scendo in cucina apro l'anta dell'armadietto per trovare... Un bel niente.
Ma che diavolo succede oggi?
-Ma'! Dove sono i cereali?- gridai per farmi sentire
-non ci sono-
Grazie al cavolo -questo lo vedo anch'io, grazie. Ma perché non ci sono?-
-Liz, dobbiamo partire, ho buttato ciò che non ci serviva, anche perché non possiamo mica portarcele in aereo quelle cose-.
E va bene, insomma, sono cose che capitano... E poi, mi rimane ancora la terza tappa
Terza tappa: Doccia. Non c'è niente di meglio di una doccia calda appena sveglia. Andai nel bagno e mi infilai sotto la doccia, aspettai che l'acqua si scaldasse poi misi il soffione attaccato al gancio sopra di me e iniziai a insaponarmi i capelli.
Proprio mentre iniziavo a risciacquarli l'acqua diventò improvvisamente gelata  e, nella foga di allontanarmi da quel bagno di azoto liquido aprì gli occhi per lo shock e il sapone mi finì negli occhi.
-Porca puttana!- gridai.
Misi il volto sotto il getto d'acqua freddo per lenire il bruciore.
Ok, questa non è esattamente una giornata perfetta
-Lizzy- mi chiamò una vocina da fuori il bagno
-Che c'è Jackson?- mio fratello Jackson aveva 7 anni, capelli neri corvino e occhi di un azzurro intenso.
-Mamma ha detto di dirti di stare attenta a come parli, e di sbrigarti-
Mia madre e il suo solito tempismo
-oh 'fanculo!- sbraitai contro l'intera mattinata.
-Hey che ho fatto?- mi chiese mio fratello ferito.
-No, non tu tesoro-
-Parlavi con mamma? Glielo devo dire?- mi chiese
-No!- Ci manca solo che mi tocca sentire la predica di mia madre sul 'linguaggio che una signorina dovrebbe avere'
-Tu vai Jack, io arrivo subito-

Più di dodici ore dopo ero a casa, finalmente, dopo che la mia valigia fu persa, e che il taxi  bucó una gomma arrivammo nella nostra villetta solo per sentirci dire che la sera seguente eravamo tutti invitati a una cena con i colleghi di papà è come dice lui "essere un capo significa questo e altro".
La cena era a casa della famiglia Curt, dei cari amici di papà da sempre, la famiglia era appena tornata da una serie di lunghi viaggi lavorativi: 14 anni, 6 paesi: Francia,Italia,Regno Unito, Spagna, Giappone e Russia.
Ma mi sto dileguando troppo e ti starai sicuramente annoiando perciò saltiamo tutte le varie disgrazie della giornata è arriviamo alla cena ok?
Bene, la villa dei Curt era davvero magnifica, con tanto di piscina.
Ricordo il caldo di quella serata, un caldo umido.
Ricordo che non pensavo a ciò che facevo, certo, stringevo la mano alle persone che incontravo, sorridevo quando era il caso, rispondevo alle solite domande di circostanza tipo 'quanti anni hai?' o 'che scuola frequenti' ma la verità è che non me ne poteva fregare di meno di tutto loro... In ogni caso dovevo tenere a mente la regola di mia madre, la più importante di tutte 'Salva sempre l'apparenza' anche se magari ti senti una merda dentro.
-Lizzy!-
Mi voltai e vidi Cami, una delle figlie dei colleghi di papà -Ciao Cami!-
Il nostro gruppetto per quelle cene era composto da circa 11 ragazzi.
-Ma dove sono gli altri?- chiesi
-Dove sono gli altri? Dove sei tu piuttosto! Che ci fai qui, sono tutti a conoscere i figli dei Curt- disse prendendomi sottobraccio -E sono davvero fantastici-
Cami cercava di trovarmi un ragazzo da novembre, dà quando mi lasciai con Victor ma questa è un altra storia, ne parliamo dopo...
-Non ora Cami, tu vai, io ti raggiungo più tardi, vado un attimo dal barman ok?-
-No dai, vieni!-
-dopo- insistetti.
-E va bene- si arrese lei lasciandomi sola.
Mi avviai al bar -cosa mi dai Louis?- Louis era il barman che tutti gli amici di papà sceglievano per le feste, era il migliore!
-Niente di niente, non con i tuoi così vicini- mi fece l'occhio lino e continuò a scuotere lo shaker.
Sbuffai, avrei dovuto aspettare.
Mi allontanai dal trambusto della zona bar verso la piscina. Fortunatamente era in un angolo a parte del giardino decisamente molto meno frequentato.
Mi sedetti su una sdraio e chiamai Edward.
-Hey Ed- dissi quando rispose
-Hey Lizzy, che ti è successo? Sei sparita- Edward aveva una voce fantastica, gliel'ho sempre detto. A volte quando eravamo più piccoli e come compito per la scuola avevamo la comprensione orale di qualche testo ci stendevamo sull'amaca nel mio giardino e lui mi leggeva le varie storie.
-Scusa, il cellulare era morto-
-Fa niente... Dove sei? Ci possiamo vedere?- mi chiese
-Mi dispiace, ma sono a una cena di lavoro con la mia famiglia, che poi non è altro che un rinfresco del cavolo-
-Che palle! Di già tutte queste...-
-Stronzate? Già- dissi seccata e lo senti ridere.
-Che finezza cara- mi prese in giro ed entrambi ridemmo -'fanculo Edward!- poi d'un tratto sentì una risata profonda alle mie spalle e sobbalzai. Il telefono mi cadde per terra -merda-
-Però! Una vera Lady non è vero?- mi voltai con una voglia matta di dare un pugno a chiunque fosse.
-E tu saresti?- ringhiai raccogliendo il telefono -Ah no, aspetta, lasciami indovinare, un coglione che non sa farsi gli affaracci suoi- dissi sempre dandogli le spalle
-Qualcuno dovrebbe davvero insegnarti le buone maniere, lo sai bambolina?-
Appena sentì quel soprannome andai su tutte le furie, alzai il telefono all'orecchio -Ed, ci sentiamo dopo-.
Mi voltai di scatto e puntando il dito contro quella figura -Hey stammi a sentire brutto...- iniziai ma quando il ragazzo fece un passo indietro finendo sotto un fascio di luce del lampione vicino mi bloccai : due occhi azzurri mi fissavano divertiti. I due occhi azzurri più intensi che io avessi mai visto.
-Colin!- disse una voce alle nostre spalle. Il ragazzo mantenne ancora un secondo gli occhi puntati nei miei ma poi sciolse lo sguardo -Sono qui-.
Il signor Curt fece la sua comparsa mettendo una mano intorno alle spalle di Colin per poi rivolgersi a me.
-Ah Elizabeth, vedo che hai già fatto amicizia con mio figlio!-
-S.suo figlio?- balbettai.
-Si mio figlio, Colin Curt!-
Oh merda pensai ho appena preso a male parole il figlio del più importante collega di mio padre!

Ciao a tutti ragazzi, allora, come avrete notato sto cercando di pubblicare un capitolo al giorno. Per chi mi conosce con altre storie: Lo so che siete abituati a dei capitoli molto più lunghi ma questo è un tipo diverso di storia e pertanto userò un andatura diversa.
Detto questo, spero che il capitolo vi sia piaciuto, grazie a chiunque legga, commenti, voti o condivida la mia storia.
Baci, Ny

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