capitolo 17

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Faccio l'ultimo tiro visto che la sigaretta è finita, infine la butto per terra e la schiaccio con il piede. Mi ci voleva proprio. Devo pensare ad un posto dove dormire visto che a casa non torno di sicuro, da papà non posso sennò sarebbe troppo facile....da Sara! Si ma come faccio ad avvisarla? Facile, gli invio una lettera...no, troppo all'antica...la chiamo con il cellulare di una negozio. Vado in un bar.

«Salve, posso usare il telefono?»

«Certo.»

«La ringrazio.»

Lo prendo e digito il suo numero. Dopo due squilli risponde.

«Pronto?»

«Ciao sono Sara, posso venire da te?»

«Ok...come mai? Cos'è successo?»

«Dopo ti spiego.»

«Va bene.»

«Ciao a dopo.»

«A dopo.»

Vado in stazione dei treni, prendo un biglietto e aspetto. Dopo venti minuti arriva il mio treno e ci salgo. Addio Justin! Dopo venticinque minuti si ferma alla mia fermata. Vedo Sara.

«Ciao» gli salto addosso abbracciandola.

«Hei, come stai?»

«Bene, tu?»

«Benissimo...racconta.»

Gli racconto tutto mentre camminiamo.

«Dio.»

«Già.»

«Eccoci arrivati.»

Entriamo.

«Non è cambiato nulla.»

«Sì, lo so»

«Dove le metto?»

«Nella stanza degli ospiti...sai dove è?»

«Certo.»

«Ok.»

Vado nella stanza e poso le valigie nel letto. Scendo da Sara.

«Hai bisogno d'aiuto?»

«No, grazie.»

«Sicura?»

«Sì...tu vai a guardare la TV se vuoi ok?»

«Se insisti» ridiamo insieme.

Dopo cinque minuti si aggrega a me. Ci vediamo l'esorcista.

Sara urla dalla paura.

«Ma non fa paura, anzi»dico ridendo.

«Ovvio tu li ami gli horror,io li odio invece.»

«Questo lo so.»

«Senti Emy vuoi andare a riposarti o preferisci guardare la TV.»

«Sto altri dieci minuti, poi basta.»

«Ok, hai il numero di Sabrina?»

«Si, ma il telefono l'ho dimenticato a Los Angeles.»

«Povera tua mamma.»

«E l'unica che mi mancherà. Justin neanche morta!»

«Lui ha detto quelle cose solo perché era arrabbiato e basta, nulla di personale.»

«Non mi interessa, e un'idiota e punto!»

«Sei testarda.»

«Lo so grazie , adesso vado a dormire...a dopo.»

«A dopo.»

Vado di sopra a riposarmi per un po'. Mi sveglio dopo tre ore belle abbondanti e scendo da Sara. Non la vedo e la chiamo urlando il suo nome. Nulla, dov'è finita?

«Sara?»

«Non c'è.»

Una voce maschile si insinua nella casa. Mi giro di colpo.

«E tu chi diavolo sei?»

«Un'amico di Sara.»

«Dov'è lei?»

«In soggiorno, ma non credo ti possa rispondere.»

Cavolo questo ci vuole morte!

«Adesso sta zitta e vieni!»

«E se io mi rifiutassi?»

«Moriresti» dice tirando fuori una pistola.

Cavolo, lo seguo.Inizio ad urlare.

«Cosa urli! Stai zitta!»

«C'è un...un...» dico cercando di essere terrorizzata.

Si gira e ne approfitto per scappare. Le porte sono chiuse e anche le finestre. Solo una cosa posso fare! Rompo il vetro di una finestra con la mia mano e corro nella casa più vicina possibile. Suono e mi apre una signora anziana.

«La prego mi aiuti, chiami la polizia subito!»

«Certo, che succede?»

«Non c'è tempo di parlare la prego.»

La chiama in velocità, dopo circa dieci minuti abbondanti sento le sirene farsi più vicine. Corro a casa di Sara e vado in soggiorno. Il tizio viene portato via da due poliziotti mentre io slego Sara.

«Come stai? Oddio ho avuto paura per te!» dico preoccupata.

«Sto bene...che hai fatto alla mano?»

«Ho rotto una finestra, scusa.»

«Scusa un cazzo, mi hai salvata...grazie mille.»

«Prego, io ci tengo a te.»

TI AMO ANCHE IO|JUSTIN BIEBER|La tua prossima ossessione. Scoprilo ora