Stupore.
È l'unica sensazione che prende strada nel mio corpo alla vista di quello che ho davanti.
Malia. A terra. Una freccia nella spalla. Ma la cosa che mi sorprende di più è un'altra.
È viva.
Almeno fino ad adesso.
Quella ragazza che vidi il primo giorno che arrivai qui in questo dannato posto. Era ancora li. Era fuggita dal residence. Forse molto tempo prima che succedesse ciò che è successo. Non voglio riaffrontare l'argomento.
Ed ora era li. Stesa a terra con una freccia nella spalla.
La freccia che avevo scoccato io.
Rimango immobile.
Malia mi fissa. Si avverte il dolore nei suoi occhi. Occhi verdi bosco avvolti in un mare di lacrime.
"Matthew...per piacere.."
La sua bocca si contorce in una smorfia di dolore. Una lacrima scende sulla sua guancia.
Devo aiutarla. E anche subito.
Corro verso di lei e getto l'arco alle mie spalle.
Mi chino su di lei.
Ha una bella ferita. Ad occhio e croce bella profonda. Una freccia è fatta in modo da poter strappare anche i tessuti più resistenti. Non mi stupisco se riporterà danni permanenti alla spalla. Del resto è stata anche fortunata, potevo scagliargliela in qualche altro punto vitale.
Devo estrarla.
"Malia guardami."
Si gira con il viso verso di me. Il volto rigato dalle lacrime. Quella ragazza sorridente che avevo conosciuto quel giorno in quel prato non esisteva più.
E non sarebbe mai più esistita. Mi chiedo se abbia passato le stesse cose che ho passato io dopo la fuga.
Gli prendo la spalla e, con un movimento deciso, afferro l'asta di legno e la estraggo dalla carne.
Quasi metà freccia è intrisa di sangue. L'odore nell'aria è nauseabondo.
Adesso che ho tolto la freccia dalla sua spalla bisogna fare un altra cosa. Una cosa non molto piacevole.
Devo ricucire la ferita.
Prendo un'altra freccia dalla faretra e taglio un altro piccolo filo di cotone dalla mia maglia. Proprio come ho fatto qualche giorno fa. Solo che qui la ferita non sta andando in cancrena rischiando di ucciderla.
Mi rivolgo a Malia.
"Malia, senti, cerca di resistere perché sto per farti un po male. Ma è necessario. Okay?"
Fa un piccolo cenno con la testa che credo significhi che vada bene.
Incomincio. Faccio lo stesso procedimento che ho fatto su me stesso e dopo una mezz'oretta ho finito. Sto sudando.
Mi riposo un'attimo. Tutto questo è pazzesco. Tutto quanto. Mi chiedo quando finirà.
E come finirà.
Non voglio saperlo.
Quante altre cose mi aspettano. O meglio ci aspettano. Ora che ho trovato Malia dovrò portarla con me. Ciò significa che dovrò procurare più cibo, più acqua e sarò rallentato di parecchio. La sua spalla non sembra messa bene. Colpa mia.
Ma io devo arrivare in città. A tutti i costi. Devo scoprire perché volevano fare fuori mio padre e devo tornare a casa. Mi serve più aiuto possibile. E credo che lei sappia badare a se stessa come io so badare a me. Del resto non posso lasciarla sola.
Mi fa male la testa.
Devo riposarmi.
Devo...
[...]
A svegliarmi è stato il calore.
Non il freddo. Non rumori insoliti.
Il calore.
Apro gli occhi.
Mi sono addormentato. Lo sapevo.
Aspetta.
Dov'è Malia?
Dove l'ho lasciata?
Tutto mi ritorna in mente come una valanga. Ho una coperta addosso e sono coperto da un giubbotto. È caldo. Con il cappuccio di pelliccia.
Davanti a me c'è un fuoco. Lingue rosse e gialle che si espandono nella notte.
Chi ha fatto tutto questo?
Mi alzo in ginocchio togliendomi di dosso la coperta. Mi stropiccio gli occhi e mi guardo attorno.
Sembra essere lo stesso posto di prima, soltanto che ora, sotto la quercia, c'era un falò. E dall'altro lato del falò, appoggiati ad una pianta c'erano il mio zaino di pelle, l'arco, le frecce, un'altro zaino e una borsa lunga e di una forma strana che di sicuro doveva contenere qualcosa.
Un rumore attira la mia attenzione. Sembra provenire da dietro di me. Non faccio in tempo a girarmi che subito una figura compare alle mie spalle.
"Guarda chi è uscito dal mondo delle favole"
Malia era dietro di me è veniva nella mia direzione.
Io ero in ginocchio a terra. Passa e mi da una pacca sulla testa. La vedo che si avvicina al falò. I suoi capelli sembrano ancora più accesi e vivi illuminato dalle fiamme. Indossa gli stessi abiti che indossava un po di ore fa e in spalla ha un grosso fucile da caccia. Sembra in ottima forma.
Getta qualcosa nel fuoco e poi si dirige verso gli zaini. Apre il suo e tira fuori qualcosa. Sembra una specie di rettangolino rigido. Lo esamina per bene. Poi si dirige verso di me e mi si siede accanto, con il viso rivolto verso il falò.
Il rettangolino è in realtà un pacchetto di fiammiferi e non fa altro che prenderne uno alla volta, accenderli, e poi spegnerli con un soffio. Lo sguardo perso nel vuoto.
"Cos'hai? Non dai l'aria di una persona felicissima".
Non si scompone minimamente. La sua voce è neutra.
"Cos'ho? Oh niente. O meglio sono scappata di casa, sopravvissuta a giorni parecchio intensi, colpita da una freccia, ho perso la mia famiglia e sono dannatamente infelice".
La guardo per un istante. Concentrata nel suo accendi-spegni costante. Gli occhi che brillavano alla luce delle fiamme.
Tutto ad un tratto smise e gettò a terra i fiammiferi con tutta la scatoletta.
Non rispondo. Forse perché non c'è risposta. Sposta lo sguardo su di me.
"Matthew. So ciò che hai passato. Ti ho seguito per tutto questo tempo. Ho visto ciò che facevi. E devo dire che non te la sei cavata male. Ma ora lasciatelo dire."
Si prende una piccola pausa. Volge lo sguardo al fuoco e poi torna a guardarmi.
"Da solo non combinerai niente. Io ti offro il mio aiuto se tu mi offri il tuo. Intesi?" Sembra convintissimo delle sue idee. Ha quel tipo di parlata e quell'accento del North Carolina che rendono difficile non accettare una sua proposta.
"Si. Perfetto. Ci stavo già pensando" distolgo un attimo lo sguardo.
Per un po nessuno dei due parla. E credo che nessuno dei due voglia parlare. Poi parla Malia.
"La mia spalla va meglio. Grazie".
"Menomale". Menomale sul serio.
"Ma rimani uno stronzo". Scoppia a ridere. Una risata solare e divertente. Decisamente fuori luogo in un posto del genere. Rido anche io. Una cosa che non facevo da secoli.
"Cioè, non puoi avermi scambiato per un cervo!"
Ridiamo insieme. È un momento bellissimo. Un momento di pausa dopo l'angoscia che ci siamo ritrovati a vivere all'improvviso. Da un momento all'altro.
Smettiamo di ridere. Guardiamo le fiamme.
"Ho visto che hai parecchio cibo. Dove lo hai preso?"
Bingo.
Come faccio a dirgli che l'ho preso nella dispensa dei suoi genitori?
"In uno dei bungalow"
Sembra essersela bevuta. Annuisce e torna a guardare le fiamme, con il solito sguardo perso.
Stiamo in silenzio. Osserviamo il buio. Il nulla. Con il solo scoppiettio del fuoco a darci compagnia.
Sembra parecchio triste. Questo cambiamento improvviso deve averla distrutta. Forse più di me.
"Matthew sai che probabilmente non usciremo mai di qui?"
Mi limito ad annuire. Non posso rispondere. Non si puo rispondere.
"Rimarremo qui fino a quando non moriremo. Soli. Lontani da casa. Non metterti in mente di poter uscire di qui."
Credo che abbia dannatamente ragione.
"Apparteniamo tutti a quest'ombra profonda adesso"
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deep shadow - a.g.
Pertualangan"Matthew Jason Cantrell. 15 anni. Denver, Colorado. Vita perfetta. Soldi. Feste. Una ragazza. Un viaggio. Un tragico incidente. Una fuga. Una nuova conoscenza. Lotta per la sopravvivenza. Perché niente e nessuno è come sembra se si tratta di affr...
