Capitolo 5.

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Rimanemmo tutti in silenzio per dei secondi che sembrarono infiniti.
Iniziai a dubitare dei miei stessi occhi e pensai – anzi, sperai – che fosse solamente un'allucinazione. Anche tutti gli altri Radurai però erano rimasti a fissare l'uomo con occhi sgranati. Nessuno riusciva a credere che quel tizio che era piombato lì – nel vero senso della parola – fosse reale.
Ci aveva colti completamente di sorpresa e c'era qualcosa di ridicolo in quello che aveva detto e nel modo in cui lo aveva fatto. Ma era lì, senza dubbio, ora ne ero certa.
Cosa voleva da noi? Voleva mangiarci o semplicemente torturarci per divertirsi?
Tuttavia non sembrava essere del tutto uno Spaccato. Insomma, a parte l'aspetto trasandato e il fatto che si fosse buttato dal terzo piano di un palazzo senza battere ciglio, sembrava aver mantenuto tutte le caratteristiche umane.

"Vi hanno tagliato la lingua?" chiese, con un sorriso che sembrava completamente fuori posto in quell'edificio fatiscente. "O avete solo paura degli Spaccati? Paura che vi mangiamo gli occhi? Mh, deliziosi. Non c'è niente di meglio di un bell'occhietto quando il mangiare scarseggia. Sa di uovo sodo."
Spalancai gli occhi. Okay, vuole decisamente mangiarci.
Mi guardai attorno per capire se qualcuno avesse intenzione di parlare oppure se ce la saremmo data a gambe da un momento all'altro. Magari gli altri pensavano di attaccarlo prima che l'inevitabile accadesse.
Tuttavia scartai per certo l'ultima opzione. Era impossibile che quell'uomo fosse da solo.
Anche se una malattia gli aveva mangiato il cervello, ero sicura che non fosse così stupido da mostrarsi a un gruppo di persone – anche se adolescenti – senza un esercito di alleati nascosti chissà dove.

Iniziai a guardare in alto e in giro per la stanza, motivata a trovare gli altri amichetti dello Spaccato di nome Jorge.
Mentre avevo il mento rivolto verso l'alto, un'altra voce rimbombò nella stanza. "Ammetti di essere uno Spaccato? Che sei un pazzo fottuto?"
Era Minho. Aveva riacquistato quel suo tono strafottente e sicuro.
"Ha appena detto che gli piace il sapore degli occhi." Questo era Frypan. "Direi che questo lo qualifica come pazzo."
Jorge rise, con un tono decisamente minaccioso. "Calma, calma, miei nuovi amici. Vi mangerei gli occhi solo se foste già morti. Chiaro, potrei aiutarvi in tal senso, se ce ne fosse bisogno. Ci siamo capiti?"
Abbassai lo sguardo e lo rivolsi verso di lui, per capire le sue intenzioni.

Ogni traccia di allegria sparì dal suo viso quando incrociò il mio sguardo, rimpiazzata da uno sguardo minaccioso. Quasi come se ci stesse sfidando. Quello sguardo fu poi sostituito da curiosità.
"Una sola ragazza?" chiese alzando un sopracciglio e muovendo un passo verso di me.
Sentii la mano di Newt afferrare la mia, quasi come per essere sicuro che Jorge non mi allontanasse dal gruppo.
Ci fu un lungo momento di silenzio. Poi Newt chiese: "In quanti siete qui?"
Era chiaro che voleva sviare l'argomento 'unica ragazza del gruppo' per distogliere l'attenzione dello Spaccato da me.
Jorge rivolse di colpo lo sguardo su Newt. "Quanti? Quanti Spaccati? Siamo tutti Spaccati da queste parti, hermano."

"Non è questo che intendevo e lo sai." rispose il biondino con tono deciso.
A quanto pare qualcuno è arrivato alle mie stesse conclusioni... Pensai rivolgendo di nuovo lo sguardo sul soffitto bucato e continuando a cercare.
Jorge cominciò a camminare per la stanza, passando sopra e attorno ai Radurai, osservandoci uno per uno mentre parlava. "Avete molto da imparare su come vanno le cose in questa città. Sugli Spaccati e sulla W.I.C.K.E.D., sul governo, sul perché ci hanno lasciato qui a marcire nella nostra malattia, a ucciderci l'un l'altro, a impazzire. Sul fatto che ci sono diversi livelli di Eruzione. E che per voi è troppo tardi: se non ce l'avete già ve la beccherete."

Jorge si fermò vicino a Minho con i piedi, poi ricominciò a parlare. "Ma non è cosi che andrà, comprende? Chi si trova in posizione di svantaggio parla per primo. Voglio sapere tutto di voi. Da dove venite, perché siete qui, qual è, nel nome di Dio, il vostro scopo. Adesso."
Minho fece una risatina pericolosamente sdegnosa. "Noi saremmo quelli in svantaggio?" Fece ruotare la testa in modo beffardo. "A meno che la tempesta di fulmini mi abbia fritto le retine, direi che noi siamo in tredici e tu sei uno. Forse dovresti cominciare tu a parlare."
Idiota. Pensai. Minho è un caspio di idiota.

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