Nelle due ore successive mi sforzai di non pensare a niente. All'inizio ero riuscita a resistere, ma poi tutta la tensione e il coraggio e la sensazione di vittoria svanirono mentre iniziavamo a compire meccanicamente le attività più normali: mangiare cibo caldo, bere qualcosa di fresco, ricevere cure mediche, farsi delle meravigliose lunghe docce e indossare dei vestiti puliti. Mentre tutto questo succedeva, mi resi conto della possibilità che stesse accadendo di nuovo. Nel senso... Che ci stessero tranquillizzando, per portarci lentamente verso un altro shock come quello che avevano subito quando ci avevano separato nei dormitori con una scusa banale, dopo che eravamo stati salvati dal Labirinto.
Ma, in fondo, cos'altro potevamo fare?
David e gli altri dello staff non ci minacciavano, non facevano nulla per far scattare un campanello d'allarme.
Mentre gli altri si gettavano come maiali sul cibo, io avevo preferito farmi prima una doccia. Mi sentivo ancora addosso l'appiccicume della Zona Bruciata e la puzza di morte. Dovevo lavarmi via non solo lo sporco e i cattivi odori, ma anche quelle brutte sensazioni e paure che si erano accumulate durante quella terribile e infinita avventura.
Non appena entrai sotto il getto dell'acqua tirai un sospiro di sollievo nel sentire che quella che mi stava piovendo addosso non era la pioggia bollente e acida della Zona Bruciata, né il sangue caldo di qualche mostruosa creatura o di qualche Spaccato e neanche la sabbia sporca e piena di robacce, ma semplicemente acqua. Pura e tiepida acqua.
Qualcosa di sano e incontaminato in un mondo sporco e oramai al termine del suo ciclo vitale.
In quegli istanti mi viziai come mai prima. Mi permisi di restare sotto quel getto tiepido per quasi mezz'ora, accarezzandomi la pelle ammorbidita dagli oli profumati che lo staff aveva messo a nostra disposizione e sorridendo come un'ebete ogni volta che realizzavo che ero al sicuro e potevo finalmente avere un po' di tempo per non fare niente.
Ora non si trattava più di sopravvivere, ma di vivere. Vivere la bellezza di non essere responsabile di altre vite, di non correre rischi, proprio come doveva essere vissuta l'adolescenza che ci avevano tolto.
Avrei voluto rimanere per sempre sotto quel getto tiepido, ma lentamente il mio stomaco iniziò a brontolare e decisi molto volentieri di placare il suo desiderio di cibo.
Rinfrescata e sazia, mi misi seduta su un divano che correva lungo la stretta sezione centrale della Berga – una grossa stanza piena di mobili marroncini mal assortiti.
Finora avevo evitato Stephen, ma adesso lui mi stava fissando con il suo solito sguardo indagatore, che ogni volta mi dava sempre più fastidio perché con una sola occhiata riusciva a rendermi nervosa, come nulla prima d'ora.
Il ragazzo se ne stava comodamente appoggiato alla parete opposta alla mia, con le braccia incrociate al petto, i muscoli in tensione come se fosse costantemente in allerta e pronto a scattare in ogni evenienza, mentre il suo viso era semplicemente calmo e – per la prima volta da quando l'avevo conosciuto – anche sereno.
Non appena incrociai il suo sguardo, lui fece scivolare le braccia sui fianchi e si incamminò verso di me, mettendosi poi a sedere al mio fianco. Nei giorni precedenti avrei tollerato la sua vicinanza, anzi, sarebbe stata una cosa quotidiana, normale, quasi piacevole, perché lui era entrato a far parte della mia vita così semplicemente da sbalordirmi. Ma dopo il suo comportamento strano e sbagliato, mi riusciva difficile stargli vicino e parlargli come se nulla fosse accaduto.
"Allora?" chiese lui alzando un sopracciglio.
"Allora, cosa?" risposi scocciata, lasciando scivolare la mia schiena contro il divano.
"Perché mi guardi come se ti avessi appena ucciso il gatto?" chiese rimanendo serio, nonostante la battuta insolita e assolutamente fuori luogo.
Mi sentivo ancora molto agitata a parlare con lui, nonostante avessimo legato parecchio quando ci eravamo trovati soli in mezzo al deserto popolato da pazzi assetati di sangue.
Ma misi tutto da parte perché non potevo fare altro. D'altronde non potevo evitarlo per sempre.
"A cosa stai pensando?" chiese alla fine lui, proponendo un'altra domanda.
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The Maze Runner - Survive
Fiksi Penggemar{Sequel di The Maze Runner - Remember} Il Labirinto e i viscidi Dolenti erano solo l'inizio di una serie di Test. La Fase del Labirinto è ormai terminata. Solo pochi sono sopravvissuti. Tuttavia tutti si ritrovano nelle mani della W.I.C.K.E.D. I Rad...
