L'aggeggio che Stephen aveva definito Berga, non sembrava decidersi ad atterrare definitivamente e se ne rimaneva lì sospeso a una quindicina di metri da terra, con il portellone spalancato, un'entrata simile a delle fauci aperte, con una luce calda all'interno. Lì, ad aspettarci c'erano delle figure confuse, con in mano delle pistole. Se quello – come diceva Stephen – era il vero Porto Sicuro, allora io ero la principessa delle fate. Quei tipi armati mi facevano venire la pelle d'oca anziché farmi sentire al sicuro.
"Forza!" gridò Stephen, afferrandomi per un braccio e tirandomi fuori dalla capsula. Non appena i miei piedi toccarono terra, mi voltai per aiutare Newt a uscire, ma con mia sorpresa venni tirata via, lontano dalla bara bianca.
Mi voltai di scatto verso Stephen – che nel frattempo aveva cominciato a correre verso la Berga, trascinandomi dietro di sé con la forza di un tornado infuriato – e puntai i piedi a terra nella speranza di riuscire e frenare la sua pazza maratona. "Fermati, Stephen! Che stai facendo?" gli gridai contro afferrando la sua mano stretta attorno al mio braccio. Cercai con tutte le forze di aprire le sue dita in modo da riuscire a sottrarmi da lui, ma con mia sorpresa lui si fermò e si girò verso di me con un'espressione accigliata.
"Che vuoi dire?" chiese stupito, come se non capisse di cosa stessi parlando. "Sto raggiungendo la Berga. Non credere che aspetteranno che saliremo tutti calmi e felici per poi partire. Ci manca poco tempo e quando scadrà, indipendentemente da chi c'è o non c'è sulla Berga, quei tipi voleranno via."
"Un motivo in più per fermarci a recuperare gli altri!" gli urlai contro. Anche se sapevo che Newt avrebbe potuto raggiungere la Berga da solo con Sonya – come tutti gli altri Radurai, del resto – non volevo rischiare di separarmi da lui un'altra volta, anche solo per un minuto.
"Oh, andiamo... Che te ne frega?" disse lui, con un tono tra il scocciato e il frettoloso. "Quelle facce di caspio ti hanno accusato di averli traditi quando invece gli stavi solo parando il culo!"
"Non parlare così di loro!" lo ammonii. "Sono miei amici e non li lascio qui!"
Diedi uno strattone al braccio, nella speranza di sfuggire dalla sua presa ferrea, ma più tiravo e più la sua morsa si stringeva, impedendo addirittura la circolazione del sangue.
"Non fare la stupida e vieni con me." propose lui, facendo sembrare la frase più come un'ordine o una minaccia. "Sono grandi e vaccinati. Possono farcela anche da soli."
"Ti ho detto di lasciarmi, Stephen." sibilai a denti stretti. "Ora."
"E andiamo! Fidati di me una buona volta!" gridò lui esasperato, riprendendo a camminare imperterrito, come se non avesse sentito una parola di ciò che gli avevo detto.
Mi impuntai nuovamente e gridai una frase che sapevo lo avrebbe fatto arrendere una volta per tutte: "L'ho già fatto tempo fa." spiegai. "Ed è stato un'errore."
Come previsto, Stephen si bloccò improvvisamente, ma non si voltò verso di me. Vidi la sua schiena irrigidirsi, le sue spalle sollevarsi in tensione e il suo collo rimanere dritto e teso come quello di una giraffa. La sua testa ebbe uno scatto, poi tutta la tensione sul suo corpo si sciolse, come se le sue ossa avessero ceduto improvvisamente, rompendosi l'una sopra l'altra. I muscoli sulla sua schiena e sulle sue braccia si rilassarono improvvisamente e vidi le sue scapole alzarsi e abbassarsi, come a segnare un profondo respiro.
Le dita della mano che era ancora appesa al mio braccio, si separarono lentamente, lasciando il sangue libero di defluire dalle mie vene. Feci un passo indietro e mi massaggiai il punto il cui la sua presa ferrea aveva solcato cinque profonde linee rosse.
Feci per andarmene da lui e tornare da Newt, ma all'improvviso sentii la sua voce rimbombare nella mia testa, più bassa e profonda di quella che ricordavo. "Ricordati chi sono i veri nemici."
Poi lo osservai correre verso la Berga, con un passo più affrettato di quello di prima.
Scossi la testa e raggiunsi Newt appena in tempo per aiutarlo a cavare Sonya dalla bara.
Stava facendo più fatica del solito per farla uscire di lì e quando mi misi ad aiutarlo, capii il perché: Sonya pesava. Non riuscii a capire se fosse perché aveva più muscoli di me o perché stavamo tirando su un peso praticamente morto dato che lei non accennava ad aiutarci. Era rimasta talmente scioccata da tutto quell'accaduto che a momenti si dimenticava di sbattere anche le palpebre degli occhi, o peggio: di respirare.
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The Maze Runner - Survive
Fiksi Penggemar{Sequel di The Maze Runner - Remember} Il Labirinto e i viscidi Dolenti erano solo l'inizio di una serie di Test. La Fase del Labirinto è ormai terminata. Solo pochi sono sopravvissuti. Tuttavia tutti si ritrovano nelle mani della W.I.C.K.E.D. I Rad...
