Da Avversari a Fratelli

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Eravamo rimasti solo io ed Albus seduti in quella panca in Sala Grande, il rumore degli studenti stava via via scemando visto che tutti si stavano dirigendo verso la loro prima ora di lezione, ovviamente, tutti tranne noi.


-Sono contenta che ti sia ripreso ma lasciatelo dire sembri un cadavere-


-Me ne sono accorto non appena Linda mi ha visto e ... com'è che ha detto? ... ah ... che assomigliavo alla carta dei libri che tanto amo-


-Un po' esagerato-


-No ha ragione e fa bene ad essere arrabbiata con me dopo quello che ho fatto-


-Non è stata colpa tua e lei lo sa bene-


-No, per quanto possa saperlo è normale che faccia fatica a perdonarmi ed è giusto che sia così- Albus si mise la testa fra le mani -Ho fatto del male alle persone a me più care, non importa se lo volessi o meno- con uno scatto si alzò e si diresse imperterrito verso la porta.


Riuscii a raggiungerlo nell'atrio e per bloccarlo mi misi davanti a lui.


-Non importa quello che è successo perché io ti ho perdonato, pure Scorpius e Linda se non lo ha ancora fatto è solo una questione di tempo perché alla fine lo farà anche lei-


-Lily è stato come in un incubo, per quanto odiassi Malfoy non mi sarei permesso di attaccarlo così apertamente, non avrei mai avuto la forza di ucciderlo, eppure non riuscivo a fermarmi, quello non ero io, non avevo il minimo controllo del mio corpo- la voce tremava, i pugni chiusi paralleli ai fianchi, lo sguardo immerso nel ricordo.


-E ora che cosa senti? Che cosa provi?-


-Vergogna per quel che ho fatto e per essermi sbagliato su Malfoy, ho visto come ti ha protetta e di come tu proteggevi lui e solo allora ho capito. Lily scusa-.


Feci un passo verso Albus.


-Albus non c'è bisogno che tu mi chieda ancora scusa, io ti ho già perdonato, dopotutto sei mio fratello. Ormai l'unica questione da risolvere è scoprire come quella pozione ti sia entrata in circolo-


-Sai l'ultima notte che sono stato in ospedale ho fatto un sogno strano, mi trovavo nella torre d'astronomia, era notte, mi piace andare lì quando ho bisogno di pensare. Stavo guardando le stelle quando qualcuno mi ha colpito alle spalle. Non ho perso subito conoscenza perché il mio aggressore mi ha dovuto colpire una seconda volta ma la vista era annebbiata e tutto quello che sono riuscito a scorgere è stato un cappuccio nero e un braccio bianco con all'interno un tatuaggio-


-Hai per caso capito che tipo di disegno fosse, potrebbe essere un dettaglio importante-


-No, so solo che era nero ed era sull'avanbraccio- lo vidi concentrarsi ma dopo le torture subite per espellere quella pozione il suo fisico era molto debilitato e ogni sforzo rischiava di affaticarlo troppo. I guaritori si erano pronunciati fiduciosi sul fatto che si sarebbe ripreso con il tempo o, almeno, lo speravano.


Mi avvicinai a lui e lo abbracciai.


-Non importa Al- dissi stringendolo ancora più forte -Mi sei mancato- dopo lo sconcerto iniziale anche lui si rilassò e contraccambiò l'abbraccio.


-Anche tu mi sei mancata Lily-


-Lo so- scherzai strappandogli uno sbuffo divertito. Il momento ebbe vita breve perché subito dopo la prima campana suonò segnando l'inizio delle lezioni e sottolineando il fatto che eravamo entrambi in ritardo.


Ci staccammo con il sorriso sulle labbra congedandoci non più come avversari ma come fratelli.



Le prime due ore erano finite e finalmente potevo uscire dal laboratorio di pozioni dove Malfoy senior aveva passato ogni secondo a guardarmi in cagnesco.


Stavo raccattando i libri quando entrò Scorpius, mi ero dimenticata che aveva pozioni l'ora successiva.


-Ma bene, vedo che i novelli sposini sono tornati- disse uno sprezzante Draco Malfoy.


-Buongiorno Draco- rispose Scorpius.


Ignorando completamente il figlio l'uomo continuò -Come sta mio nipote?- a quella domanda un brivido gelido mi attraversò la schiena, mettendomi in guardia.


-Non è più tuo nipote da quando io non sono tuo figlio-


-Che sciocchezze, non puoi impedirmi di vedere il sangue del mio sangue-


-Si che posso dopotutto sono suo padre-


-E io sua madre- aggiunsi sottolineando il tono di sfida.


In quel momento entrò in aula Zabini che subito si avvicinò con espressione preoccupata -Va tutto bene?- chiese.


-Si abbiamo finito- risposi io, mi volsi verso Scorpius e lo salutai per poi uscire in fretta da quella stanza. Di colpo quelle pareti si stavano facendo sempre più strette.


Il mio istinto urlava al pericolo mentre risalivo rapidamente le scale, qualcosa mi stava sfuggendo e più mi interrogavo più l'ansia s'ingigantiva.


Chi si credeva di essere quell'uomo? No, non gli avrei mai permesso di avvicinarsi ai miei figli.


La verità era che lì aveva menzionati solo per stuzzicarci, non gliene importava nulla e come prova c'era anche il fatto che non sapesse che erano due gemelli.


Non si sarebbe avvicinato a loro.


Era una promessa.



30/05


-Dai Phoenix, ti prego, fammi vedere i tuoi occhi- la supplicai.


Ero nella stanza dei gemelli, sulla sedia a dondolo, Leo dormiva tranquillo nel suo lettino al contrario della bambina che continuava ad agitarsi tra le mie braccia.


Scorpius era a letto, a partire dalla seconda sera avevamo stabilito dei turni e toccava a me alzarmi.


Era normale per i neonati durante le prime due o tre settimane tenere gli occhi chiusi ma devo ammettere che ero curiosissima, volevo sapere di che colore fossero.


-Dai ti prego- sussurrai dolcemente, lei si stiracchiò un po' per poi ricominciare a brontolare sommessamente.


Conoscendola sapevo che quei lamenti bassi sarebbero durati ben poco sostituendoli con strilli più acuti il che avrebbe rischiato di svegliare il fratello. Avevo poco tempo.


-Non è il pannolino, ho appena guardato ... ah ho capito che cosa vuoi- dopo aver adagiato la piccola sulle ginocchia mi tolsi velocemente la maglietta per poi iniziare ad allattarla.


-Hai proprio fame piccola mia- commentai guardandola mangiare.


Quando ebbe finito la sollevai per poi appoggiarla sulla spalla in attesa del ruttino. Lo fece poco dopo e delicatamente la posizionai nuovamente sulle mie ginocchia in modo da poterla vedere tutta.


Mi piaceva studiare i loro dettagli, dalle manine alla testa fino alle punte dei piedi, era incredibile quanto una persona potesse essere così piccola. In quel momento mi accorsi che la bimba mi stava fissando, i suoi occhi erano azzurri ma con dei riflessi verde smeraldo, lo spettacolo più bello che avessi mai visto.


-Grazie- sussurrai mentre la riprendevo tra le braccia stringendola al petto. La riportai nella sua culla a sinistra rispetto a quella del fratello, aspettai qualche secondo per sentire il suo respiro diventare sempre più lento e regolare per poi socchiudere la porta.


Mi ributtai nel mio letto esausta ma non riuscii ad addormentarmi subito, ero tormentata dal peso opprimente d'essermi dimenticata qualcosa.


Qualunque cosa fosse però quella notte non la trovai e alla fine il sonno ebbe la meglio sul mio corpo stanco.


Anche se la mente continuò nei sogni a vagare in cerca di risposte.





S.A. Eccoci qua, era da un po' che non mi facevo sentire ma l'estate mi ha assorbita più del previsto. La storia si sta avviando verso la conclusione spero che fino ad ora le vicende narrate siano state di vostro gradimento. Come sempre per qualunque chiarimento potete lasciare qualche commento.
Grazie

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