23. #(BEN)Tornato a casa.

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Non ho mai amato andare a scuola e non doverla più frequentare è stata quasi una liberazione. Se Solaya mi avesse scoperto, se si ricordasse di nuovo di me sarei nei guai, in grossi guai.
Quello che è successo.. ha cambiato tutte le carte in tavola.

In più tenermi lontano da quegli abomini non mi dispiace affatto. 

Sta diventando tutto troppo pericoloso. 

Mi siedo sul divano sorseggiando un bicchiere d'acqua, osservandolo. Una parte molto confusa di me desidera sapere che cosa ha lei di così speciale.. o terribile da esser perseguitata da quegli esseri. Se le dicessi chi sono davvero scatenerei le ire di James. Non posso bussare alla sue porta mi caccerebbe dopo due secondi, almeno credo.. oppure posso arrangiarmi come ho fatto fino ad ora.

Improvvisamente il bicchiere tra le mie mani va in mille pezzi.

Sono confuso.

Devo parlare con James, non ho molta scelta.

Non fatico a raggiungere casa sua, il mio adorato zietto lascia un'odore piuttosto inconfondibile per me. Per non parlare della sua donna umana, Mandy. 

L'odore della lupa mi annebbia ma so che non è in casa, non al momento almeno. Mi avvicino raccogliendo il coraggio che ho perso lungo il tragitto. È davvero una cattiva idea. Chiudo la mano destra a pugno e la batto due volte sulla porta di legno. «CHI È?» la voce inconfondibile di Mandy mi raggiunge subito. 

Sorrido appena. 
La porta si apre e per qualche istante la donna mi osserva da cima a fondo. I suoi occhi spaventati, quasi.. stupiti forse. Beh di certo non se l'aspettava. 

«Che mi venga un colpo!» si porta una mano alle labbra sorridendo. Non è cambiata affatto. «Samuel, dio mio sei proprio tu?» qualche istante dopo le sue braccia mi circondano. 

Quant'è che non ricevo un'abbraccio come questo? Da quando tua madre.. «Anche io sono contento di vederti Mandy.» 

«Vieni non star li sulla porta! È ancora casa tua!» ne dubito fortemente. «Grazie.» mi chiudo la porta alle spalle osservando come tutto è cambiato intorno a me. «Una tazza di the?» non l'ho mai voluta così tanto come ora. «Si, volentieri.» 
Mi osserva sedendosi sulla seggiola a qualche metro da me. «Allora come stai? Dove sei sparito in tutti questi anni?»

Non me la ricordavo così curiosa. «Sono stato.. in giro.» ammetto facendo spallucce. «Si, suppongo tu fossi occupato.» si rattrista leggermente. So che lei mi ha fatto da madre, non posso biasimarla per quello sguardo. «James?» distolgo la sua attenzione. 

«Oh è al Dipartimento come sempre. Sai, un caso più lungo del solito..» ridacchia. Saprà davvero cosa sta succedendo? O James le riempie la testa di stupidate? 

Me lo sono sempre chiesto: una persona normale, se sapesse di cosa è capace davvero, starebbe mai con lui!? Qualcuno starebbe mai con me?

«Se vuoi aspettarlo nel suo studio sali pure.» aggiunge sorridendomi dolcemente. 

Sorrido incamminandomi. Ricordo ogni singolo angolo di questa casa, mi trascino su per le scale, silenziosamente, come se non fossi davvero qua. 
Individuo subito l'ufficio di James, il suo odore è quasi stantio. Passa molto tempo li dentro.

La porta di legno è ancora massiccia come la ricordavo, spingo la maniglia e la sento cigolare esattamente come allora. Sorrido. Una reazione spontanea a dei bei ricordi. 
Due grandi poltrone fanno da padrone assolute nella stanza, in mezzo ad esse la scrivania di acero scuro. Le pareti dell'ufficio sono del solito colore, un beige che mi è sempre sembrato troppo sobrio anche se a catturare la mia attenzione sono le foto sparse sulle pareti. 

OLTRE OGNI CONFINEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora