26 Luglio 2015
Aris scese le scale e aprì il portone della villetta. Il sole splendeva caldo in quelle giornate di fine luglio. Fece qualche passo e vide Francesco seduto poco distante, su un muretto, ad aspettarlo.
Sentendo dei passi, lui si voltò, lo vide e gli corse incontro stringendolo forte. Aris rimase immobile, con le braccia distese sui fianchi, come se si sentisse soffocato da quella abbraccio. Lo allontanò con gentilezza, liberandosi dalla sua morsa e disse: "vieni" trascinandolo per il braccio verso un dondolo nel giardino.
Si sedettero uno accanto all'altro. Aris non disse una parola, Francesco si mise più vicino;
«Come stai?» incominciò lui per rompere il ghiaccio.
Aris che giocava con le mani a testa bassa, si sentì mancare il respiro; per la prima volta nella vita nutriva disagio e imbarazzo verso l'unica persona con cui non provò mai quella sensazione.
Alzò lo sguardo notando il viso stanco del fidanzato, gli occhi infossati e la barba di due giorni.
Non sapeva cosa rispondere.
«Non lo so» disse.
Francesco gli strinse la mano, Aris si sottrasse alla sua presa.
«Ascolta... io... non so che dire. Scusa. Scusami, non so cosa mi è preso. Ho fatto una cazzata e...»
«Dovevi pensarci prima» lo interruppe Aris incitato dalla forza della gelosia.
«H-Hai... ragione ma... guardami» gli afferrò dolcemente il mento con due dita alzandogli il viso. «Scusa» disse guardandolo negli occhi.
I suoi occhi erano così fragili; le sue pupille tremavano per quanto la sua anima fosse sofferente.
Era mortificato per quello che era successo.
«Io... Io non riesco» fece Aris abbassando lo sguardo di nuovo.
«Lo capisco. Prenditi tutto il tempo che vuoi. Ma ti assicuro che non mi sono mai sentito più in colpa in tutta la mia vita.»
Aris scrollò il capo.
«Non me ne faccio niente dei tuoi sensi di colpa. Io voglio sapere. Voglio sapere cosa hai...»
«Non è importante» lo interruppe.
«Certo che lo è! Mi fa male, Francesco. Mi fa un male cane. Come credi che stia a sapere che il mio fidanzato va a scoparsi qualche scappato di casa in giro? E in più, per te, "non è importante". E dove lo avete fatto, eh? Lo avete fatto...
«Non...» lo interruppe di nuovo Francesco.
«Lasciami finire!» urlò Aris. «Lo avete fatto in macchina o a casa sua? Lo hai scopato?» la sua voce era così fragile ed arrabbiata. «So che ti ho fatto sentire male ultimamente, so di non averti ascoltato e ti chiedo scusa, ma non credo di meritare tutto questo.»
«Ovvio che no, è stato... uno sbaglio» disse chiudendosi il viso fra le mani. «Meriti solo il meglio, Aris.» la sua voce si commosse.
«Lo vedo! Bel modo di dimostrarlo. Con una pugnalata mi avresti fanno meno male.»
Si studiarono in silenzio.
Aris lo fissava in cagnesco con gli occhi colmi di tristezza e scalpitava, su quel dondolo, scalpitava di rabbia.
«Non abbiamo scopato...» disse a bassa voce Francesco.
«Ah! Adesso inizi anche a dire balle? Giusto, giusto. Vi siete fatti le treccine a vicenda, no?»
Francesco lo guardò fisso negli occhi per dimostrargli che non stava mentendo.
«No, Aris. Lui mi ha... ci siamo baciati» disse.
«Tutto qui?» chiese Aris con tono inquisitivo.
«E... abbiamo ballato» ammise lui, colpevole.
Aris scrollò la testa e si mise in piedi davanti a lui.
«Come pensi che io possa crederti?» urlò.
«Devi, Aris. Non ti mentirei mai» sussurrò.
Non volle controbattere; si porto le mani alla testa, asciugandosi la fronte sudata. Si voltò di scatto.
«Okay. Vi siete baciati, avete ballato e poi?»
«Ho preso un taxi. Avevo bevuto troppo per guidare.»
Aris si sedette di nuovo, calmandosi all'apparenza.
«Perché Fra'? Perché?» chiese sconsolato, cercando di trattenere le lacrime.
Lui abbassò la testa. Tentò di dire qualcosa ma quelle parole gli si bloccarono in gola.
«Come posso fidarmi ancora di te? Io sono questo, Fra'. Sono questo, mi conosci. Non posso darti più di così e se a te non va bene, quella è la porta» disse alzando un braccio, indicando un punto qualunque. «Io voglio solo che tu sia felice, e se con me non lo sei, ti tengo aperta quella fottuta porta mentre esci» le sue guance si bagnarono. «Se non sei felice... vai.»
«Ma Aris... non è così. Anche io ti amo. Io non...»
«Sono stanco di sentirtelo dire» si alzò furibondo. «Voglio i fatti» corse via, a nascondere le sue lacrime.
«Sposami!» gli urlò dietro Francesco.
«Vuoi i Fatti? Sposami. Ho sbagliato ma ti prometto che le cose cambieranno. Ti prego, non ce la faccio senza te.»
Aris non si voltò. Rimase ad ascoltare ed entrò in casa, sbattendo la pota alle sue spalle.
Francesco cadde in ginocchio; si era lasciato scappare dalle mani la pietra più preziosa che avesse mai visto.
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Romance[COMPLETA] Amore, morte, dolore e cambiamento. Le linee guida della vita di un animo fragile, un ragazzo dolce che ha imparato ad amare e si è visto portare via, tutto d'un tratto, ciò che di più importante aveva al mondo. Un viaggio catartico, una...
