45.Bar

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Decidemmo di incontrarci, come sempre, sotto il bar di casa mia. Mentre attraversavo, controvento, una macchina mi passò di fianco e mi bagnò, imprecai soltanto. Non mi arrabbiai, anzi. Sapere che a breve avrei rivisto Giulio, mi rendeva felice. Camminai contro il vento che si ostinava a scompigliarmi la cresta che mi ero accuratamente sistemato, con tanto di gel e lacca. Mi sedetti nella prima sedia disponibile, non appena ebbi ordinato un caffè. Mi rilassai e mandai un messaggio al mio piccolo.

-Puffo, dove sei?-

-Sto venendo, aspetta altri dieci minuti.-

-Devi obbligatoriamente masturbarti? Non sei tu sennò-

-COS!? NO! STO ARRIVANDO. E poi preferisco che mi faccia urlare tu.-

Rimasi scioccato per l'ennesima volta, nell'assistere alla sua volgarità. Sorrisi, ma il mio sorriso si spense non appena mi ricordai di Massimo. Dovevo dire ad entrambi dell'altro.
Ero un bastardo, ma stare in quella situazione era bruttissimo. Da una parte avevo il mio migliore amico, con cui scopavo, senza provare nulla.
Poi, dall'altra c'era il mio piccolo baldracco, sempre eccitato.
Mentre scendeva dal taxi, pensavo solo a cosa avrei voluto fargli, e puff! Giò J. era sveglio e pronto a combattere. 
Fin quando non lo vidi camminare avvolto da tutti quei strati di vestiti, e con le guanciotte rosse. Lì, qualche altra cosa entrò in funzione. Non sapevo cosa fosse, ma ero come di gelatina. Mi salutò con un cenno della mano facendo cadere il telefono che aveva in mano. Si chinò per prendere il telefono, e lo zainetto, che probabilmente costava più del telefono, gli caddè. (Ricco di merda.)
Iniziai a ridere, ma quando cadendogli lo zaino, si aprì, svuotando il contenuto sul marciapiede, decisi di aiutarlo. Mi alzai e prima che il vento portasse via tutto, recuperai tutto mettendolo nello zaino ancora per terra mentre Giulio... Beh, Giulio era rimasto a fissare il suo telefono, nuovo, per vedere se ci fossero spaccature sullo schermo.
«Puffolo, ti amo, ma sei un puttano imbranato.»
«Mi ami?»
«Io, beh, non l'ho mai detto.»
«Giorgio lo hai appena fatto.»
«No, Ok, sono confuso.»
«Confuso per cosa? Mh? Io sono qui, tu pure. Cosa non va?»
«Non- Io non te lo posso spiegare.» Mi guardò deluso, e nel mio petto sentì tanti piccoli pezzi appuntiti, di cuore, trafiggermi. Ci avvicinammo al tavolo col mio caffè freddo, in silenzio.

«Comunque, sarò pure imbranato, ma sei tu il puttano.»

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*Come facciooo a resistere al richiamo del disagioooo?
Dopo tutto quello cha abbiamo passatooo insiemeeee!
No, Ok sono le 7:12 si gela qui fuori, alla fermata del bus.
Qui, fatto un nuovo amico: il palo.
Praticamente ero lì fuori, e io e la mia amica, abbiamo iniziato ad elogiarlo. E tipo, l'ho abbracciato. (No comment)
Ho anche una foto con lui, mentre lo abbraccio.
Però, era tipo troppo freddo.*

 Twitter; MoslowDove le storie prendono vita. Scoprilo ora