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23 - Faro oltre la nebbia

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C'è molta gente attorno alle tavolate del ristorante in cui la me del passato e Valerio sono entrati. Le lanternine verdi e rosse appese sul soffitto conferiscono un'aura misteriosa e al contempo intima all'interno di quello spazio per metà all'aperto e creano strani effetti sugli unici tavolini vuoti sparsi qua e là per l'ambiente.

«Quello è il nostro tavolo» afferma sicuro il ragazzo accanto alla mia ombra, indicando un posto per due in un angolo appartato. Sulla superficie ricoperta dalla tovaglia bianca, oltre alle usuali posate d'argento e i calici, ci sono anche dei fiori. Per l'esattezza, a sentire Stefano, le viole, i miei fiori preferiti.

«Di' la verità, come facevi a saperlo? Non ricordo di averti mai detto quali fossero i miei fiori preferiti» constata la me del passato, seguendo Valerio oltre la calca di gente attorno a loro. Al ragazzo bastano pochi gesti per farsi largo fra la fiumana di gente e portare con sé la ragazza.

«Ho i miei informatori». Ride, scoprendo l'incisivo un po' storto, l'unico dettaglio imperfetto in mezzo a tanta bellezza, ma la mia ombra non sembra proprio farci caso. Pare catturata del suo sguardo, persa in quel mare d'erba intrappolato nei suoi occhi e nient'altro. Potrebbe scoppiare una bomba, eppure sono sicura che il mio doppio non si muoverebbe da lì sino a quando non è Valerio ad andarsene. Glielo si legge in faccia.

«Uno di questi informatori ha per iniziale una S?» domanda la mia ombra, scuotendo la testa, mentre si accomoda con l'aiuto di Valerio, arrivato dietro di lei solo qualche istante prima. Non è arrabbiata, ma sono sicura di leggere sul suo viso un po' di curiosità.

«Non lo posso dire. È un segreto professionale» asserisce senza scomporsi. Si siede di fronte alla me del passato e intreccia le mani con le sue, fino a quando un cameriere schiarisce la voce per attirare la loro attenzione.

«In realtà sono stato proprio io» ammette Stefano con una risata prima che il signore davanti alla coppia continui a parlare e io gli rifilo, per scherzo, una gomitata, un po' come per dire: "Sapevo che dietro a tutto ciò non potevi esserci altri che tu". D'altronde, chi meglio di lui poteva conoscermi a tal punto da sapere questi dettagli?

«Cosa ordinate?» riprende la persona in divisa, dopo averli osservati scrutare il menù per qualche secondo. Entrambi, quando abbassano l'oggetto, sembrano sicuri di se stessi e ordinano antipasti di mare, spaghetti con le cozze come primo piatto e una frittura di paranza, il tutto accompagnato da un buon vino rosso.

«Come desiderate». Il cameriere china la testa e si dilegua sul retro, in direzione di una porticina nascosta nell'ombra a causa del cielo scuro.

«Sono contenta di essere qua» ammette la me stessa del passato e io stessa mi stupisco di quella schiettezza. Con Nunzia sono stata schiva da quando l'ho conosciuta e nemmeno con Antonio e Margherita mi sono mai aperta del tutto. Un simile atteggiamento mi sorprende. «Dopo tanto tempo passato a nasconderci ci voleva una bella serata all'aperto, in mezzo alla gente.»

«Però non lo abbiamo ancora detto ai tuoi» mi ricorda Valerio, compiendo dei piccoli cerchi sulle nocche della ragazza di fronte a lui. «Quindi non possiamo sbilanciarci più di tanto. I proprietari di questo posto mi conoscono e mi hanno rassicurato che nessuno verrà a sapere dalle loro bocche di questo appuntamento, ma niente mi rasserena sulla gente qua attorno. Sai quanto a loro piaccia chiacchierare.»

«Per loro io sono da Stefano, quindi non c'è alcun problema. Lui mi coprirà e potremo sempre dire che queste persone abbiano visto male» ipotizza la mia ombra senza agitarsi più del dovuto.

«Ho l'impressione di dovere al nostro angelo custode più di quanto in realtà voglia ammettere» dice, trattenendo a stento una risata. «Farò del mio meglio per ripagarlo, lo prometto. Ci sta dando un aiuto enorme. E pensare che non lo sopportavo nemmeno!»

«Solo perché pensavi di avere un rivale» replica la mia ombra nello stesso modo, «ma adesso sappiamo entrambi che è un pezzo di pane*1 . Farebbe qualsiasi cosa per me, pur di sapermi felice.»

«E io? Io non ti faccio contenta?» domanda a bruciapelo, ma il mio doppio non ha alcuna reazione spropositata e, anzi, gli riserva un sorriso dolce; uno di quelli che si è in grado di fare solo in presenza della persona che ami.

«A me sembra di poter arrivare al paradiso e, al contempo, stare con i piedi ancorati per terra, quando sono con te». Gli occhi le brillano, mentre pronuncia quelle parole, forse più di tutte le luci disposte sulla sua testa. Il carbone, da solo, non luccica, ma i suoi occhi emettono scintille solo nell'osservarlo. «Io ti vedo e non posso fare a meno di incurvare un sorriso. Anche quando ripenso ai mille litigi affrontati prima di arrivare qua. Bastano la tua sagoma, i tuoi occhi, il tuo sorriso e io posso davvero dire di avere tutto quanto. Il resto del mondo potrebbe sprofondare nell'oblio, ma io penserei solo a te.»

«Vieni con me». A un tratto Valerio si alza e tende la mano verso la ragazza. Le strattona con dolcezza il braccio e le indica l'uscita.

«Ma abbiamo ordinato! Non vorrai aver perso tutti quei soldi per niente!» protesta. Immagino stia pensando a quanto abbia speso solo per organizzare tutto quanto, ma lui non sembra curarsene.

«Non importa, adesso ho una cosa molto più urgente da fare e non posso più trattenermi» afferma, guadagnando, con lei, l'uscita del locale in tutta fretta, mentre il cameriere, dall'altra parte della sala, grida: «Signore, le sue portate!»

«Torniamo tra poco!» esclama lui di rimando, oltrepassando il cancelletto di ingresso sotto lo sguardo incuriosito di tutta la gente.

Il giovane conduce la mia ombra dietro l'edificio fatiscente e abbandonato a pochi passi dal ristorante e si affaccia dalla ringhiera sul mare con uno sguardo tutt'altro che preoccupato. «Mi basterebbe un tuo solo sì e io, adesso, urlerò al mare e al vento quanto ti amo.»

«Non penso di poter pretendere tanto». Il mio doppio sorride e si avvicina a lui. «Però, si può sempre fare qualcos'altro.»

Lui le prende il mento fra le dita della mano e incrocia lo sguardo della ragazza con il suo. Così come le iridi di lei, quelle di lui brillano con la stessa intensità, si aggrappano alle sue come un marinaio sperduto alle luci di un faro oltre la nebbia, sapendo che possono decretare la sua salvezza.

Le sue labbra si posano dapprima sul suo naso e poi scendono, con delicatezza, su quelle di lei, che si schiudono al suo solo tocco. Io, con il cuore in gola, accantonata in un angolo della scena e al contempo protagonista di essa, sento le lacrime farsi strada sul mio viso per la commozione.

*1 : È un pezzo di pane una persona molto buona.

SPAZIO DELL'AUTRICE:

E' un capitolo più lungo rispetto al normale, ma spero vi piaccia. 

Vorrei vi fosse chiara una cosa, a questo punto: lo avrete capito, magari, negli scorsi capitoli, ma è meglio ribadirlo. I primi ricordi appartengono ad anni passati, mentre questo, come gli ultimi che verranno, sono più recenti, più vicini e utili a spiegare cos'è successo prima della perdita di memoria. Per questioni logiche non ho potuto fare centomila ricordi diversi, ma ho preso i più "salienti", quelli in grado di far conoscere meglio i personaggi e di far capire i loro rapporti. 

Detto questo: Cosa ve ne pare del capitolo? Io lo trovo molto romantico e, niente, li amo tutti e due, ahahah. Stefano, poi, lo trovo un santo, eheh. Oltre a ciò, vi chiedo chi pensate stia aspettando Sol e Stefano! Vi posso solo dire che è un personaggio che avete già visto e nient'altro. Altrimenti sarebbe troppo facile. :D

E... nulla, lascio a voi le considerazioni finali!

Buona lettura!

Maria xxx

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