Adesso siamo tutti qua, dopo la messa, seduti sulla poltrona nel salotto di casa mia, a goderci questi attimi come se fossero gli ultimi. Li osservo tutti quanti: Stefano, con le mani intrecciate a quelle della sua compagna; Antonio e Margherita, con le iridi fisse le une in quelle dell'altra; il capitano, intento a fare battute con Ilenia e Valerio, i cui occhi sono puntati esclusivamente su di me. Ci sono persino Nunzia e la mamma, con gli sguardi vaghi, persi chissà in quale punto, ma pur sempre tranquille. Paiono essersi rassegnate a quanto avverrà da questo momento in poi.
Sembriamo tutti così felici. Se qualcuno dovesse vederci dall'esterno, proprio ora, mentre beviamo un semplice caffè, potrebbe pensare di avere davanti degli individui a cui la vita ha dato proprio tutto, ma in realtà, chiunque non abbia preso parte a questa storia o non abbia avuto modo di ascoltare le chiacchiere dei paesani, non sa delle nostre cicatrici.
Alcune sono visibili, come quella sul petto di Antonio dopo l'intervento o l'alone di un taglio sul braccio sinistro di Valerio, procuratogli, a suo dire, da uno degli inseguitori di papà. Altre, invece, sono nascoste dentro all'anima, lontane da chi non può comprenderle.
«Sarà dura andare avanti nei prossimi giorni» mormora Valerio, interrompendo i miei pensieri. Mi posa un bacio vicino all'orecchio e continua a sussurrare. «Sai quante persone ci fermeranno e ci chiederanno di raccontare tutto? E sarà sempre doloroso, affrontare tutto ciò, nonostante sia finita meglio di quanto potessi sperare.»
«Abbiamo superato tutto questo» replico con tono basso in risposta. Avvolgo le sue braccia attorno alla mia vita e poggio la testa sul suo petto, chiudendo gli occhi. «Possiamo riuscire a gestire una situazione simile. Non sarà più difficile di affrontare le verità di cui siamo a conoscenza adesso o fare i conti con i Guardiani.»
«A tale proposito» interviene il capitano, massaggiandosi una tempia, come se avesse un gran mal di testa, «qualcuno di voi ha mai scoperto da cosa avessero origine? Io, nonostante abbia cercato in lungo e in largo per internet da quando mi avete raccontato questa cosa, non sono mai riuscito a scoprirlo. Ho cercato qualcosa che gli appartenesse nei luoghi in cui li avete visti e sapete cos'ho trovato?»
«No, spara» replica Valerio con aria interessata. Anche gli altri, fino a quel momento persi nelle loro discussioni, volgono lo sguardo verso l'uomo in divisa, interessati come sono alla vicenda.
Il carabiniere tira fuori un biglietto e ce lo sventola davanti agli occhi. «Non scoprirete mai il nostro segreto» legge e a un tratto gli viene da ridere. «Ho provato a risalire a questa calligrafia, ma non sembra appartenere a nessuno correlato a voi. Chissà chi saranno davvero.»
«A questo punto non lo scopriremo mai». Stefano e Antonio fanno un mezzo sorrisetto, mentre Margherita si stringe nelle spalle. «Potrebbero essere una setta o chissà quale altra cosa, ma stando così le cose, non sapremo mai niente.»
«È così di grande importanza, saperlo?» domanda la mamma con tono dolce. Gli occhi castani sono spenti, ma non abbandonano quello sguardo tenero, tipico di una madre molto affezionata ai suoi piccoli.
«Sarebbe bello scoprirlo» rispondo e mi avvicino a lei per elargirle una carezza consolatoria sui capelli scuri, piena di affetto, «ma a questo punto, possiamo solo metterci una pietra sopra e andare avanti. Forse, un giorno, ne verremo a capo o forse no. Ora la cosa più importante è andare avanti.»
«E lo faremo assieme» afferma Nunzia, sorprendendo tutti quanti. Tende la mano verso la mamma e lei a sua volta la porge a Margherita. Ciò continua fino a quando il cerchio non è chiuso e gli sguardi non si incrociano. In questo momento, non posso fare a meno di pensare a quanto il ragionamento sottinteso della donna sia giusto. Adesso, le nostre vite sono intrecciate e qualunque cosa accadrà a uno di noi da questo momento in avanti, l'altro sarà sempre coinvolto, quindi ci ritroveremo sempre. Il nostro legame è, ormai, indissolubile...
... E lo sarà anche oltre il coma di cui sono prigioniera.
Buffo, vero? Questo sogno è stato l'ultimo regalo prima della fine, l'unica distrazione in queste ore buie a seguito dell'incidente. La mia mente ci ha provato a proteggermi dal dolore fisico, a oscurarlo con questa fantasia, ma ha fallito: ricordare chi amo non è stata un'ottima mossa, perché mi ha solo fatta soffrire di più.
Le ho riviste tutte quante le persone a cui sono legata, anche se in alcuni casi non nel modo in cui le conosco nella realtà e mi sono sentita scaldata dal loro tocco, dalle loro voci, seppure inconsistenti. Mi sono sempre chiesta cosa pensassero le persone intrappolate in questo stato di incoscienza, ma adesso che lo so, vorrei solo poter aggrapparmi alle parole di chi mormora attorno a me, urlare fino a farmi sentire, muovermi per riscoprirmi viva, ma non ci riesco.
Rimango immobile, rigida in questo lettino, circondata da tubicini e suoni che si affievoliscono a ogni giro concluso dalle lancette. Il soffio gelido della morte alita su di me e, per quanto mi sforzi, per quanto cerchi di guadagnare la superficie, non sono capace di tornare indietro. Questi sono i miei ultimi pensieri e, con essi, io precipito in un oblio senza fine.
SPAZIO DELL'AUTRICE:
Arrivano pomodori fra tre... due... uno...
Okay, ecco la battuta d'arresto finale. Sono stata crudele? Forse, ma era il finale giusto per questa storia. Sono accadute cose inspiegabili in questo romanzo: omini, chiavi di Sol, addirittura magie, servite per recuperare i documenti necessari e convincere il capitano della loro autenticità. Non potevano essere avvenimenti reali, non credete?
Non so se il mio intento di far sembrare il tutto il più realistico possibile prima della "confessione finale" sia riuscito, questa considerazione la lascio a voi, ma mi auguro che tutto il lavoro fatto finora vi sia piaciuto. Io ci ho messo anima e cuore in questo romanzo. Ho scelto di fare qualcosa di diverso dai miei soliti e prolissi scritti, di rendere omaggio a una città di cui nessuno sa niente e di valorizzare il nostro paese in qualche modo. Una parte delle mie paure per quanto riguarda il mondo della scrittura risiede qua, fra le righe che avete letto e sono felice di averle affrontate.
Lascio, come al solito, a voi i commenti. Io, intanto, tra poco carico i ringraziamenti. Non credete che io mi dimentichi di voi, eh! Non sia mai questo.
Vostra,
Maria xxx
STAI LEGGENDO
La chiave di Sol
Gizem / Gerilim(STORIA COMPLETA - PRIMA CLASSIFICATA NELLA CATEGORIA THRILLER DEL CONCORSO THE GIRLS, TERZA CLASSIFICATA NELLA CATEGORIA MISTERO DI ANIME DI CARTA) La chiave di violino rappresenta il mistero e al contempo la soluzione ai drammi di Sol. È l'unico...
