Confusa, inarco le sopracciglia e alzo il viso per incontrare quello del Guardiano, rimasto serio per tutto il tempo. Non ha fatto osservazioni, si è limitato a guardare con me, a osservare le mie reazioni e quelle delle persone al mio fianco, altrettanto spaesate e dubbiose, a giudicare dai loro sguardi.
«Prima di tutto, vorrei capire qual è questo famoso affare commerciale di cui Valerio ha parlato». Rompo il silenzio e sospiro per lasciar andare il peso che sento sul petto, mentre sposto alcune ciocche scure dietro le orecchie. «È davvero così grave da indurre mio padre a non credere in lui?»
«In realtà, no» ammette senza cambiare espressione, se non per qualche attimo, quando riesco a scorgere in quelle sfere bianche un barlume di comprensione, «ma tuo padre è un uomo davvero rigido e chiuso. Quando si è fatto un'idea di qualcuno, difficilmente riesce a cambiarla. Tuo padre è convinto, tutt'ora, che il genitore di Valerio gli abbia portato via dei clienti e diffamato la vostra impresa di famiglia. Per questo non riesce a perdonarlo.»
«Non ci posso credere». Emetto un verso stridulo, assomiglia quasi a un singhiozzo, ma cerco di ricompormi subito. La situazione è più assurda di quanto credessi. «Lo ha cacciato via di casa per una sciocchezza simile? Ma scherziamo? È una situazione inconcepibile! Siamo davvero a questi livelli? Ma guardate quanto è assurdo!»
«Non servirà a nulla arrabbiarsi così tanto» mormora Stefano. Si siede accanto a me e passa il braccio attorno alle mie spalle, come per confortarmi e mi guarda con gli occhi colmi di dispiacere; così come Antonio, che mi accarezza la testa con dolcezza. Per un attimo, nonostante i pericoli in cui potrebbero incorrere, sono felice della loro presenza qui. Mi regalano quel poco di serenità a cui tanto anelo. Fino a ora sono riuscita a controllare le mie reazioni come meglio ho potuto, ma adesso sono stanca di dubbi, di bugie, di verità mozzate. Vorrei solo poter sapere tutto quanto senza domandarmi se le loro parole siano vere o se qualcuno mi stia mentendo. «Presto riavrai indietro tutto quanto» aggiunge, come se avesse compreso i miei pensieri solo guardandomi negli occhi.
«Inoltre, abbiamo un altro piccolo mistero su cui fare luce, adesso» afferma l'omino, alzandosi in piedi. Mi porge la mano e io la afferro. È morbida come se fosse umana, ma è fredda, al pari dell'atteggiamento di mio padre o della corrente che mi procura i brividi lungo le braccia. Il clima è così freddo da provocarmi la pelle d'oca.
Annuisco e lo seguo attraverso le stanze: alcune lasciate in disordine, con i letti sfatti e i cassetti aperti e altre immobili, quasi intoccate, ricoperte da un sottile strato di polvere, fino ad arrivare a una botola posta sul soffitto. Finora non abbiamo ancora scovato la causa di quel fetore, quindi non ci resta che aprirla e scoprire se quell'olezzo nauseabondo viene da lì.
«Come entriamo? Non abbiamo la chiave» osservo, indicando la serratura, ma ciò non sembra affatto preoccupare i due uomini. Non si lasciano scoraggiare e riescono a recuperare una scala di acciaio dallo stanzino poco lontano da noi, per poi dare delle spallate, a turno, al pannello.
Poco dopo la porticina si apre e veniamo investiti da quello stesso odore schifoso che aleggia per tutta casa. Ci tappiamo il naso e ci issiamo all'interno dell'apertura, guardandoci attorno. La stanza versa in uno stato di completo abbandono: un tappeto di polvere ricopre le mattonelle, una volta, colorate di nero e rosso, così come è posato sui bauli e sugli scatoloni disseminati ovunque.
«Da dove credete possa venire...» inizio a dire, posando lo sguardo ovunque ed esplorando in ogni dove. A causa di tutti quegli acari, all'inizio, non sono riuscita a vedere cosa c'è per terra, in un angolo della soffitta, perché il bianco di quel lenzuolo si confonde con il resto. Mi avvicino con cautela e, quando riesco a capire cosa quel telo nasconde, caccio un urlo così forte da spaventare i miei accompagnatori.
«Cosa c'è?» Stefano mi corre subito vicino e rimane sgomento quanto me quando riconosce fattezze umane sotto il tessuto e le macchie scure lungo la sua superficie come sangue. «È un cadavere! Qui c'è un cadavere!» esclama, in preda al panico.
SPAZIO DELL'AUTRICE:
Forse era una cosa un po' scontata quella del cadavere, o forse no, però... a questo punto vorrei sapere di chi credete che sia! Immagino che quando vi verrà svelato il perché della sua presenza, il motivo della sua apparizione, rimarrete abbastanza confusi, perché c'è tutto un giro, dietro...
Nel prossimo capitolo vedrete l'ultimo dei ricordi di Sol, ma la storia non finisce con quello, perché ci saranno altre cose da scoprire fino alla fine! Immagino sappiate cosa potrebbe essere quell'ultimo ricordo e... fate attenzione! C'è un dettaglio presente all'inizio della storia che ritornerà e sarà chiaro il motivo per cui è stato menzionato. :D
Buona lettura, ragazzi. :*
Maria xxx
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La chiave di Sol
Mistero / Thriller(STORIA COMPLETA - PRIMA CLASSIFICATA NELLA CATEGORIA THRILLER DEL CONCORSO THE GIRLS, TERZA CLASSIFICATA NELLA CATEGORIA MISTERO DI ANIME DI CARTA) La chiave di violino rappresenta il mistero e al contempo la soluzione ai drammi di Sol. È l'unico...
