"I-io non so... a cosa ti stia riferendo" mormorai io insicura e totalmente presa alla sprovvista da quell'affermazione.
Una moltitudine di incertezze affollarono la mia mente, chiedendosi quando esattamente avessi commesso un innavertito passo falso che avesse fatto intuire a Louis la mia menzogna.
Forse il mio livello di recitazione era così pessimo da lasciar intravedere quello che cercavo di tener celato, o forse avevo erroneamente sottovalutato la perspicacia del ragazzo.
Mi sentii letteralmente presa dall'imbarazzo e dal panico. Non sapevo come comportarmi. Provare a far finta di niente, continuare la farsa e magari farlo desistere dalle sue supposizioni? Oppure arrendersi a quegli occhi azzurri e rivelare il copione che stavo tentando di seguire fedelmente?
"Abby..." mi richiamò lui, ma io non mi voltai. Non potevo cedere così facilmente, non potevo abbandonare il mio progetto, perché volevo proteggerlo.
E proteggere me stessa.
Perché per quanto potessi provare a nasconderlo persino a me stessa, sentivo la necessità di costruirmi una corazza per allontanare Louis. Non perché rappresentasse un pericolo da evitare, ma perché esercitava la stessa forza di una calamita dalla quale non riuscivo a scappare.
E quella sensazione di attrazione era prima di tutto un rischio, e poi la realizzazione di quella continuamente ricercata felicità.
Avvertivo, anche analizzando le varie emozioni che mi avevano travolto nel momento in cui ci eravamo trovati così vicini poco prima, l'illusione di un filo circondare ed unire le nostre anime.
Forse era una sensazione troppo avventata, probabilmente la mia era solo una romantica illusione da libro, ma per me era l'unico modo razionale per spiegare quella fatale attrazione che mi univa a Louis.
E sapere che quel legame non poteva davvero realizzarsi a causa della gelosia di Briana, dei pregiudizi e pettegolezzi che immaginavo sarebbero sorti, della mia paura di rovinare ciò che mi era stato così gentilmente donato, creò una sorta di scudo al mio cuore. E sperai che quest'ultimo, dopo svariati tentativi in cui provava a romperlo per poter anche solo guardare l'oggetto dei suoi desideri, presto dimenticasse la sensazione che provava quando si trovava vicino a Louis, quando lo sentiva parlare o ridere.
Forse dietro al progetto di salvaguardare la vita di Louis, di renderlo pienamente felice, si nascondeva il mio infimo, egoistico desiderio di voler salvaguardare il mio cuore, di non dover vederlo soffrire, perché sapevo che quell'attrazione platonica avrebbe solo comportato dolore.
Ma non avevo prestato abbastanza attenzione ad un particolare, ovvero che io potevo cercare di evitare Louis, potevo costringere la mia mente a non pensare a lui o il mio cuore a dimenticarlo, ma non avevo alcun potere decisionale su Louis stesso.
Ed era proprio per quel motivo che mi trovavo seduta accanto a lui su quella macchina, perché era stato lui a volerlo, a volermi lì con lui. Per chiarire.
Per sentirsi dire la verità.
Quella stessa verità che io gli stavo negando.
"Abby" mi richiamò lui, questa volta appoggiando una mano sul mio braccio ancora coperto dalla sua felpa.
Mi girai a guardarlo, soprattutto perché non mi pareva educato ignorarlo e adottare quel comportamento da bambina nei suoi confronti. Tuttavia non parlai, anche perché non sapevo cosa dire.
"Siamo arrivati" mi disse solamente, per poi aprire la portiera e scendere dalla vettura.
Io volsi di scatto il viso verso il finestrino, notando che la macchina si fosse fermata davanti all'entrata di vetro di un immenso edificio costruito in stile moderno.
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Daughter || L.T.
FanfictionAbby Hamilton. Una ragazza di 16 anni, orfana, con un passato malinconico. Ha vissuto per 12 anni nell orfanotrofio della città di Londra, fino a quando il famoso cantante degli One Direction, Harry Styles, non decide di adottare quella tenera, inno...
