POV's Michael
Passati quindici giorni, le guardie decisero di riportarci nelle nostre celle. In quei quindici giorni io e Becky non avevamo fatto altro che parlare e raccontare della nostra vita.
Avevo imparato molte cose su di lei, come, ad esempio, il suo colore preferito: il verde Tiffany. Mi aveva raccontato che quando era piccola, i suoi genitori la portarono in vacanza in Italia. Da lì se n'è innamorata.
"Se dovessi fuggire in un altro paese...andrei senz'altro in Italia. Mi piacerebbe vivere a Venezia." mi aveva detto. Ed io le avevo risposto che non c'ero mai stato in Italia, e le avevo chiesto di descrivermela.
"È un posto magico! Ogni giorno ti svegli con la consapevolezza che sarà una giornata splendida, persino con la pioggia! E poi c'è tanta storia impressa su quelle strade, così tanti monumenti da visitare e costruzioni da vedere! Il più bello è sicuramente il Colosseo..." e aveva continuato per almeno venti minuti. Ma non mi stancavo mai di ascoltare la sua voce e le sue parole che suonavano così poetiche.
Mi aveva parlato della sua vita prima dell'arresto, che si era appena laureata in letteratura inglese e che le sarebbe piaciuto partecipare ad un concorso per diventare insegnante. Da quasi tre anni, però, il suo sogno si era infranto...
"Quando usciremo da qui, ti porterò a Panama con me. Ti aiuterò a ricominciare, potrai realizzare il tuo sogno di diventare insegnate. Bisogna solo avere fede..." le avevo detto, e lei mi aveva ringraziato. Probabilmente era arrossita e aveva abbassato lo sguardo a terra.
Dio, avevo imparato a conoscerla così bene! Forse non sapevo tutto, ma una cosa la sapevo: è stata l'unica che è riuscita a farmi concentrare su qualcosa che non fosse il piano di fuga. Mi concentravo su di lei, sulla sua voce, sui suoi movimenti, sui suoi occhi verdi...sulle sue labbra.
Quelle labbra, santo cielo! Così morbide, così delicate...ogni volta gliele volevo baciare.
L'idea di tornare nella mia cella mi disgustava. Certo, non vedevo l'ora di mettere in atto il piano di fuga, di fuggire da qui e di salvare mio fratello dalla sedia elettrica...ma restare solo con Rebekah non mi era dispiaciuto affatto.
Mi sono innamorato di lei? L'amore era una grande cosa, mentre la nostra relazione era fatta di tanti piccoli attimi...attimi che però erano bastati per accendere in me un sentimento molto forte che non riuscivo a capire.
Forse avevo bisogno di qualche minuto in più con lei per capirlo. Forse mi serviva un suo gesto d'affetto, anche solo una carezza.
-
Entrai nella mia cella, e subito fui accolto da Sucre con un abbraccio.
<<Mancano pochi giorni all'evasione, e tu ti fai mettere in isolamento?>> mi disse, tirandomi una leggera scuzza.
<<Avevo una buona ragione per farlo.>> mi giustificai, strappando una pagina dal libro che tenevamo sul lavandino, ma che nessuno dei due aveva intenzione di leggere.
Presi una penna ed iniziai a scriverci sopra il messaggio che avrei fatto spedire a Becky.
<<Oh, lo sappiamo, Papi. Sappiamo tutto di te e della rossa.>> ammiccò.
Lui sapeva del bacio che c'era stato tra me e lei, era l'unico di cui mi fidavo e con cui sentivo di potermi confidare. Oltre a Lincoln, lui era l'unico a sapere i fatti miei.
Lo guardai male, ma fui smentito da un piccolo sorriso che non riuscii a mascherare. Me e Rebekah...io e lei... noi...cazzo se suonava bene!
<<Qualcuno si è preso una gran bella cotta, eh!>> continuò lui, appoggiandosi alla parete e incrociando le braccia al petto.
<<Smettila.>> lo intimai. <<Piuttosto, devi farmi un favore.>>
<<Qualsiasi cosa per te, Papi. A patto che c'entri con Rebekah.>>
Alzai gli occhi al cielo. Mi sembrava di essere tornato al liceo, quando avevo avuto la mia prima fidanzatina e i miei compagni non la smettevano di scherzare sulla nostra relazione.
Sucre era decisamente rimasto con la testa al liceo.
<<Devi dare questo a Lincoln durante l'ora d'aria.>> dissi, porgendogli la pagina che avevo piegato in modo da formare una gru. <<Io non potrò darglielo, sarò ad assicurarmi che il piano di fuga vada liscio come l'olio.>>
Lui annuì e si mise il pezzo di carta in tasca. <<E cosa ci deve fare con questo biglietto?>>
<<Dovrà darlo a Rebekah. Oggi hanno entrambi la visita in infermeria, quella di Lincoln segue subito quella di Rebekah. Sarà facile per lui riconoscerla.>> conclusi.
POV's Rebekah
<<Stai facendo progressi, vedo.>> disse la dottoressa Tancredi, scrivendo qualcosa sul suo quaderno. <<Vedo che hai iniziato a mangiare regolarmente ad ogni pasto, non salti neanche una porzione di cibo, e hai persino preso peso. Stai facendo passi avanti, Rebekah, sarai sicuramente fiera di te stessa.>>
<<È vero, lo sono.>> sì, ero fiera di me. Ma non avevo fatto tutto da sola. Michal mi aveva aiutata.
In quei quindici giorni mi era stato accanto più di quanto avessero fatto certe persone in tutti gli anni della mia vita. Eravamo divisi da un muro, eppure lo sentivo vicino.
Quando ci arrivavano i pasti ero talmente distratta dalla voce di Michael, che non mi accorgevo neanche che stavo mangiando. In tempo zero avevo finito tutto ciò che c'era sul vassoio. E non ero stata male.
<<Spero tu continui su questa strada.>> mi disse, ed era sincera. Lo si vedeva dal fatto che, mentre mi parlava, mi guardava dritta negli occhi.
<<Lo farò senz'altro.>> promisi.
<<Allora puoi andare. La visita è finita, ci vediamo tra due giorni.>>
Mi alzai dal lettino e senza pensarci due volte la abbracciai. Era un modo come un altro per ringraziarla di ciò che stava facendo per me.
Mi avviai alla porta, e la guardia che mi aveva scortato in infermeria si sbrigò subito a mettermi le manette.
In quel momento arrivò un detenuto con due agenti al suo fianco. Mentre si avvicinava, tenne i suoi occhi incollati a me, come se mi stesse studiando. È alto, con una corporatura massiccia ed uno sguardo a dir poco terrificante. Non so chi sia, ma sembra molto pericoloso.
Quando mi fu accanto, si fermò e vidi che con lo sguardo indicava verso il pavimento. Allora abbassai gli occhi, e notai che sotto la sua scarpa sinistra sbucava un pezzetto di carta.
Mi abbassai, e senza farmi vedere dalle guardie, mi sclacciai i lacci delle scarpe. Nel momento in cui l'uomo si spostò, prontamente afferrai il pezzo di carta, e me lo infilai in tasca.
La guardia mi prese dal braccio e mi trascinò via di peso per il corridoio. Mi voltai a guardare il detenuto, che appena mi vide girata, mi fece un cenno con la testa.
Quando fui nel cortile, mi appartai per non farmi trovare da Emma, e aprii il biglietto che sicuramente mi aveva mandato Michael. Lo capii da come aveva piegato quel pezzo di carta. Era una gru.
"Venerdì pomeriggio al solito posto."
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IMPORTANTE!!!
...domani parto e vado in vacanza per due settimane, e non mi sarà possibile aggiornare. Scriverò e porterò avanti la storia, così da poter pubblicare altri capitoli appena torno a casa...
Detto questo, vi lascio con un po' di ansia per la storia...non odiatemi😅
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A Little While - Prison Break
Aléatoire"La mia cliente afferma di essersi solo difesa." Era vero, mi ero difesa. Ma forse mi ero difesa nel modo sbagliato. Ma che altro avrei potuto fare? Se l'avessi solo cacciato, mi avrebbe fatto del male la volta dopo. "La vostra cliente è colpevole d...
