22. A Gun

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<<Michael, ci sei?>> domandò mio fratello, seduto e ammanettato accanto a me. Eravamo partiti da più di quindici minuti, e non avevo spiccicato nemmeno una parola.

Rebekah era nel furgone dietro al nostro, a pochi passi da noi...a pochi passi da me. Chissà dove stava andando, dove l'avessero trasferita. Forse il carcere in cui ci stavano scortando era misto, e Rebekah sarebbe venuta con noi. O semplicemente, quella era l'unica strada, e prima o poi ci saremmo divisi e mai più rivisti.

Faceva male saperla qui e non poter fare niente per aiutarla.

<<Sei troppo silenzioso, a cosa stai pensando?>> chiese Lincoln, abbassando la voce per non farci sentire dai poliziotti ai posti davanti.

Per un attimo fui tentato di rispondergli che non stavo pensando a niente, che ero solo stanco...ma avrebbe subito capito che stavo mentendo, quindi perché tenergli nascosto ciò che mi stava turbando così tanto?

<<Sei pentito? Di avermi aiutato, intendo.>> disse, precendendomi.

Scossi la testa. <<No, perché so che tu avresti fatto lo stesso per me. Non mi pento di quello che ho fatto, ma di come sono andate le cose.>> risposi. <<Ma non è solo questo che mi turba.>>

Con la coda dell'occhio lo vidi voltarsi verso di me. <<Che intendi?>>

Trassi un sospiro nervoso, cercando di sciogliere la tensione che avevo sulle spalle. <<Il furgone dietro di noi, quello uguale al nostro...prima ho visto Rebekah salirci dentro.>>

<<Rebekah? Dici sul serio oppure - >>

<<Dico sul serio, giuro di non essermela immaginata.>> sbottai, interrompendolo.
O almeno, speravo di non essermela immaginata...

<<Non sto dicendo questo. Dico solo che magari l'hai scambiata con qualcun'altra. La mente può giocare brutti scherzi, e lo sai.>>

Mi voltai verso di lui. <<Era lei, ne sono più che sicuro. Sono riuscito a vederla in faccia prima che chiudessero lo sportello.>>

Mi lasciai sprofondare sul sedile, portando la testa all'indietro per appoggiarla allo schienale. Chiusi gli occhi e iniziai a torturarmi le mani, gesto che facevo involontariamente quando ero nervoso o turbato.

<<Mi turba saperla così vicina, eppure così lontana...>> mormorai, più a me stesso che a lui.

Passarono diversi minuti nel silenzio più totale, in cui si sentivano solo le voci dei poliziotti che parlavano, o delle ruote della macchina che strisciavano svelte sulla strada.

Ogni tanto davo un'occhiata al furgone dietro di noi, solo per constatare che fosse sempre lì. Non aveva mai cambiato strada, sembrava quasi ci stesse seguendo.

<<Ma che succede?>> sentii esclamare dal poliziotto alla guida, poco prima di fermare il furgone.

Ci trovavamo in una galleria, e a quanto pare la strada era bloccata da un camion che aveva sbandato.

Il poliziotto alla guida scese per andare a controllare, ed ordinò al compagno di venire dietro con noi per controllarci. Guardai fuori dal finestrino, e vidi che anche Mahone era sceso a controllare cosa stesse succedendo.

Guardai alle mie spalle. Il furgone di Rebekah era privo di poliziotti, era stato lasciato incustodito.

<<Vado a controllare, voi non muovetevi.>> disse il poliziotto, dopo minuti interi che eravamo rimasti bloccati su quella strada.

Risposi alla sua battuta con un'alzata di sopracciglia, mentre mio fratello finse una risata.
Non muovetevi, disse il genio del male...

Appena quell'altro fu sceso dal furgone, i miei occhi caddero su qualcosa che luccicava sul sedile davanti al nostro, dove era seduto poco prima il poliziotto.

Le chiavi.

<<Lincoln, guarda.>> indicai il mazzo di chiavi con la testa. <<Se ci togliamo le manette...dove andiamo?>>

Mi voltai verso Lincoln, preso a guardare fuori alla ricerca di una qualche via di fuga, che poi si scoprì essere una porta proprio dietro di noi...accanto al furgone di Rebekah.

Scossi la testa. <<No, non può essere così facile. Pensaci un attimo: le chiavi accidentalmente lasciate lì, e la porta accidentalmente lasciata aperta.>>

<<È la nostra occasione.>>

<<È la loro occasione.>> precisai, opponendomi a quell'idea. <<Non possono ucciderci se non gli diamo un motivo per farlo.>>

<<Ora o mai più, Michael.>> continuò mio fratello. <<Stanno per spostare il camion.>>

Sospirai. <<Se scappiamo adesso, diamo loro il permesso di spararci in testa.>>

<<Restiamo e io sarò morto tra pochi giorni. Tu rinchiuso a vita, finché non riusciranno ad uccidere anche te. E credimi che lo faranno.>>

<<In prigione avremo ancora qualche giorno in più. Potremmo contattare Sara.>>

<<Non sappiamo dove sia Sara.>> sottolieneò lui. <<Potrebbe anche essere morta. Dobbiamo uscirne nell'unico modo possibile...e forse potrai salvare anche Rebekah, stavolta per davvero.>>

POV'S Rebekah
<<Che sta succedendo?>> domandai al secondino seduto davanti a me, appena vidi che ci eravamo fermati in mezzo alla strada, in una galleria.

<<Non lo so, vado a controllare. Te vedi di non fare cose stupide, o non mi farò problemi a spararti in testa.>> mi ammoní lui, mostrandomi la pistola che teneva appesa alla fondina.

Di tutta risposta gli mostrai i miei polsi ammanettati, che mi rendevano impossibili qualsiasi movimento.

Appoggiai la testa al finestrino, e chiusi gli occhi nella speranza di addormentarmi...cosa che avevo fatto per tutto il viaggio, ma con scarsi risultati.

In più ora c'era molto baccano, ed essendo in una galleria, le voci dei poliziotti rimbombavano ovunque. Non avevo speranze di addormentarmi.

Nel furgone ero rimasta da sola, e mi aggrappai a questa piccola gioia delle ultime quattro settimane...che erano state un vero e proprio inferno.

Ero stanca ma non riuscivo a dormire...esilarante, eh? Davvero divertente...

Per tutto il viaggio non avevo fatto altro che chiedermi cosa avrei trovato in quella comunità, e come mi sarei trovata. Speravo tanto che mi aiutassero a guarire, e che magari avrebbero messo una buona parola per me, così da avere uno sconto dei diciotto anni che mi rimanevano da passare in carcere. Mi bastava anche solo di uno o due anni...per me non avrebbe fatto nessuna differenza, ma almeno avrei passato meno anni in prigione.

Solo in quel momento vidi che al posto dov'era seduto prima il poliziotto, c'era qualcosa che luccicava.

Una pistola.

Una pistola carica.

Mi sporsi per prenderla, e solo quando ormai era nelle mie mani, capii dell'errore che avevo fatto.

Era sicuramente una trappola.

La pistola era stata lasciata lì apposta, ne ero sicura. Nessuno avrebbe lasciato un furgone completamente incustodito, con all'interno un detenuto con una pistola tra le mani.

No, era per forza una trappola.

Nascosi la pistola sotto al sedile quando sentii la portiera accanto a me aprirsi, così come quella al posto del passeggero.

La mia gola divenne secca tutta a un tratto quando vidi niente meno che Lincoln Burrows.

Il mio cuore perse molti battiti quando vidi Michael Scofield.
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Questo capitolo ci ho messo un po' a scriverlo, più che altro ci ho messo molto a capire come avrei potuto incastrare le mie idee nella serie, in modo che non cambiasse niente.
Detto questo, spero che vi sia piaciuto❤️
Secondo voi, cosa sceglierà di fare Rebekah?

A Little While - Prison BreakDove le storie prendono vita. Scoprilo ora