30. Run The Roadblock

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Okay, sì...sono stata assente per davvero troppo tempo...ma avevo seriamente troppe cose da fare, e in più ho avuto l'ennesimo blocco per la quale non sapevo come continuare la storia...
Ma sono tornata, e spero anche di non avere altri blocchi...
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Mi staccai da lui, abbassando lo sguardo. Riuscii a sentire i suoi occhi puntati su di me, mentre mi guardava dall'alto.

<<Che c'è?>> mi domandò a bassa voce, non avendo bisogno di usare un tono alto grazie alla nostra vicinanza.

Mi sentivo come se stessi sbagliando tutto, come se un peso mi fosse caduto sul petto e me lo avesse riempito di mille ansie.

Tra me e Michael continuava ad esserci un muro fin troppo alto per essere superato senza alcun aiuto. Avevo bisogno di sapere come avremmo potuto incontrarci sulla cima di questo muro.

<<La dottoressa Tancredi, lei...>> iniziai, ma non mi lasciò nemmeno continuare la frase che mi fece alzare il viso con una mano, in modo tale da guardarlo in quegli occhi limpidi che si ritrovava.

<<Ehi, no. Tra me e lei non c'è mai stato nulla.>>

Ma non mi bastava, il muro era ancora troppo alto da scalare.

<<Perché allora non riesco a crederti?>> dissi. <<Se tra voi non c'è mai stato nulla, allora perché è coinvolta anche lei in tutta questa storia?>>

Lo vidi chiudere gli occhi mentre sospirava, e poi continuò a parlare. <<Credevo di amarla.>>

<<Michael - >>

<<No, aspetta. Credevo di amarla perché ogni volta che avevo la visita in infermeria, non vedevo l'ora di andarci solamente per vederla nel suo camice bianco da dottoressa. Ma mi sbagliavo, Rebekah. Quello che provavo per lei era solo una stupida attrazione fisica, una semplice cotta...niente a che vedere con quello che provavo e che provo tutt'ora per te. Non mi interessava niente della visita in infermeria, perché sapevo che dopo ci sarebbe stata l'ora d'aria e che ti avrei vista. Non mi interessava di vedere la dottoressa...io volevo solo vedere te. Volevo te, voglio te e solo te. E me ne sono accorto troppo tardi, quando ormai ti avevo persa.>>

Le sue parole, arrivate al mio cuore come una freccia appena scoccata, mi fecero commuovere. Nessuno mi aveva mai parlato in un modo così sincero. Nemmeno i miei genitori.

Lo perdonai.

Non potevo fare altrimenti.

Io lo amavo.

Lo presi per le guance e mi avvicinai alle sue labbra, per poi baciarle. Volevo farglielo capire, volevo fargli capire che non mi avrebbe più persa...e sapevo che io non avrei più perso lui.

Improvvisamente fummo costretti a staccarci a causa di una scossa del pavimento, che ci fece perdere l'equilibrio e oscillare. Michael si voltò verso la porta, per poi uscire dal bagno con me dietro che lo seguivo.

Cosa stava succedendo...

<<C'è un posto di blocco.>> disse Lincoln, che si era affacciato dal vagone per vedere cosa avesse causato quel rallentamento del treno.

D'istinto mi voltai verso Michael, come a voler cercare conforto nel suo viso, che altro non era che una maschera di preoccupazione.

Non era previsto un posto di blocco, e non era previsto che il treno dovesse fermarsi...tutto stava andando di male in peggio.

<<Dobbiamo far sì che il treno non si fermi.>> disse Michael, per poi voltarsi verso Lincoln e fargli un cenno con la testa, che fu ricambiato dal fratello.

Lincoln uscì dal vagone e si arrampicò su una scaletta, per poi ritrovarsi sul tetto a correre fino al vagone principale.

Nel mentre noi passammo per un corridoio che ci avrebbe portati dritti al primo vagone, di cui porta ci fu aperta da Lincoln, il quale stava puntato una pistola contro il conducente.

<<Sfonda il blocco.>> ordinò Lincoln all'uomo, che prontamente si rifiutò.

<<No amico, non posso farlo.>> disse infatti.

<<Sfondalo!>>

All'ennesima richiesta, il macchinista spostò la leva di comando, impedendo al treno di fermarsi e di andare dritto contro il posto di blocco.

Vidi i poliziotti muovere le braccia per attirare l'attenzione del ferroviere, ma il treno si schiantò contro le macchine, e gli uomini si spostarono appena in tempo.

<<Adesso che facciamo?>> domandai, passando lo sguardo tra i due fratelli. Loro mi sembravano così sicuri di sé che provai un po' d'invidia nei loro confronti.

<<Prima della prossima stazione salteremo giù dal treno.>> rispose Lincoln, guardando davanti a sé.

<<Che cosa?!>> sbottai, spiazzata dalle sue parole. La sua idea geniale era quella di spiaccicarci sul terreno?! <<Così ci ammazzeremo!>> obiettai.

<<Lincoln ha ragione.>> disse Michael, e al che mi voltai verso di lui con un'espressione stupita in viso. Come poteva approvare un'idea simile? <<Sarà pieno di sbirri alla prossima stazione, non ci conviene rimanere su questo treno.>>

Non potevo permettere un simile gesto...avevo troppo da perdere...

<<E se non fossimo noi a saltare dal treno?>> tentai, guardando i due fratelli. <<E se qualcun altro saltasse al posto nostro, fingendosi noi?>>

Michael e Lincoln si guardarono negli occhi, come a voler prendere in considerazione la mia proposta...poi annuirono.

<<Così arriveremo a Chicago senza gli sbirri alle calcagna.>> fece notare Sara.

Sorrisi sollevata dall'idea di non dovermi buttare giù da un treno in corsa...non avrei perso niente.
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Allora friends, sto prendendo in considerazione alcune idee carine, di cui vi farò sapere a breve e di cui vorrò sapere anche voi cosa ne pensate...

A Little While - Prison BreakDove le storie prendono vita. Scoprilo ora