27. I Can't Be Cleared

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Scusate ancora, ma ho avuto dei seri problemi con la storia e non riuscivo a trovare le idee giuste per continuarla.
Finalmente e fortunatamente mi sono sbloccata e sono riuscita a scriverne uno, anche se non perfetto.
Spero vi piaccia comunque❤️
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Rimisi il telefono al suo posto, mettendo fine a quella chiamata.

Mi voltai verso Rebekah, e provai ad avvicinarmi a lei per spiegarle il perché delle mie azioni. Ma lei mi fulminò con lo sguardo.

<<Complimenti davvero, Scofield.>> disse, sputandomi addosso tutto l'odio che provava nei miei confronti. <<Così torneremo in prigione.>>

<<Non torneremo in prigione, te lo prometto.>>

<<Non me ne faccio niente delle tue promesse!>> mi urlò contro, spintonandomi dal petto appena feci un passo verso di lei. Gli altri si voltarono a fissarci, e Lincoln si alzò in piedi, pronto ad intervenire.

<<Abbiamo Steadman, Rebekah. Verremo scagionati.>> provai a spiegarle.

<<No, voi verrete scagionati!>> mi spinse di nuovo dal petto, stavolta con più forza, tanto da farmi sbattere contro il mobile dietro di me.
Lincoln corse subito in mio aiuto, afferrando la ragazza dalle braccia e allontanandola da me. La fece sedere sul letto, e le disse di calmarsi. Si voltò verso di me, con gli occhi pieni di lacrime. <<Ho ucciso una persona, Michael. Non ho commesso una rapina come te, non sono innocente come Lincoln. Non posso essere scagionata.>>

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Rebekah si era calmata grazie a Lincoln, ed io ero rimasto con un mal di schiena assurdo. Probabilmente avrei avuto un livido, ma me lo ero meritato. Per quanto mi faceva male ammetterlo, Rebekah aveva ragione. Lei non aveva nessun contatto con me e Lincoln, non aveva niente a che fare con il caso di Steadman. Ce l'avevo trascinata io in questa storia, anche se non c'entrava niente.

Vidi Steadman venirmi incontro, visibilmente agitato per quello che sarebbe successo di qui a poco. In realtà non era l'unico agitato, lo eravamo tutti quanti. Persino Kellerman lo era. E anche Lincoln era agitato, ma era riuscito a trovare una distrazione cercando di calmare Rebekah.

Steadman mi supplicò di non fare niente, ma gli risposi che ormai era troppo tardi, e che la Stampa non ci avrebbe messo molto a raggiungerci qui al Motel.

<<Potete mettere via le pistole.>> dissi.

Kellerman fece come avevo detto. <<Se qualcosa va storto, io non vi conosco.>>

<Tornerò a casa!>> se ne uscì Terrence, continuando a supplicarmi con lo sguardo. <<Sì, posso tornare a casa. Lasciatemi, vi prego. Me ne vado a casa.>>

<<Non puoi tornare a casa.>> gli dissi, interrompendo le sue implorazioni. <<Nessuno di noi può. Quindi rilassati e cerca di stare calmo.>>

Steadman si prese la testa fra le mani, tirandosi leggermente i capelli per lo stress.

<<D'accordo, d'accordo.>> farfugliò.

Lincoln si alzò dal suo posto, non prima di aver fatto un'ultima carezza a Rebekah, e si avvicinò a me, dando le spalle a Steadman. Capitò tutto molto in fretta, e Terrence riuscì a sfilare la pistola dai pantaloni di Lincoln.

Ce la puntò contro. <<Io vado via!>> il suo sguardo puntato soprattutto su Kellerman, che non aveva perso tempo a puntargli la pistola contro in nostra difesa.

L'unica che sembrava non essersi scomposta era Rebekah, che si era alzata in piedi e guardava Steadman con uno strano sguardo. Come se lo stesse...compatendo.

<<Terrence, non possiamo lasciartelo fare.>> dissi.

<<Ci serve solo che tu possa parlare, ti sparerò alle ginocchia.>> intervenne l'agente accanto a me.

<<Non mi sei mai piaciuto.>> gli disse Steadman. <<Non esiterò ad ammazzarti.>>

La situazione si stava facendo davvero complicata e assurda, non doveva andare così! Passai lo sguardo sugli altri due, in cerca di una possibile reazione. Ma nessuno osava muovere un muscolo. Nessuno...tranne Rebekah.

<<Terrence...ascoltami un attimo, okay?>> si avvicinò a lui lentamente, ed io d'istinto la afferrai per un polso per evitare che si avvicinasse troppo.

Se Steadman le avesse sparato, non me lo sarei mai perdonato...

<<So che sei spaventato da ciò che potrebbe succedere.>> iniziò a parlare. <<Guardaci, lo siamo anche noi. Tutti per lo stesso motivo, quello della prigione. Ma nessuno si merita tutta questa situazione che tu stesso hai creato. Io forse non sarò innocente, ma Lincoln sì. Una persona innocente non si merita tutto questo, non merita di morire per colpa di un altro, troppo spaventato per ammettere i suoi sbagli. Non sei stanco, Terrence? Non sei stanco di nasconderti, di vivere in questo modo? Questa non è vita!>>

Ci fu un momento di silenzio, accompagnato solo dai nostri respiri. Rebekah allungò una mano verso Steadman, come per farsi dare la pistola.

<<Ora basta, Terrence. Fai la cosa giusta e tutto questo finirà, non dovrai più nasconderti. Devi costituirti, devi dire alla Stampa la verità.>>

Altro silenzio.

Steadman fissò Rebakah intensamente negli occhi, e boccheggiò in cerca di qualcosa da dire. Ma "okay" fu la sua risposta.

La sua risposta prima di dire: <<Mi dispiace.>> e poi spararsi in testa.

Rebekah indietreggiò di molti passi, finendo poi per venirmi addosso. Si voltò e nascose il viso nel mio petto, scoppiando poi in lacrime. In un primo momento rimasi spiazzato dal suo gesto, ma poi la strinsi a me. Avrei preferito che le circostanze fossero ben differenti, e non un suicidio davanti ai nostri occhi.

Non avevamo più niente.

Avevamo solo il corpo di un uomo sconosciuto.

E la Stampa, insieme alla polizia, sarebbe arrivata in pochi istanti. Avevamo pochi minuti per andarcene, e dovevamo farlo subito.

Rebekah si staccò da me, tenendosi le mani davanti agli occhi e continuando a singhiozzare.

<<Non sono riuscita a convincerlo.>> mormorò tra i singhiozzi. <<Io non...non sono...>>

<<Ehi, ascoltami.>> le afferrai delicatamente i polsi e glieli abbassai, e lei cercò di voltare la testa. Glielo impedii posando una mano sulla sua guancia, per evitare che mettesse gli occhi sul cadavere di Steadman. Mi avvicinai al suo volto, in modo da averla vicino, e lei non si allontanò. Aveva bisogno di quel contatto quasi quanto ne avessi bisogno io. <<Tu hai fatto il possibile, okay? Troveremo il modo di uscire di qui, e stavolta te lo prometto davvero.>>

Lei annuì solo, ma senza guardarmi negli occhi nemmeno una volta. Era forse più straziante vedere lei ridotta in quello stato, che pensare al fatto che ormai non avevamo altro che un cadavere.

Eravamo davvero nella merda.
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Okay ragazzuoli belli, IMPORTANT!!
Non credo che riuscirò a postare moltissimo, e chiedo scusa sia per l'assenza che c'è stata e sia per quella che molto probabilmente ci sarà. Vi prometto che appena finita la scuola, tornerò a postare come si deve.

A Little While - Prison BreakLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora